Il furbo Navalnyj e la miopia dei media mainstream

Come c’era da attendersi, oggi sui media occidentali trova ampio risalto la notizia dell’arresto del blogger russo Aleksej Navalnyj, corredata ovviamente da commenti sdegnati di tante anime belle che – come capita spesso quando si parla di Russia – fissano il dito quando gli si indica la luna. Una regola base di un buon giornalismo consiste nel dare la notizia in modo completo, affinchè il lettore/telespettatore possa farsi un’idea tutta sua: con il caso Navalnyj, naturalmente, ciò non è avvenuto. Il titolo sparato per tutta la giornata di ieri da TV e siti web è stato che il blogger russo, oppositore di Vladimir Putin e “attivista per i diritti umani” (locuzione così inflazionata ultimamente da aver svilito i nobili intenti di tante battaglie) è finito in manette assieme ad altre centinaia di suoi seguaci per aver indetto una manifestazione contro la corruzione dilagante in Russia per opera del premier Dmitri Medvedev. Ora, la notizia di un oppositore che finisce in carcere per aver protestato contro la corruzione di un governo genera senza dubbio sdegno in chiunque, incluso in chi scrive. Solo che quella notizia è stata mutilata di alcuni particolari, che forse avrebbero potuto darle un connotato leggermente differente. Continua a leggere

Lo strano caso dell’omicidio politico di Boris Nemtsov

Boris NemtsovC’è qualcosa di molto strano nell’omicidio di Boris Nemtsov, importante rappresentante del frammentato schieramento liberale russo ma soprattutto oppositore di Putin. L’unica certezza che c’è in queste convulse ore è che Nemtsov è stato ucciso da alcuni sconosciuti nella tarda serata di ieri, a pochi metri dalla Piazza Rossa. Il resto si sintetizza in una semplice domanda: cui prodest? Boris Nemtsov apparteneva alla prima generazione politica post-sovietica, quella di Eltsin e dei suoi oligarchi: tra il 1997 e il 1998 era arrivato alla carica di vice Primo Ministro, ma la sua stella aveva iniziato a calare subito dopo, con l’uscita di scena di Eltsin e l’arrivo al potere di Putin. Nei primi anni Duemila, nel tentativo di arginare l’ascesa dell’ex colonnello del Kgb, Nemtsov aveva stretto un’alleanza con Mikhail Khodorkovskij con l’obiettivo di costituire un forte partito d’opposizione in grado di battere Putin alle elezioni presidenziali del 2004, ma tutto naufragò per via delle ben note vicende politico-giudiziarie dell’ex petroliere.
Continua a leggere

Snowden chiede la protezione di Mosca: “Minacce di morte dagli Usa”

Edward Snowden, l’ex tecnico informatico al centro del Datagate, lo scandalo-intercettazioni che vede coinvolta la National Security Agency statunitense, chiederà alle autorità russe di rafforzare le misure di protezione sulla sua persona, dopo essere stato oggetto di minacce di morte: lo ha annunciato il suo legale Anatolj Kucherena, che si è detto preoccupato dal tono di alcuni post pubblicati dal sito americano BuzzFeed, “che contengono potenziali e implicite minacce alla sua vita”. Tra le tante dichiarazioni, una, in particolare, sembra dare in dettaglio istruzioni su come Snowden potrebbe essere facilmente assassinato a Mosca, dove attualmente risiede a seguito della concessione, da parte del governo russo, di un status temporaneo di rifugiato politico. Ed è proprio questa estrema precisione a far temere che non possa trattarsi solo di un semplice insulto via web, come i tanti che ogni giorno vengono pubblicati sui social network di tutto il mondo. Continua a leggere

Mosca, incidenti a sfondo razziale nella periferia sud: quasi 400 persone arrestate

La notizia, ancora ufficiosa, che potrebbe essere un immigrato centroasiatico l’assassino di un 25enne russo ucciso giovedì durante una rapina a Birjulovo, periferia di Mosca, è stata la scintilla che ha scatenato un pomeriggio di scontri nella banlieu a sud della capitale russa. Gruppi di ultras, esponenti nazionalisti e residenti locali hanno prima dato l’assalto a negozi gestiti da lavoratori stranieri, devastandoli, poi si sono resi protagonisti di una vera e propria guerriglia urbana con la polizia, tanto da richiedere l’intervento dei reparti speciali degli OMON, che hanno fermato circa 400 persone. E’ l’epilogo di giorni di tensione, diretta anche verso le forze dell’ordine, accusate dai cittadini di essere incapaci di contrastare il crimine diffuso nelle popolose periferie russe, dove la crescente presenza di immigrati provenienti da ex repubbliche sovietiche sta creando da tempo difficili situazioni di convivenza con i russi.   Continua a leggere