Mosca, agosto 1942: la “grande abbuffata” di Churchill e Stalin

Dove le idee dividono, la buona tavola unisce: e le pietanze dovevano essere delle migliori se i commensali si chiamavano Josif Stalin e Winston Churchill. I National Archives britannici hanno recentemente consegnato alla Storia un episodio sconosciuto, che vede protagonisti il dittatore sovietico e il premier britannico. L’anno era il 1942, 12 agosto: mentre la Seconda Guerra mondiale infiammava l’Europa, Churchill compì un viaggio a Mosca, per incontrare Stalin e pianificare una sorta di reazione comune alla Germania nazista. I due non si piacevano, ma Churchill sapeva bene che per sconfiggere il male maggiore, Hitler, occorre allearsi con quello minore, Stalin, e quindi cede alle pressioni di Roosevelt e accetta di incontrare l’odioso leader comunista nella sua tana. Per un anticomunista del suo rango, si tratta di bere un amaro calice, che però tanto amaro non sarà. I due infatti si renderanno protagonisti di una cena di lavoro a base di cibi di ogni tipo, bagnati dai migliori vini. Continua a leggere

L’anima nera della rossa Corea del Nord: il nazional-socialismo dei Kim

La crisi militare nella penisola coreana ha riacceso ancora una volta, e non poteva essere altrimenti, i riflettori mondiali sul regime di Pyongyang, ormai da decenni rinchiuso in se stesso e circondato da un’aura di mistero. Le immagini rilanciate dall’unica agenzia di stampa nordcoreana sono la sola, e per questo inattendibile, finestra sulla dittatura dei Kim, la famiglia che dal 1948 (anno di proclamazione della Repubblica Democratica Popolare di Corea) mantiene ininterrottamente il potere: quella che vige in Corea del Nord è infatti una vera e propria monarchia ereditaria improntata su di un assolutismo degno del Re Sole, che in maniera anacronistica ricorda la Cina di Mao, dove il culto della personalità del “Grande Timoniere” è rivolto qui al “Grande Leader” Kim Il-sung, il fondatore dello Stato. Continua a leggere

Ritorno a Stalingrado? “Niet” nell’anniversario della morte di Stalin

La notizia della morte di Josif Stalin, avvenuta esattamente sessant’anni fa, scatenò in milioni di cittadini sovietici, e non solo, sinceri sentimenti che andavano dalla disperazione allo sgomento: il comunismo mondiale reagiva così all’idea di ritrovarsi improvvisamente orfano del suo padre padrone, che aveva edificato sul terrore e sul culto della personalità il proprio potere dittatoriali. Il 5 marzo di sessant’anni dopo, gli eredi di quegli uomini invece dicono no all’ipotesi di ribattezzare la città di Volgograd con il nome di Stalingrado, che l’antica Tsaritsyn portò dal 1925 fino al 1961, quando gli effetti della destalinizzazione voluta da Nikita Khrušcëv uscirono dalle mura del Cremlino e si diffusero in tutta l’Urss. Continua a leggere

Il Giorno della Vittoria celebrato sui bus di Stalin?

Come ormai da consuetudine, all’approssimarsi della parata militare del 9 maggio, con cui la Russia celebra la vittoria sovietica sul Terzo Reich, esplode puntuale la polemica sul ruolo da attribuire alla figura storica di Josif Stalin, che ancora oggi divide i russi in due gruppi. Da un lato ci sono quelli che ritengono il suo ruolo durante la guerra degno di essere ricordato, in quanto pur sempre l’allora leader dell’Unione Sovietica. Continua a leggere