Perchè l’affermazione di Yatsenyuk in Ucraina non è una buona notizia

barroso and yatsenyukA quanto pare, gli exit poll colpiscono ancora. Nel senso che i primi dati sulle elezioni parlamentari ucraine stanno ribaltando quanto diversi sondaggi avevano diffuso domenica sera: in testa nelle preferenze degli elettori dell’ex repubblica sovietica non sarebbe la coalizione moderata legata al presidente Petro Poroshenko, bensì il Fronte Popolare, lo schieramento nazionalista guidato dal premier Arseni Yatsenyuk. Se le proiezioni venissero confermate, Yatsenyuk si aggiudicherebbe la consultazione, assestando un bel colpo al suo alleato di governo Poroshenko e ridimensionandone non poco le aspirazioni di vero leader dell’Ucraina. E pensare che queste elezioni anticipate, che servivano a dare al Paese un nuovo potere legislativo che rispecchiasse l’Ucraina nata da Piazza Maidan Continua a leggere

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Sic transit gloria mundi: se l’Ucraina ora volta le spalle alla Timoshenko

Il paradosso ucraino si legge a chiare lettere all’ingresso del Consolato Generale di Napoli, dove sotto l’insegna scritta in ucraino, continuano a far bella mostra avvisi stampati rigorosamente in russo, lingua a cui il governo provvisorio insediatosi a Kiev a febbraio ha revocato lo status di ufficialità. Due lingue simbolo d’identità per due popoli, entro i confini nazionali e oltre: l’ostentazione delle differenze linguistiche era evidente già quattro anni fa, quando in questo moderno edificio vetrato al Centro Direzionale i cittadini ucraini residenti nel Sud Italia furono chiamati a scegliere tra l’ ucraina Yulia Timoshenko e il russo Viktor Yanukovic: in quella fredda domenica del febbraio 2010, molti ci dissero di aver scelto la bionda pasionaria della Rivoluzione Arancione, più perché incarnava lo spirito nazionale ucraino che per altro. Del resto, quella sua treccia posticcia sui capelli tinti apposta di biondo è stata per anni il suo messaggio elettorale più forte verso gli strati della popolazione più legati alle tradizioni culturali ucraine. Continua a leggere

Quanto vale il passato a Kiev: se in Ucraina Putin vota per la Timoshenko

Julija TimoshenkoAl termine della domenica di sangue a Slavjansk, dove un fallito blitz delle forze di sicurezza di Kiev ha portato alle stelle la tensione, c’è da domandarsi se la Russia potrebbe effettivamente intervenire militarmente in difesa degli indipendentisti dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk. Un’ipotesi ad ora improbabile, non per altro che per la mancanza effettiva di un casus belli: in Crimea Mosca ha motivato la sua azione per difendere i cittadini russi, mentre quelli di Donetsk sono ucraini russofoni, e non regge nemmeno il paragone con l’Abkhazia  del 2008, perchè allora il motivo scatenante dell’azione russa contro la Georgia fu un attacco contro militari russi in funzione di peacekeepers. Nell’immediato futuro Mosca invece propenderà per un sostegno implicito, ma neppure tanto, alla Repubblica di Donetsk come pure non lesinerà sforzo per intrufolarsi nelle elezioni presidenziali  del prossimo 25 maggio. Continua a leggere

Accordo Ue-Ucraina, Kiev si ritira dalle trattative: “Restiamo con Mosca”

Con una mossa clamorosa ma non del tutto inattesa, il governo ucraino ha deciso di non firmare l’accordo di associazione e libero scambio con l’Unione Europea, che avrebbe dovuto essere siglato il prossimo 28 novembre a Vilnius, in Lituania: lo ha annunciato oggi il governo di Kiev, motivando la decisione con il bisogno di consolidare le relazioni commerciali con la Russia e con la nascente Unione Doganale Centroasiatica, che avrà come membri anche Kazakhstan e Bielorussia. In precedenza, la Rada (il parlamento ucraino) aveva respinto una bozza di legge che avrebbe consentito all’ex premier Julija Timoshenko, attualmente in carcere per reati finanziari, di sottoporsi a cure mediche all’estero: una condizione che Bruxelles aveva posto come fondamentale per l’accesso dell’Ucraina all’area di libero scambio comunitaria. Continua a leggere