Turchia e Ucraina, l’Asse del Mar Nero in chiave anti-Russia

Poroshenko con Erdogan (Facebook - Presidency of the Republic of Turkey))Rispettando in pieno il detto “Il nemico del mio nemico è mio amico”, nelle ultime settimane è andato aumentando il feeling tra i governi ucraino e turco, i cui rapporti con la Russia sono per entrambi ai minimi storici: il vertice tra Erdogan e Poroshenko di inizio marzo ha visto la firma di importanti accordi economici, riguardanti nello specifico la cooperazione in campo energetico e la vendita delle miniere di carbone ucraine alla Turchia. Ma quando il presidente ucraino ha ringraziato il suo omologo turco per essersi schierato a favore dell’integrità territoriale del suo Paese, la nascita ufficiale di una partnership politica e militare tra Ankara e Kiev contro il nemico comune Putin è divenuta palese. Il rovesciamento del presidente eletto Yanukovic con la rivolta di Euromaidan, è risaputo, ha portato Russia e Ucraina ad un braccio di ferro sul Donbass russofono, che però aveva avuto un prologo con la decisione della Crimea di staccarsi con un plebiscito da Kiev per diventare parte della Federazione Russa, evento che aveva suscitato non poche preoccupazioni ad Ankara per il rafforzamento della presenza militare-navale russa sulle rive del Mar Nero. Continua a leggere

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Ue-Russia, così il Parlamento Europeo getta benzina sul fuoco

Polonia ed UeCon 472 voti a favore e 79 contrari, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che vincola la revoca delle sanzioni alla Russia al ritorno della Crimea all’Ucraina. Il che vuol dire che per i nostri rappresentanti a Bruxelles e Strasburgo di ricostruire sani rapporti con Mosca non se ne parla proprio. Un bel viatico davvero per il vertice di Monaco della prossima settimana, in cui molti membri Ue intendevano affrontare il tema della revoca, o per lo meno dell’alleggerimento delle misure che da ormai due anni stanno danneggiando pesantemente le imprese europee con investimenti in Russia. Incluse quelle italiane, che hanno patito danni gravissimi dalla scelta -considerata da molti sbagliata – di muovere una guerra commerciale al Cremlino. Per giunta, per favorire una nazione, l’Ucraina, il cui peso economico – se paragonato alla Russia – è insignificante per l’Europa, ma il cui peso militare nei futuri assetti della NATO interessa molto gli Stati Uniti. E siccome la crisi ucraina ha subito assunto fattezze militari, in campo militare gli ordini non si discutono: fiat voluntas USA.
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Russia e Crimea un anno dopo: illecito internazionale o annessione legittima?

Bandiere russe in CrimeaÈ ormai trascorso un anno da quando il tricolore russo ha sostituito le bandiere gialloblu ucraine sul pennone più alto di Simferopoli, la capitale della Crimea fino ad allora sotto la sovranità di Kiev. Negli ultimi 365 giorni si sono susseguiti dibattiti, sono state esposte e confutate teorie a favore e contro il referendum con il quale il 97% dei Crimeani ha proclamato la propria indipendenza dall’Ucraina scegliendo l’annessione alla Federazione Russa. Ma a distanza di dodici mesi da quel 16 marzo 2014, l’amletico quesito se l’annessione russa della Crimea è stato un illecito internazionale oppure la massima applicazione del principio di autodeterminazione di un popolo sembra non trovare ancora risposta. Forse perchè entrambe le risposte sono corrette e sbagliate allo stesso tempo.  Fino al Settecento la Penisola era abitata in maggioranza da popolazioni tartare. Ma la massiccia emigrazione russa tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, e le successive purghe staliniane alla metà del Novecento le avevano ridotte ad una sparuta minoranza. Continua a leggere

L’errato approccio alla crisi ucraina che ha provocato l’escalation nel Donbass

Ukraine_EUIn attesa di capire se il piano di pace per l’Ucraina concordato a Minsk funzionerà o si risolverà in un nulla di fatto, è giocoforza in questi frangenti che si apra il dibattito su chi ha vinto e chi ha perso dalla crisi che ha insanguinato la repubblica ex sovietica nell’ultimo anno. È difficile parlare di vittoria quando di mezzo c’è una guerra che ha spezzato migliaia di vite umane, distrutto villaggi e città, ridotto in miseria intere comunità. Nella guerra d’Ucraina, comunque si concluda, ci hanno perso tutti, che siano essi combattenti, loro alleati e padrini politici. Non è una frase fatta, è realtà dei fatti. La prima a perderci è stata ovviamente la stessa Ucraina, intesa come comunità-Stato: divisa oggi come mai in passato, è destinata a diventare un nuovo Kosovo o una nuova Bosnia, ovvero un insieme di popoli che si detestano raccolti all’interno di comuni confini.
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