3 settembre 2016

Da Breznev a Karimov: quando la malattia giunge al Potere

Islam KarimovLe ultime ore di vita del presidente uzbeko Islam Karimov, stroncato da un ictus cerebrale il 2 settembre dopo sette giorni di agonia, sono state un susseguirsi di notizie e di smentite sulle sue reali condizioni: il padre dell’Uzbekistan indipendente è stato dato per morto già il 29 agosto, poi le fonti ufficiali di Tashkent hanno smentito la notizia parlando di condizioni stabili, contraddette dai media indipendenti locali che parlavano di un Karimov in coma irreversibile, smentiti a loro volta da altre fonti estere che riferivano di un trasferimento in una clinica russa per delle cure specifiche. Insomma, la scorsa settimana abbiamo assistito al solito rituale che si ripete ogni volta che un leader carismatico si ammala ed è costretto a lasciare il Potere senza essersi assicurato una degna successione: perché spesso il deteriorarsi delle condizioni fisiche di colui che garantisce stabilità in un paese soggetto a tensioni politiche o a rivendicazioni separatiste può sconvolgere gli equilibri geopolitici di un’intera area mondiale, con esiti del tutto imprevedibili. E Karimov, che dalla fine dell’Urss governava con pugno dispotico una nazione confinante con la polveriera afghana e considerata a rischio-infiltrazioni jihadiste, era uno di questi. Continua a leggere

23 luglio 2016

Russia e Turchia: i motivi del repentino riavvicinamento

Russia_Turkey_FlagsIl golpe della scorsa settimana in Turchia è fallito forse per via di una “soffiata” russa all’intelligence di Ankara: media arabi ed iraniani citano anonime fonti diplomatiche turche, secondo le quali il presidente Recep Tayyip Erdogan sarebbe stato informato dai servizi di Mosca dell’imminenza di un colpo di Stato per mano dell’esercito, poche ore prima che effettivamente avesse luogo. Comunicazioni-radio tra alti vertici militari sarebbero state intercettate e decodificate da una stazione di ascolto russa non identificata: potrebbe tuttavia trattarsi di quella dislocata dal GRU (il servizio segreto militare russo) nella vicina Siria, presso la base militare di Hmeimim, dove da settembre sono di stanza i Sukhoj di Mosca impegnati nella lotta contro lo Stato islamico. Il barometro delle relazioni tra Ankara e Mosca, dopo mesi tumultuosi seguiti all’abbattimento di un bombardiere russo da parte di due caccia turchi al confine con turco-siriano, da alcune settimane sembra – un po’a sorpresa – essersi assestato sul bello: Erdogan si è scusato dicendosi pronto a risarcire le vittime dell’incidente, e un vertice a Mosca con Vladimir Putin è stato fissato in agenda per inizio agosto. Continua a leggere

18 luglio 2016

Perché ora il neo-ottomanismo di Erdogan guarda ai Balcani

Il rendering della nuova moschea di Tirana (fonte: Twitter)Basta osservare la movida che affolla gli eleganti viali del Blloku, il quartiere di Tirana una volta residenza della nomenklatura di Enver Hoxha e oggi luogo di ristoranti alla moda, negozi di telefonia e moderni grattacieli per rendersi conto di come l’Occidente secolarizzato in Albania sia arrivato ben prima dell’Europa comunitaria. Ma le chiamate dei muezzin alla preghiera, che irrompono nell’aria afosa della capitale, ci ricordano che in questo lembo di Balcani meridionali, una volta terra di ateismo fiero e conclamato, si aggirano più anime. Il “Paese delle Aquile” è già membro della NATO, e presumibilmente per la metà degli anni 2020 diventerà il (nuovo) ventottesimo membro dell’Ue, il primo a maggioranza islamica, visto che qui il 60 per cento circa dei cittadini si professa di fede musulmana: per certi versi, l’Albania è quasi una piccola Turchia, ma proprio questa somiglianza non può lasciare particolarmente sereni, specie alla luce degli ultimi eventi sul Bosforo. Perché in questo lembo di Balcani il neo-ottomanismo del redivivo Recep Tayyip Erdogan sembra aver trovato terreno fertile. Continua a leggere

28 giugno 2016

Inaugurato a Roma l’Istituto di Cultura dell’Abkhazia “Dmitry Gulia”

La cupola della Cattedrale di Pitsunda (Foto O. Kozyna)

La cultura abcasa, antica e ricca di collegamenti con l’Occidente, sbarca in Italia: a Roma è stato inaugurato ieri il primo Istituto di Cultura abcaso al mondo, intitolato a Dmitry Gulia, poeta e scrittore a cui si deve lo sviluppo della letteratura abcasa e considerato il maggior esponente della cultura del Paese. Durante la cerimonia sono stati presentati anche l’Associazione Europa-Abkhazia e la rivista trimestale L’Abkhazia Oggi. L’evento si è tenuto alla presenza dei più alti vertici del Ministero degli Affari Esteri dell’Abkhazia, e dei rappresentanti diplomatici della Federazione Russa e del Venezuela accreditati presso l’Italia e la Santa Sede, in rappresentanza di due nazioni che, riconoscendo la sovranità dell’Abkhazia, hanno avviato rapporti diplomatici con la piccola repubblica caucasica, autoproclamatasi indipendente dalla Georgia nel 2008 e riconosciuta anche da Nicaragua, Nauru, Tuvalu e Vanuatu. Continua a leggere

18 aprile 2016

«Il gasdotto TAP è strategico per il mercato comune dell’Energia»

Trans Adriatic Pipeline«Ritengo il Gasdotto Trans-Adriatico molto importante, perchè faciliterà la costruzione di un mercato energetico europeo»: è quanto dichiarato pochi giorni fa all’Agenzia di stampa bulgara Novinite da Fabio Tambone, Responsabile Affari Internazionali dell’Authority per l’Energia, in un’intervista sul segmento finale del Corridoio Meridionale del Gas, il gasdotto che dal 2020 assicurerà all’Italia e all’Europa una fornitura annua fino a 20 miliardi di metri cubi di gas. «Stiamo lavorando all’infrastruttura del Trans Adriatic Pipeline (TAP) e la collaborazione tra Italia (presente nel progetto con un 20 per cento di quote di Snam Rete Gas, ndr), Grecia ed Albania è molto buona. Abbiamo da poco ricevuto la certificazione di Gestore di sistema di trasmissione (TSO) indipendente in tutti e tre i Paesi – afferma Tambone – . Penso che nei prossimi mesi inizieremo a lavorare sulla vera e propria rete: il progetto è pronto, e dovrebbe essere inteso come un possibile esempio per la creazione di un vero mercato dell’Energia nei Balcani e in altre parti dell’Ue». Continua a leggere

12 aprile 2016

Ucraina, quanto vale l’annuncio delle dimissioni di Yatsenyuk

YatsenyukArsenij Yatsenyuk, uno dei leader della rivolta nazionalista del 2014 che depose il presidente eletto Viktor Yanukovic, si è dimesso due giorni fa da Primo Ministro dell’Ucraina, denunciando la presenza nel Paese di “forze oscure” che tramano contro di lui e gli impediscono di attuare le riforme necessarie all’integrazione del Paese con il mercato Ue. Il lungo braccio di ferro con il presidente Petro Poroshenko è dunque all’epilogo? Nell’annunciare le sue dimissioni, Yatsenyuk è parso rivolgersi proprio al capo dello Stato: tra i due non è mai corso buon sangue, ma la situazione è precipitata a partire dallo scorso febbraio, quando gli esponenti del partito del presidente hanno accusato il premier di aver svolto un lavoro pessimo, e hanno appoggiato una mozione di sfiducia per far cadere il governo, respinta dai deputati della Verkhovna Rada, il parlamento ucraino. Molto probabilmente a dare il colpo di grazia al traballante esecutivo ci hanno pesato gli esiti del referendum olandese, che ha bocciato di fatto l’accordo con l’Ue per l’ingresso di Kiev nell’Area di libero scambio europea Continua a leggere