Turchia e Ucraina, l’Asse del Mar Nero in chiave anti-Russia

Poroshenko con Erdogan (Facebook - Presidency of the Republic of Turkey))Rispettando in pieno il detto “Il nemico del mio nemico è mio amico”, nelle ultime settimane è andato aumentando il feeling tra i governi ucraino e turco, i cui rapporti con la Russia sono per entrambi ai minimi storici: il vertice tra Erdogan e Poroshenko di inizio marzo ha visto la firma di importanti accordi economici, riguardanti nello specifico la cooperazione in campo energetico e la vendita delle miniere di carbone ucraine alla Turchia. Ma quando il presidente ucraino ha ringraziato il suo omologo turco per essersi schierato a favore dell’integrità territoriale del suo Paese, la nascita ufficiale di una partnership politica e militare tra Ankara e Kiev contro il nemico comune Putin è divenuta palese. Il rovesciamento del presidente eletto Yanukovic con la rivolta di Euromaidan, è risaputo, ha portato Russia e Ucraina ad un braccio di ferro sul Donbass russofono, che però aveva avuto un prologo con la decisione della Crimea di staccarsi con un plebiscito da Kiev per diventare parte della Federazione Russa, evento che aveva suscitato non poche preoccupazioni ad Ankara per il rafforzamento della presenza militare-navale russa sulle rive del Mar Nero.

Per questo era prevedibile che con Kiev emergesse una convergenza sulla questione-Crimea, favorita anche dalle recenti tensioni russo-turche in Siria: la dichiarazione congiunta alla fine del vertice parla infatti di impegno comune per metter fine all’ “occupazione” della Penisola, ma soprattutto per rafforzare la sicurezza nel Mar Nero ed aumentare la cooperazione anche nell’ambito NATO, di cui l’Ucraina ambisce a diventare membro. Ma al di là della stretta terminologia politica, il neonato Asse del Mar Nero tra Turchia e Ucraina rischia seriamente di provocare un’escalation di tensioni con Mosca: già il bilaterale dello scorso mese tenuto tra i due Paesi a Kiev si era concluso con un’intesa per la produzione congiunta di armamenti, e ora l’incremento delle esercitazioni navali nel Mar Nero e della vendita di munizioni a Kiev da parte di Ankara sono azioni che la Russia considererà, inevitabilmente, un atto di ostilità nei propri confronti. Con tutte le conseguenze che ne deriveranno.

Senza poi considerare l’esplicito sostegno economico e politico che la Turchia intende conferire ai Tatari, minoranza turcofona che costituisce il dieci per cento della popolazione della Crimea, culturalmente legata ai dirimpettai turchi e proprio per questo fino al 2014 in rapporti non sempre idilliaci con il governo di Kiev: nonostante ciò, della delegazione ucraina che ha incontrato Erdogan faceva parte anche il leader tataro Refat Chubarov. Questo non deve stupire più di tanto: fin dall’annessione russa la minoranza tatara è stata più volte utilizzata da gruppi paramilitari ucraini nelle attività di sabotaggio delle infrastrutture civili in Crimea, non ultimo l’attentato di dicembre ai tralicci energetici che alimentano la Penisola di elettricità, e che è stato anche condannato in sede Onu.

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