Ue-Russia, così il Parlamento Europeo getta benzina sul fuoco

Polonia ed UeCon 472 voti a favore e 79 contrari, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che vincola la revoca delle sanzioni alla Russia al ritorno della Crimea all’Ucraina. Il che vuol dire che per i nostri rappresentanti a Bruxelles e Strasburgo di ricostruire sani rapporti con Mosca non se ne parla proprio. Un bel viatico davvero per il vertice di Monaco della prossima settimana, in cui molti membri Ue intendevano affrontare il tema della revoca, o per lo meno dell’alleggerimento delle misure che da ormai due anni stanno danneggiando pesantemente le imprese europee con investimenti in Russia. Incluse quelle italiane, che hanno patito danni gravissimi dalla scelta -considerata da molti sbagliata – di muovere una guerra commerciale al Cremlino. Per giunta, per favorire una nazione, l’Ucraina, il cui peso economico – se paragonato alla Russia – è insignificante per l’Europa, ma il cui peso militare nei futuri assetti della NATO interessa molto gli Stati Uniti. E siccome la crisi ucraina ha subito assunto fattezze militari, in campo militare gli ordini non si discutono: fiat voluntas USA.
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I senza-lavoro ucraini bussano alla porta dell’Unione Europea

EU-UkraineBruxelles ha promesso all’Ucraina di introdurre un regime di esenzione dal visto d’ingresso entro il 2016, anno in cui entrerà in vigore il tanto discusso Accordo di libero scambio tra Kiev e l’Ue, all’origine della crisi politica che due anni fa portò alla rivolta di Piazza Maidan e alla caduta di Viktor Yanukovic. I difficili negoziati sono iniziati oltre sette anni fa, da quando il governo filo-occidentale di Viktor Yushenko abolì i visti per i visitatori occidentali in Ucraina, nella speranza che l’Occidente avrebbe “ricambiato” la gentilezza. Poi però l’inconsistenza della Rivoluzione Arancione divenne palese come le sue false promesse, tanto che nel 2010 gli ucraini scelsero il russofono Viktor Yanukovic come nuovo presidente. E i negoziati con Bruxelles si fermarono. Quindi nel febbraio 2014 Yanukovic venne deposto, l’Ucraina venne riammessa al tavolo delle trattative, e obbligata ad avviare serie riforme economiche e sociali propedeutiche all’ingresso nell’Area di Libero Scambio con l’Ue, nella quale la libera circolazione delle persone non era inclusa. Continua a leggere

Bielorussia ed Ue alla ricerca di un “reset” nei loro rapporti

(PHOTO / VIKTOR DRACHEV)Le sanzioni alla Bielorussia, che l’Unione Europea aveva imposto nel 2011 dopo l’ondata di arresti seguita alle proteste di piazza contro il presidente Aleksandr Lukashenko, sono ufficialmente sospese per quattro mesi: entra infatti in vigore la decisione presa da Bruxelles all’indomani delle elezioni presidenziali di ottobre “in risposta alla liberazione di tutti i prigionieri politici avvenuta lo scorso 22 agosto e nel contesto del rafforzamento delle relazioni Ue-Bielorussia”. Qualcosa è cambiato? Forse sì, forse no. Cinque anni fa l’embargo europeo sarebbe dovuto servire per togliere terreno da sotto ai piedi di Lukashenko, nell’auspicio che la debolezza del Batka (il “piccolo padre”, come viene definito in patria) potesse agevolare un collasso del regime, ma tali aspettative sono andate deluse: Lukashenko è ancora là, sopravvissuto ad una terribile crisi valutaria nel 2010 e rafforzato nel 2014 dall’endorsement comunitario di “paciere” tra Russia e Ucraina, conferitogli nientemeno che da quella stessa Catherine Ashton che da Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione aveva fatto varare le sanzioni nei suoi confronti. Continua a leggere

Cosa accadrà se la Russia non adotterà più il codice bancario SWIFT

RubliLe nuove sanzioni contro la Russia che Usa e Ue stanno valutando potrebbero prevedere l’estromissione di Mosca dallo SWIFT, il codice identificativo di pagamento internazionale adottato praticamente da tutti gli operatori finanziari del globo. Gli effetti di una tale decisione, che gode dell’avallo del Parlamento Europeo, danneggerebbero certo gli operatori economici russi, ma le ripercussioni non risparmierebbero neppure la finanza mondiale: preoccupazione sui possibili sviluppi negativi è stata espressa perfino dal premier lettone Laimdota Straujuma, in qualità di presidente di turno dell’Unione Europea. E se la Lettonia, i cui rapporti con la Russia non sono certo dei migliori, è arrivata a mostrare perplessità su di una misura che nelle intenzioni dovrebbe assestare un colpo da k.o. alla barcollante economia russa, allora forse è il caso di ponderare bene il da farsi. Continua a leggere