I Balcani occidentali sempre più divisi tra Unione europea e Turchia

balkan_sixIl vertice tra l’Ue e il gruppo dei Balkan Six (Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Albania, e Kosovo) che si apre domani a Sofia vive un vigilia tormentata: salvo cambiamenti dell’ultim’ora, il premier spagnolo Mariano Rajoy non parteciperà ai lavori, per protestare contro la presenza del Kosovo all’incontro. Madrid non ha mai riconosciuto l’autoproclamata indipendenza dell’ex provincia serba a maggioranza albanese, non tanto per una vicinanza con Belgrado quanto per mere esigenze interne, riguardanti in particolare le istanze secessioniste basche e catalane: proprio alla luce degli accadimenti di Barcellona degli ultimi mesi, Rajoy si recherà in Bulgaria solo per un incontro con le istituzioni locali ma non sarà presente al tavolo dei lavori. Quando l’interesse nazionale prevale su tutto. Un viatico non proprio incoraggiante per un vertice che invece si preannuncia delicato dal punto di vista geopolitico: l’Agenda dei lavori prevede incontri su temi quali la sicurezza comune, le migrazioni e le relazioni bilaterali in ottica di un futuro allargamento dell’Unione a questi Paesi, alcuni dei quali sono già in fase di pre-adesione. Ma sui quali incombe l’ombra della Turchia neo-ottomana di Recep Tayyip Erdogan. Continua a leggere

L’isolamento del Qatar è collegabile al viaggio di Trump in Arabia Saudita?

(Foto: Wikicommons/J.Hamza)Il Qatar è stato isolato dalle nazioni confinanti. Diplomaticamente e politicamente. Il Bahrain, seguito da Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno annunciato oggi la improvvisa rottura delle relazioni diplomatiche con Doha, accusata di utilizzare il terrorismo islamico per destabilizzare i paesi confinanti. Una motivazione-shock, se consideriamo che chi oggi sposa le fonti di intelligence che indicano il piccolo emirato come uno dei principali finanziatori dell’ISIS, fino a ieri gli era politicamente, finanziariamente e militarmente vicino. Qualcosa è cambiato dunque, e a questo punto non si può fare a meno di ipotizzare che una simile svolta si colleghi con il recente viaggio di Donald Trump in Arabia Saudita e al colossale accordo di fornitura militare con cui de facto gli USA hanno appaltato a Riyadh il ruolo di gendarme del Golfo Persico.

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L’ombra di Al Nusra dietro l’omicidio dell’ambasciatore russo in Turchia

Il poliziotto-killer (Foto Twitter/Trabzonajans)Mevlut Mert Altintas, il poliziotto ventidueenne che ieri ad Ankara sera ha assassinato l’ambasciatore russo Andrej Karlov, sarebbe un militante di Al Nusra, il braccio siriano di Al Qaeda sostenuto per anni dall’Arabia Saudita e dalla stessa Turchia nella sua guerra contro Bashar al-Assad. Lo riferisce l’agenzia di stampa israeliana Debka, ritenuta molto vicina ai servizi di sicurezza di Gerusalemme: la chiave di volta è in una frase urlata dall’uomo subito dopo la sparatoria («Abbiamo giurato di morire da martiri, è la vendetta per la Siria e per Aleppo!»), che proverrebbe da una preghiera araba usata dai militanti di Al Nusra come inno di battaglia. Altinas faceva parte delle unità antisommossa della polizia turca, e ciò va a toccare il nervo scoperto degli ambigui rapporti avuti fino a ieri tra il governo turco e le forze islamiste protagoniste della lunga stagione di sangue in Siria: ora la domanda è se le forze speciali turche sono state infiltrate da Al Nusra, oppure se è la stessa organizzazione jihadista siriana ad aver disposto per anni di milizie paramilitari gentilmente fornite da Recep Tayyip Erdogan per abbattere l’odiato Assad. Continua a leggere

Russia e Turchia: i motivi del repentino riavvicinamento

Russia_Turkey_FlagsIl golpe della scorsa settimana in Turchia è fallito forse per via di una “soffiata” russa all’intelligence di Ankara: media arabi ed iraniani citano anonime fonti diplomatiche turche, secondo le quali il presidente Recep Tayyip Erdogan sarebbe stato informato dai servizi di Mosca dell’imminenza di un colpo di Stato per mano dell’esercito, poche ore prima che effettivamente avesse luogo. Comunicazioni-radio tra alti vertici militari sarebbero state intercettate e decodificate da una stazione di ascolto russa non identificata: potrebbe tuttavia trattarsi di quella dislocata dal GRU (il servizio segreto militare russo) nella vicina Siria, presso la base militare di Hmeimim, dove da settembre sono di stanza i Sukhoj di Mosca impegnati nella lotta contro lo Stato islamico. Il barometro delle relazioni tra Ankara e Mosca, dopo mesi tumultuosi seguiti all’abbattimento di un bombardiere russo da parte di due caccia turchi al confine con turco-siriano, da alcune settimane sembra – un po’a sorpresa – essersi assestato sul bello: Erdogan si è scusato dicendosi pronto a risarcire le vittime dell’incidente, e un vertice a Mosca con Vladimir Putin è stato fissato in agenda per inizio agosto. Continua a leggere