Il futuro dei Balcani passa attraverso le elezioni in Albania

Museo di Storia nazionale a TiranaLa campagna elettorale per le elezioni politiche in Albania entra nel vivo, e lo fa nel peggiore dei modi: il capo dell’opposizione Lulzim Basha ha denunciato di essere rimasto vittima sabato scorso di un tentativo di avvelenamento assieme ad altri 140 partecipanti a una manifestazione elettorale del suo partito a Tirana. Il leader del Partito Democratico, candidato rivale del premier socialista Edi Rama, ha dovuto ricorrere a cure mediche al vicino ospedale “Madre Teresa”, da cui comunque è stato dimesso poco dopo assieme alla gran parte dei ricoverati. Altri 14 suoi sostenitori, che hanno affermato di aver visto alzarsi una strana polvere bianca nel centralissimo Bulevardi Dëshmorët e Kombit, il viale che attraversa i palazzi del Potere nella capitale albanese, sono stati trattenuti invece in osservazione. L’antiterrorismo ha avviato un’indagine per capire se si sia trattato di un attacco chimico, avvenuto tra l’altro a poca distanza dalla residenza ufficiale del Primo Ministro.

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Russia e Turchia: i motivi del repentino riavvicinamento

Russia_Turkey_FlagsIl golpe della scorsa settimana in Turchia è fallito forse per via di una “soffiata” russa all’intelligence di Ankara: media arabi ed iraniani citano anonime fonti diplomatiche turche, secondo le quali il presidente Recep Tayyip Erdogan sarebbe stato informato dai servizi di Mosca dell’imminenza di un colpo di Stato per mano dell’esercito, poche ore prima che effettivamente avesse luogo. Comunicazioni-radio tra alti vertici militari sarebbero state intercettate e decodificate da una stazione di ascolto russa non identificata: potrebbe tuttavia trattarsi di quella dislocata dal GRU (il servizio segreto militare russo) nella vicina Siria, presso la base militare di Hmeimim, dove da settembre sono di stanza i Sukhoj di Mosca impegnati nella lotta contro lo Stato islamico. Il barometro delle relazioni tra Ankara e Mosca, dopo mesi tumultuosi seguiti all’abbattimento di un bombardiere russo da parte di due caccia turchi al confine con turco-siriano, da alcune settimane sembra – un po’a sorpresa – essersi assestato sul bello: Erdogan si è scusato dicendosi pronto a risarcire le vittime dell’incidente, e un vertice a Mosca con Vladimir Putin è stato fissato in agenda per inizio agosto. Continua a leggere

Perché ora il neo-ottomanismo di Erdogan guarda ai Balcani

Il progetto della Grande Moschea di TiranaBasta osservare la movida che affolla gli eleganti viali del Blloku, il quartiere di Tirana una volta residenza della nomenklatura di Enver Hoxha e oggi luogo di ristoranti alla moda, negozi di telefonia e moderni grattacieli per rendersi conto di come l’Occidente secolarizzato in Albania sia arrivato ben prima dell’Europa comunitaria. Ma le chiamate dei muezzin alla preghiera, che irrompono nell’aria afosa della capitale, ci ricordano che in questo lembo di Balcani meridionali, una volta terra di ateismo fiero e conclamato, si aggirano più anime. Il “Paese delle Aquile” è già membro della NATO, e presumibilmente per la metà degli anni 2020 diventerà il (nuovo) ventottesimo membro dell’Ue, il primo a maggioranza islamica, visto che qui il 60 per cento circa dei cittadini si professa di fede musulmana: per certi versi, l’Albania è quasi una piccola Turchia, ma proprio questa somiglianza non può lasciare particolarmente sereni, specie alla luce degli ultimi eventi sul Bosforo. Perché in questo lembo di Balcani il neo-ottomanismo del redivivo Recep Tayyip Erdogan sembra aver trovato terreno fertile. Continua a leggere

Turchia e Ucraina, l’Asse del Mar Nero in chiave anti-Russia

Poroshenko con Erdogan (Facebook - Presidency of the Republic of Turkey))Rispettando in pieno il detto “Il nemico del mio nemico è mio amico”, nelle ultime settimane è andato aumentando il feeling tra i governi ucraino e turco, i cui rapporti con la Russia sono per entrambi ai minimi storici: il vertice tra Erdogan e Poroshenko di inizio marzo ha visto la firma di importanti accordi economici, riguardanti nello specifico la cooperazione in campo energetico e la vendita delle miniere di carbone ucraine alla Turchia. Ma quando il presidente ucraino ha ringraziato il suo omologo turco per essersi schierato a favore dell’integrità territoriale del suo Paese, la nascita ufficiale di una partnership politica e militare tra Ankara e Kiev contro il nemico comune Putin è divenuta palese. Il rovesciamento del presidente eletto Yanukovic con la rivolta di Euromaidan, è risaputo, ha portato Russia e Ucraina ad un braccio di ferro sul Donbass russofono, che però aveva avuto un prologo con la decisione della Crimea di staccarsi con un plebiscito da Kiev per diventare parte della Federazione Russa, evento che aveva suscitato non poche preoccupazioni ad Ankara per il rafforzamento della presenza militare-navale russa sulle rive del Mar Nero. Continua a leggere