Bruxelles, i servizi israeliani: gli attentatori non erano kamikaze. E sono vivi

Attentato BruxellesKhalid e Ibrahim El-Bakraoui, i due uomini identificati come gli autori dell’attentato all’Aeroporto di Bruxelles, non sarebbero morti suicidi nell’azione ma ancora vivi e in fuga. Lo riferisce l’agenzia d’informazione israeliana Debka, molto vicina ad ambienti d’intelligence, per i quali le varie tracce finora raccolte dagli inquirenti belgi metterebbero in discussione la versione dell’attacco kamikaze. Secondo le fonti citate da Debka, e riconducibili ad analisti dell’antiterrorismo di Israele, a provocare la strage non sono state cinture esplosive, bensì le valigie piene di tritolo (ben visibili dalle immagini del circuito interno dell’aeroporto) che i terroristi hanno lasciato davanti ai desk dell’American Airlines per farle esplodere a distanza poco dopo. A portare gli israeliani verso questa ipotesi sono stati i numerosi referti ospedalieri che hanno riscontrato sulle vittime dell’esplosione numerose ferite al ventre e agli arti inferiori: queste sarebbero incompatibili con una deflagrazione causata da una cintura esplosiva indossata da un kamikaze, che invece avrebbe dovuto  colpire soprattutto il torace e gli arti superiori di chi si trovava nelle vicinanze. Continua a leggere

La guerra verbale tra Israele e Turchia pone già fine allo “spirito di Parigi”

Bandiere di Turchia e IsraeleE’durato poco lo “spirito di Parigi”, giusto il tempo di mostrarsi alle telecamere alla Marche Republicaine in memoria delle vittime del terrorismo jihadista che il 7, l’8 e il 9 gennaio scorsi ha sconvolto la vita frenetica della capitale francese. Ed in effetti era da utopisti pensare che marciare insieme in ricordo dei giornalisti di Charlie Hebdo, dei clienti del supermercato kosher e dei poliziotti uccisi avrebbe potuto cancellare anni di tensioni e accuse tra i leader mondiali. Eppure, vedendo marciare uniti verso la medesima direzione il premier Benjamin Netanyahu, il presidente palestinese Abu Mazen e il premier turco Ahmet Davutoglu, chi non ha – anche se per un istante – pensato che in quel momento la Storia potesse cambiare? Ma si sa che le utopie esistono perchè esistono leader politici che le rendono tali. Continua a leggere

La Cecenia in piazza per l’Islam e contro le vignette di Charlie Hebdo

Moschea Kadyrov a Grozny (foto Artem Rusakovich)Centinaia di migliaia di persone, addirittura un milione secondo gli organizzatori, hanno invaso oggi le strade della capitale cecena Grozny in una manifestazione contro la pubblicazione dell’immagine di Maometto sulla rivista Charlie Hebdo. La manifestazione, denominata “Amore per il profeta Maometto”, è stata organizzata ufficialmente da esponenti religiosi della regione, anche se un ruolo centrale lo ha avuto il presidente ceceno Razman Kadyrov. I partecipanti, provenienti anche altre repubbliche del Caucaso russo, hanno però voluto prendere di netto le distanze dalle stragi che hanno sconvolto la Francia dieci giorni fa: “La violenza non è il metodo”, recitava uno degli slogan più gettonati dalla folla, riunita nei pressi del “Cuore della Cecenia” una delle più grandi moschee in Russia.
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Perchè l’idea di un asse anti-terrore tra Nato e Russia terrorizza Yatsenyuk

Arsenij YatsenyukLe 56 ore di morte, sangue e terrore che hanno sconvolto la Francia hanno lasciato l’Europa sgomenta e spaventata dal riapparire del fantasma del terrorismo islamico, eppure in Ucraina qualcuno non batte ciglio e continua a dar la caccia alle streghe. Il cacciatore è Arsenij Yatsenyuk, da novembre premier per volontà del popolo ucraino (e in precedenza, per volontà di qualcun altro), che all’indomani dell’assalto jihadista al settimanale satirico francese Charlie Hebdo, ha annunciato una sua terribile scoperta: gli hacker ucraini che di recente hanno violato la sicurezza informatica del governo tedesco sono al soldo di Mosca. Tanto da lasciarsi andare a suggerimenti che fanno tanto Movimento 5 Stelle: «I servizi russi la smettano di usare così i soldi dei contribuenti». Continua a leggere