Sasha Zavarov e il “gran rifiuto” delle armi che ha spiazzato Kiev

Aleksandr Zavarov (Foto © JUHA TAMMINEN)Ricordate Max Von Sydow e Michael Caine che nel bellissimo Fuga per la Vittoria interpretavano due calciatori degli anni Trenta ritrovatisi in guerra su fronti nemici? Un qualcosa di simile potrebbe accadere in Ucraina: la Federazione calcistica ucraina (FFU) ha comunicato la scorsa settimana che 89 dei suoi tesserati, in congedo militare temporaneo, sono stati richiamati nell’esercito dopo che il governo di Kiev ha deciso la mobilitazione dei riservisti per fronteggiare i successi dei ribelli dell’Est. E se ha fatto una certa sorpresa scoprire che uno dei nomi è quello di Aleksandr Zavarov, stella del calcio sovietico negli Anni Ottanta con un trascoso anche nelle file della Juventus, ha fatto maggiormente scalpore il fatto che Zavarov, nato nella russofona Lugansk 53 anni fa, ha dichiarato di non aver la minima intenzione di rispondere alla chiamata alle armi: «Non combatterò mai dove i miei familiari e i miei figli vivono, e dove i miei genitori sono sepolti», ha dichiarato l’ex numero dieci dell’Urss, oggi vice CT della nazionale di calcio ucraina. «Voglio soltanto la pace».
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Stoltenberg, la NATO e un misterioso nome in codice a Mosca

Stoltenberg_MedvedevSubito una precisazione: la notizia è vecchia di quasi 15 anni. Ma è riemersa prepotentemente dopo che Jens Stoltenberg, ex premier norvegese, è diventato pochi giorni fa il numero uno dell’Alleanza Atlantica: all’inizio degli anni Novanta il neo-Segretario Generale della NATO avrebbe avuto rapporti con il KGB. «Nei primi anni Novanta, Jens Stoltenberg ebbe contatti con un ufficiale del KGB, nei cui archivi esistevano informazioni personali e politiche su di lui, e a cui era stato dato il nome in codice di “Steklov”», scriveva il Norway Post il 24 gennaio 2000, pochi mesi prima  che Stoltenberg si insediasse come Primo Ministro laburista della Norvegia, incarico che avrebbe ricoperto fino al 2001 e successivamente dal 2005 al 2013. La “gola profonda” da cui partirono le rivelazioni era Mikhail Butkov, ufficialmente giornalista ma in realtà una spia sovietica che negli anni Ottanta operava ad Oslo sotto copertura, prima di fuggire poi nel 1991 in Occidente. Continua a leggere

Addio a Eduard Shevardnadze, fu il diplomatico della Perestrojka

Eduard_ShevardnadzeSi racconta che quando era solo un alto funzionario del Partito Comunista in Georgia (all’epoca parte dell’Urss), osservando i delegati che lo salutavano con il pugno chiuso, Eduard Shevardnadze abbia esclamato: «Compagni, così non va! Avete tutti al braccio orologi di valore ben superiore ai vostri stipendi. Ciò vuol dire solo una cosa: qui c’è corruzione!». Forse le cose non andarono proprio così, ma sembra che proprio quella fama di incorruttibile giunse a Mosca e colpì Mikhail Gorbaciov, tanto da affidargli le redini della diplomazia sovietica da oltre vent’anni nelle mani dell’onnipotente Andrej Gromyko. Gorbaciov aveva infatti capito che, oltre che caratterizzare le riforme all’interno del blocco socialista, la Perestrojka doveva anche segnare il nuovo corso nelle relazioni internazionali. E per tali fini, serviva uno come Shevardnadze. Continua a leggere

Compie 25 anni il Buran, lo Shuttle sovietico che volò solo una volta

Il 15 novembre 1988, mentre gli Usa ancora non si erano ripresi dallo shock per la tragedia del “Challenger”, la navetta spaziale esplosa al decollo nel gennaio 1986, un bagliore di fuoco illuminò il cielo di Baikonur, nell’allora repubblica sovietica del Kazakhstan: sospinto dalla potenza del razzo vettore Energia, l’Unione Sovietica stava lanciando per la prima volta nello spazio il Buran, la sua risposta allo space shuttle americano. Con il Buran, l’Urss cercava ancora una volta di mostrare al suo nemico la propria supremazia in campo tecnologico: due anni prima i sovietici avevano iniziato la costruzione della stazione spaziale “Mir”, e adesso sfidavano gli Usa su di un rivoluzionario progetto che Washington aveva lanciato sette anni prima, ovvero i voli spaziali con navette riutilizzabili. Il Buran (in russo “tormenta di neve”) in effetti nasceva in un contesto politico in cui anche le missioni spaziali erano dettate più dalla Guerra Fredda che da mero interesse scientifico. Continua a leggere