L’Osce smentisce Kiev: nessuno sconfinamento di veicoli militari russi

Il Quartier Generale dell'OsceLa missione Osce in Ucraina non ha registrato alcun recente movimento di veicoli militari russi attraverso i due varchi di confine sotto monitoraggio: sono gli stessi osservatori internazionali a ribadirlo in una nota. «Gli unici movimenti rilevati sui punti di confine “Donetsk” e “Gukovo” – si legge nel testo – sono quelli dei veicoli in dotazione delle truppe confinarie». Cadono così nel vuoto le ultime accuse alla Russia mosse dal Consiglio di Sicurezza dell’Ucraina, a proposito dell’invio di rinforzi ai ribelli dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, peraltro respinte seccamente da Mosca. «Le accuse mosse nei confronti della Russia sono assolutamente prive di fondamento, – aveva dichiarato ieri Igor Konashenkov, portavoce del Ministero della Difesa di Mosca – sono solo allucinazioni di quelli che vogliono una soluzione militare per il conflitto in Ucraina Orientale».
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L’Ucraina alla guerra per l’acqua: “A milioni rischiano la grande sete”

watertapNegli ultimi anni diversi studi militari hanno evidenziato come l’acqua può rappresentare un obiettivo strategico in caso di guerra: impedire l’approvvigionamento alla contendente equivale a privarla di una risorsa vitale, più preziosa delle fonti energetiche. Si è sempre ipotizzato che questo incubo potesse materializzarsi solo in Africa, o in aree dove comunque l’acqua non abbonda: invece, tutto questo rischia di avvenire, se non sta già accadendo, in Ucraina. Secondo l’Osce, i combattimenti nelle regioni orientali minacciano seriamente di lasciare senz’acqua la città di Donetsk, con conseguenze facilmente immaginabili per i quattro milioni di persone che vivono nell’area: gli osservatori inviati in missione dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa hanno infatti diffuso un allarme delle autorità locali, secondo le quali gli scontri armati nei dintorni di Slovjansk tra le truppe di Kiev e gli insorti avrebbero seriamente danneggiato la vicina stazione di adduzione di Semynovka. Continua a leggere

Giornalisti russi arrestati in Ucraina. L’Osce condanna: no alle intimidazioni

Attraverso una lettera indirizzata al ministro degli interni ucraino Avakov, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce) ha fermamente condannato la detenzione di due giornalisti della testata online russa Lifenews.ru per opera delle autorità ucraine, definendo “inaccettabili” i boicottaggi e le intimidazioni messe in atto contro gli operatori dei media in Ucraina. Nella missiva, il rappresentante Osce per la libertà d’informazione Dunja Mijatovic ha chiesto la scarcerazione dei giornalisti, arrestati domenica mentre si trovavano nell’Est del Paese, e l’apertura formale di un’inchiesta sull’accaduto. Mijatovic ha inoltre espresso rincrescimento per la vicenda che ha visto protagoniste le troupe televisive russe di Kanal 1, NTV, TVC e Zvezda, a cui nei giorni scorsi le autorità ucraine hanno negato l’ingresso nel Paese Continua a leggere

La Svizzera: impegno dell’Osce per un accordo sul Nagorno-Karabakh

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERALa Svizzera si impegnerà a sostenere i colloqui di pace per una soluzione pacifica all’annoso conflitto del Nagorno-Karabakh, durante la sua presidenza di turno dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Lo ha annunciato venerdì il ministro degli Esteri svizzero Didier Burkhalter durante un incontro con il suo omologo azero Elmar Mammadjarov, a latere del Consiglio dei ministri dell’Osce tenuto a Kiev il 5 e il 6 dicembre. Mammadjarov ha sottolineato che la riapertura dei negoziati passa attraverso un necessario ritiro delle forze armate armene dalla regione contesa, che si trova in territorio dell’Azerbaijan ma è rivendicata dall’Armenia fin dal 1988, quando ancora le due repubbliche facevano parte dell’Urss. La situazione nel Nagorno-Karabakh precipitò nell’estate 1991, all’indomani del fallito golpe contro Gorbaciov, origine di un effetto-domino che avrebbe portato di lì a pochi mesi alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Continua a leggere