20 gennaio 2017

Trump alla guida degli Stati Uniti, di cui tanti parlano senza conoscerli

donald_trumpL’autoflagellazione collettiva iniziata la mattina del 9 novembre scorso giunge oggi al suo apice: Donald Trump giura da Presidente degli Stati Uniti e assume dunque a pieno il suo incarico istituzionale. In questi circa settanta giorni ne abbiamo sentite di tutti i colori, ma nelle ultime ore frasi come «La democrazia negli Usa è finita» o locuzioni tipo «golpe di Putin» sono iper-gettonate. Ma chi evoca scenari apocalittici su diritti negati, repressione, media imbavagliati riduce gli Stati Uniti alla stregua di una Repubblica delle Banane e dimostra, molto semplicemente, di non sapere di cosa sta parlando o scrivendo: Donald Trump non potrà mai diventare un caudillo sudamericano, come paventato da molti, semplicemente perchè se viola la Costituzione una procedura d’impeachment lo manda diritto diritto in galera. E’ il collaudato sistema dei cosiddetti pesi e contrappesi ad impedire al Presidente (Potere esecutivo) di assumere una posizione di preminenza sul Congresso (Potere legislativo) e sulla Corte Suprema (Potere giudiziario). Una sorta di anticorpo costituzionale che ha funzionato dal 1776 a oggi e continuerà a farlo, tanto che tra quattro anni probabilmente saremo qui a parlare dell’elezione di un nuovo Presidente, magari Democratico .

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20 dicembre 2016

L’ombra di Al Nusra dietro l’omicidio dell’ambasciatore russo in Turchia

Il poliziotto-killer (Foto Twitter/Trabzonajans)Mevlut Mert Altintas, il poliziotto ventidueenne che ieri ad Ankara sera ha assassinato l’ambasciatore russo Andrej Karlov, sarebbe un militante di Al Nusra, il braccio siriano di Al Qaeda sostenuto per anni dall’Arabia Saudita e dalla stessa Turchia nella sua guerra contro Bashar al-Assad. Lo riferisce l’agenzia di stampa israeliana Debka, ritenuta molto vicina ai servizi di sicurezza di Gerusalemme: la chiave di volta è in una frase urlata dall’uomo subito dopo la sparatoria («Abbiamo giurato di morire da martiri, è la vendetta per la Siria e per Aleppo!»), che proverrebbe da una preghiera araba usata dai militanti di Al Nusra come inno di battaglia. Altinas faceva parte delle unità antisommossa della polizia turca, e ciò va a toccare il nervo scoperto degli ambigui rapporti avuti fino a ieri tra il governo turco e le forze islamiste protagoniste della lunga stagione di sangue in Siria: ora la domanda è se le forze speciali turche sono state infiltrate da Al Nusra, oppure se è la stessa organizzazione jihadista siriana ad aver disposto per anni di milizie paramilitari gentilmente fornite da Recep Tayyip Erdogan per abbattere l’odiato Assad. Continua a leggere

3 settembre 2016

Da Breznev a Karimov: quando la malattia giunge al Potere

Islam KarimovLe ultime ore di vita del presidente uzbeko Islam Karimov, stroncato da un ictus cerebrale il 2 settembre dopo sette giorni di agonia, sono state un susseguirsi di notizie e di smentite sulle sue reali condizioni: il padre dell’Uzbekistan indipendente è stato dato per morto già il 29 agosto, poi le fonti ufficiali di Tashkent hanno smentito la notizia parlando di condizioni stabili, contraddette dai media indipendenti locali che parlavano di un Karimov in coma irreversibile, smentiti a loro volta da altre fonti estere che riferivano di un trasferimento in una clinica russa per delle cure specifiche. Insomma, la scorsa settimana abbiamo assistito al solito rituale che si ripete ogni volta che un leader carismatico si ammala ed è costretto a lasciare il Potere senza essersi assicurato una degna successione: perché spesso il deteriorarsi delle condizioni fisiche di colui che garantisce stabilità in un paese soggetto a tensioni politiche o a rivendicazioni separatiste può sconvolgere gli equilibri geopolitici di un’intera area mondiale, con esiti del tutto imprevedibili. E Karimov, che dalla fine dell’Urss governava con pugno dispotico una nazione confinante con la polveriera afghana e considerata a rischio-infiltrazioni jihadiste, era uno di questi. Continua a leggere

23 luglio 2016

Russia e Turchia: i motivi del repentino riavvicinamento

Russia_Turkey_FlagsIl golpe della scorsa settimana in Turchia è fallito forse per via di una “soffiata” russa all’intelligence di Ankara: media arabi ed iraniani citano anonime fonti diplomatiche turche, secondo le quali il presidente Recep Tayyip Erdogan sarebbe stato informato dai servizi di Mosca dell’imminenza di un colpo di Stato per mano dell’esercito, poche ore prima che effettivamente avesse luogo. Comunicazioni-radio tra alti vertici militari sarebbero state intercettate e decodificate da una stazione di ascolto russa non identificata: potrebbe tuttavia trattarsi di quella dislocata dal GRU (il servizio segreto militare russo) nella vicina Siria, presso la base militare di Hmeimim, dove da settembre sono di stanza i Sukhoj di Mosca impegnati nella lotta contro lo Stato islamico. Il barometro delle relazioni tra Ankara e Mosca, dopo mesi tumultuosi seguiti all’abbattimento di un bombardiere russo da parte di due caccia turchi al confine con turco-siriano, da alcune settimane sembra – un po’a sorpresa – essersi assestato sul bello: Erdogan si è scusato dicendosi pronto a risarcire le vittime dell’incidente, e un vertice a Mosca con Vladimir Putin è stato fissato in agenda per inizio agosto. Continua a leggere

18 luglio 2016

Perché ora il neo-ottomanismo di Erdogan guarda ai Balcani

Il rendering della nuova moschea di Tirana (fonte: Twitter)Basta osservare la movida che affolla gli eleganti viali del Blloku, il quartiere di Tirana una volta residenza della nomenklatura di Enver Hoxha e oggi luogo di ristoranti alla moda, negozi di telefonia e moderni grattacieli per rendersi conto di come l’Occidente secolarizzato in Albania sia arrivato ben prima dell’Europa comunitaria. Ma le chiamate dei muezzin alla preghiera, che irrompono nell’aria afosa della capitale, ci ricordano che in questo lembo di Balcani meridionali, una volta terra di ateismo fiero e conclamato, si aggirano più anime. Il “Paese delle Aquile” è già membro della NATO, e presumibilmente per la metà degli anni 2020 diventerà il (nuovo) ventottesimo membro dell’Ue, il primo a maggioranza islamica, visto che qui il 60 per cento circa dei cittadini si professa di fede musulmana: per certi versi, l’Albania è quasi una piccola Turchia, ma proprio questa somiglianza non può lasciare particolarmente sereni, specie alla luce degli ultimi eventi sul Bosforo. Perché in questo lembo di Balcani il neo-ottomanismo del redivivo Recep Tayyip Erdogan sembra aver trovato terreno fertile. Continua a leggere

28 giugno 2016

Inaugurato a Roma l’Istituto di Cultura dell’Abkhazia “Dmitry Gulia”

La cupola della Cattedrale di Pitsunda (Foto O. Kozyna)

La cultura abcasa, antica e ricca di collegamenti con l’Occidente, sbarca in Italia: a Roma è stato inaugurato ieri il primo Istituto di Cultura abcaso al mondo, intitolato a Dmitry Gulia, poeta e scrittore a cui si deve lo sviluppo della letteratura abcasa e considerato il maggior esponente della cultura del Paese. Durante la cerimonia sono stati presentati anche l’Associazione Europa-Abkhazia e la rivista trimestale L’Abkhazia Oggi. L’evento si è tenuto alla presenza dei più alti vertici del Ministero degli Affari Esteri dell’Abkhazia, e dei rappresentanti diplomatici della Federazione Russa e del Venezuela accreditati presso l’Italia e la Santa Sede, in rappresentanza di due nazioni che, riconoscendo la sovranità dell’Abkhazia, hanno avviato rapporti diplomatici con la piccola repubblica caucasica, autoproclamatasi indipendente dalla Georgia nel 2008 e riconosciuta anche da Nicaragua, Nauru, Tuvalu e Vanuatu. Continua a leggere