L’Ossezia del Sud apre una missione a Roma: caso diplomatico?

South_Ossetia_in_TiraspolL’Ossezia del Sud inaugura oggi a Roma la sua rappresentanza in Italia: fin qui tutto normale, se non fosse che la notizia ha provocato un piccolo caso diplomatico tra l’Italia e la Georgia, tanto da richiedere anche un intervento del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. La piccola repubblica caucasica, a maggioranza russa ma formalmente sotto sovranità georgiana, non gode infatti di un riconoscimento internazionale, e quindi nemmeno dell’Italia: ha proclamato la propria indipendenza da Tbilisi nell’estate 2008, dopo una breve guerra tra Georgia e Russia, uno dei pochi Paesi con cui ha relazioni diplomatiche, oltre che con Venezuela, Nicaragua, Nauru, Tuvalu, e con Abkhazia e Transnistria (in foto, la rappresentanza a Tiraspol), anche queste ultime non riconosciute a livello internazionale. Ma per Mauro Murgia, rappresentante del governo ossetino per l’Italia, ciò non sembra un problema: in una dichiarazione rilasciata alla TASS, Murgia ha affermato di volersi avvalere per la rappresentanza in Italia della stessa esperienza che ha consentito all’Autorità Nazionale Palestinese di aprire missioni diplomatiche in più nazioni. Continua a leggere

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Poroshenko & Saakashvili tentano la Rivoluzione “colorata” a Odessa?

Poroshenko con SaakashviliSi dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio, e in questo caso a non perdere il vizio sono Petro Poroshenko, Presidente della Repubblica d’Ucraina, e il suo fido amico e collaboratore, nonchè ex presidente della Georgia ed attuale governatore della oblast’ di Odessa Mikheil Saakashvili: i due sono legati dal forte sentimento antirusso e soprattutto dalla comune esperienza delle Rivoluzioni “colorate” del 2003 in Georgia e del 2004 in Ucraina, di cui sono politicamente figli, tanto che pare abbiano deciso di rinverdirne i fasti sulle rive del Mar Nero. Il Presidente & il Governatore in settimana hanno infatti organizzato a Odessa una manifestazione di protesta per denunciare (presunti) brogli e irregolarità che avrebbero condizionato l’esito delle elezioni amministrative di domenica scorsa, validate invece dagli osservatori dell’Osce e conclusesi nella città portuale ucraina con una debacle per il Blocco Poroshenko, il cui candidato, Sasha Borovik, ha ottenuto appena il 25,7% dei voti contro il 52,9% del sindaco uscente, il russofono Gennadi Trukhanov. Continua a leggere

La “Second Life” ucraina di Saakashvili: Poroshenko lo nomina Governatore

Mikheil SaakashviliL’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili è da ieri il nuovo governatore della Oblast’ (regione) di Odessa, in Ucraina: è stato nominato personalmente dal presidente ucraino Petro Poroshenko, il quale ha definito il neo-governatore «un amico dell’Ucraina», che ha lavorato bene nel suo paese «in fatto di trasparenza, lotta alla corruzione, attrazione degli investimenti esteri, tutela dei diritti umani e della democrazia, risultati che ci piacerebbe molto vedere a Odessa». Stupisce tuttavia che Poroshenko non abbia ricordato soprattutto che Saakashvili è fieramente anti-russo, caratteristica che nell’Ucraina di questi tempi consente fulminee carriere politiche, anche a chi, come l’ex presidente georgiano, sembrava destinato ai banchi del tribunale nel suo Paese. Nel 2003, alla testa della Rivoluzione delle Rose finanziata dagli Usa, rovesciò il presidente eletto Eduard Shevarnadze: da allora ha guidato la Georgia per dieci anni, indirizzando la nazione caucasica su di una politica filo-atlantica e ferocemente anti-russa, culminata nella guerra scatenata nell’agosto 2008 contro Mosca Continua a leggere

Addio a Eduard Shevardnadze, fu il diplomatico della Perestrojka

Eduard_ShevardnadzeSi racconta che quando era solo un alto funzionario del Partito Comunista in Georgia (all’epoca parte dell’Urss), osservando i delegati che lo salutavano con il pugno chiuso, Eduard Shevardnadze abbia esclamato: «Compagni, così non va! Avete tutti al braccio orologi di valore ben superiore ai vostri stipendi. Ciò vuol dire solo una cosa: qui c’è corruzione!». Forse le cose non andarono proprio così, ma sembra che proprio quella fama di incorruttibile giunse a Mosca e colpì Mikhail Gorbaciov, tanto da affidargli le redini della diplomazia sovietica da oltre vent’anni nelle mani dell’onnipotente Andrej Gromyko. Gorbaciov aveva infatti capito che, oltre che caratterizzare le riforme all’interno del blocco socialista, la Perestrojka doveva anche segnare il nuovo corso nelle relazioni internazionali. E per tali fini, serviva uno come Shevardnadze. Continua a leggere