La Grecia contro l’Albania: la nuova Piazza Skanderbeg fomenta l’irredentismo

Piazza Skanderbeg a Tirana (foto G.Onuzi)Forse non esiste un precedente storico in cui dei lavori di riqualificazione e abbellimento urbano si trasformano in un caso diplomatico: è ciò che sta accadendo in questi giorni tra la Grecia e l’Albania a causa del rifacimento della storica Piazza Skanderbeg di Tirana. Attraverso un comunicato emesso lunedì scorso, il Ministero degli Esteri di Atene ha denunciato la «natura irredentista e provocatoria» del progetto che ha dato un nuovo look al cuore della capitale albanese: a fare infuriare il governo greco è stata la nuova pavimentazione della piazza, costituita con pietra estratta in varie aree dei Balcani a maggioranza o di cultura albanese, inclusa la città greca di Filiates (o Filiat, come scritto sulla piastrella), nell’Epiro (o Chameria, come la chiamano gli abitanti locali di lingua albanese): «Quelle pietre – si legge nel comunicato -, che riportano bene in evidenza il territorio da dove provengono, costituiscono un’opera che simboleggia in modo chiaro l’ “unità dei territori albanesi” e sono chiaramente un’azione che coltiva ed esalta l’irredentismo». Continua a leggere

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Attenti alla Macedonia: può incendiare di nuovo i Balcani

Nikola_GruevskiDistratti come siamo dalle minacce incrociate tra USA e Nord Corea, dalla crisi politica in Venezuela e dall’imminente ballottaggio in Francia, non ci siamo accorti che ad una manciata di chilometri dai nostri confini, in Macedonia, si è innescata una bomba ad orologeria che può scatenare una nuova guerra nei Balcani. Non va sottovalutata la crisi istituzionale che ormai avvinghia l’ex repubblica jugoslava (unica con il Montenegro a essersi resa indipendente senza colpo ferire), soprattutto perché pone le sue radici in una tensione etnica tra slavi e albanesi che da quelle parti fa rima con tragedia: troppe le similitudini con quanto accadde in Kosovo negli anni Novanta per dormire sonni quieti. La minoranza etnica albanese (circa il 20 per cento della popolazione macedone) è cresciuta in fatto di numeri e soprattutto di potere, tanto da disporre oggi in Parlamento di una piattaforma politica composta dai tre principali partiti albanesi (Unione Democratica per l’integrazione, Movimento Besa e Alleanza per gli Albanesi), che rappresentano la terza forza politica nel paese balcanico dopo il Partito Democratico Macedone (VMRO-DPMNE) e l’Unione Socialdemocratica (SDSM), che alle elezioni dello scorso dicembre non sono riuscite ad ottenere una maggioranza assoluta di seggi. Le elezioni erano state convocate nell’autunno 2016 al termine di una lunga stagione di proteste di piazza sostenute dai Socialdemocratici di Zoran Zaev e dagli albanesi contro il governo del VMRO-DPMNE di Nikola Gruevskij (foto), iniziata nel maggio 2015 nella cittadina a maggioranza albanese di Kumanovo, quando un gruppo di miliziani provenienti dal Kosovo aveva provocato una sommossa contro il governo di Skopje, poi repressa dalle forze di sicurezza macedoni.

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Crisi politica in Macedonia: rivoluzione colorata dietro l’angolo?

Bandiera della MacedoniaMigliaia di manifestanti anti-governativi hanno riempito domenica le strade di Skopje, capitale della Macedonia, chiedendo le dimissioni del Primo Ministro Nikola Gruevski: sotto la spinta dell’Unione Socialista Democratica della Macedonia (Usdm), il principale partito di opposizione del Paese, almeno ventimila persone si sono radunate fuori dal Palazzo del Governo, da dove hanno chiesto ripetutamente le dimissioni del premier, mentre un maxi-schermo installato sulla piazza ha mostrato immagini di cittadini macedoni che si lamentavano degli alti livelli di disoccupazione e della corruzione, e di esponenti dell’opposizione che criticavano il governo per la sua inefficacia nel risolvere questi problemi. Parlando ai manifestanti, il leader della Usdm Zoran Zaev ha promesso che la protesta andrà avanti fino a quando il Primo Ministro  non risponderà alle richieste della piazza, dimettendosi. «Se Gruevski non se ne andrà, la Macedonia vedrà la guerra, come in Ucraina», ha poi minacciato il capo dell’opposizione. Continua a leggere

Se l’annessione del Kosovo è un obiettivo che per l’Albania vale sempre

Il Kosovo e l’Albania continuano a perseguire il medesimo obiettivo, ovvero quello di ricomporre la diaspora albanese attraverso l’unificazione in un solo Stato, la Grande Albania, sotto le bandiere dell’Unione Europea: gira intorno a questo concetto l’intervista rilasciata la scorsa settimana dal premier albanese Edi Rama all’emittente kosovara Klan Kosova. Un’intervista che ha fatto molto discutere, poichè Tirana è un membro candidato all’ingresso nell’Unione Europea ma i toni usati da Rama sono stati molto critici proprio verso Bruxelles, accusata di essere troppo prudente nel dare il suo sostegno all’annessione dell’ex provincia secessionista serba. «L’unificazione degli albanesi di Albania e Kosovo è qualcosa di inevitabile e indiscutibile. – ha ribadito Rama – La questione è come realizzarla: accadrà nel contesto dell’Ue come un processo naturale e accettato da tutti, o accadrà invece come reazione alla cecità e al lassismo dell’Europa». Continua a leggere