L’ombra di Al Nusra dietro l’omicidio dell’ambasciatore russo in Turchia

Il poliziotto-killer (Foto Twitter/Trabzonajans)Mevlut Mert Altintas, il poliziotto ventidueenne che ieri ad Ankara sera ha assassinato l’ambasciatore russo Andrej Karlov, sarebbe un militante di Al Nusra, il braccio siriano di Al Qaeda sostenuto per anni dall’Arabia Saudita e dalla stessa Turchia nella sua guerra contro Bashar al-Assad. Lo riferisce l’agenzia di stampa israeliana Debka, ritenuta molto vicina ai servizi di sicurezza di Gerusalemme: la chiave di volta è in una frase urlata dall’uomo subito dopo la sparatoria («Abbiamo giurato di morire da martiri, è la vendetta per la Siria e per Aleppo!»), che proverrebbe da una preghiera araba usata dai militanti di Al Nusra come inno di battaglia. Altinas faceva parte delle unità antisommossa della polizia turca, e ciò va a toccare il nervo scoperto degli ambigui rapporti avuti fino a ieri tra il governo turco e le forze islamiste protagoniste della lunga stagione di sangue in Siria: ora la domanda è se le forze speciali turche sono state infiltrate da Al Nusra, oppure se è la stessa organizzazione jihadista siriana ad aver disposto per anni di milizie paramilitari gentilmente fornite da Recep Tayyip Erdogan per abbattere l’odiato Assad. Continua a leggere

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Siria, Putin ordina l’inizio del ritiro del contingente russo

Mikoyan_MiG-29M-2Da domani la presenza militare di Mosca in Siria inizierà ad alleggerirsi: Vladimir Putin ha infatti disposto che le truppe russe comincino a ritirarsi a partire dal 15 marzo. «Ritengo che i compiti che ci eravamo fissati siano stati adempiuti in prevalenza. Ecco perché ho ordinato di avviare il ritiro della maggior parte del nostro contingente militare in Siria a cominciare da domani», ha annunciato lo stesso leader russo durante un incontro con il ministro della Difesa Shoigu e quello degli Esteri Lavrov. Il presidente russo non ha perso occasione per rimarcare come i militari russi in Siria abbiano dimostrato «professionalità, gioco di squadra e abilità ad organizzare attività belliche lontano dal loro territorio, che non ha confini condivisi con il teatro di guerra». Putin ha espresso l’auspicio che l’avvio del ritiro russo possa costituire una buona motivazione per rilanciare i negoziati di pace tra le forze politiche locali, e ha dato incarico al ministro Lavrov di intensificare la partecipazione della Russia al processo di pace in Siria: «Spero che la mia decisione possa essere un buon segnale per tutte le parti in conflitto e che amplifichi sensibilmente la loro fiducia verso la strada della pacificazione». Continua a leggere

Motivazioni politiche (più che militari) nello scontro Turchia-Russia in Siria

Aerei militari turchiIn attesa di capire come siano andate le cose al confine tra Siria e Turchia, dove oggi due F-16 dell’aviazione turca hanno abbattutto un Sukhoi SU-24 russo, quanto accaduto lascia spazio a prime riflessioni. Innanzitutto, era necessaria questa azione di guerra tra la NATO e la Russia? Militarmente parlando, assolutamente no: il jet russo colpito non minacciava direttamente la sicurezza della Turchia, che in qualità di membro dell’Alleanza Atlantica dovrebbe stare dalla parte della (sfilacciata) coalizione anti-ISIS, specie dopo che il G-20 di Antalya sembrava aver sancito una sorta di cooperazione tra le forze impegnate contro il Daesh, con scambio di informazioni strategiche e un maggior coordinamento degli attacchi. Oltretutto, dai tracciati radar forniti da Ankara, lo sconfinamento russo sarebbe avvenuto per non oltre 2 chilometri: considerata la velocità a cui si muoveva il Sukhoi in quel momento, lo spazio aereo turco sarebbe stato attraversato per non più di 20 secondi, mentre lo Stato Maggiore di Ankara ha parlato di un’ azione durata cinque minuti con dieci tentativi di dissuasione. Continua a leggere

Parigi val bene un patto al G-20: ora gli Usa sosterranno l’azione russa in Siria?

putin_obama_g20_cropLa grave situazione venutasi a creare in Occidente dopo le stragi di Parigi avrebbero spinto gli Usa verso un accordo segreto con la Russia per una soluzione politica per il conflitto in Siria. Dal vertice informale tra Barack Obama e Vladimir Putin a margine del G-20 ad Antalya (ha colpito l’immagine dei due leader discutere seduti sulle poltroncine di una sorta di “diplomazia del salottino”) sono nettamente cambiate le tattiche di attacco aereo della Russia sulla Siria. Da lunedì 16 i bombardamenti di Mosca si sono intensificati e per la prima volta dall’intervento nel conflitto gli aerei non sono decollati dalla base aerea siriana di Hmeymim, nei pressi di Latakia, bensì da quella russa di Morozovsk, nella regione meridionale di Rostov. Ma non è questa la sola novità: nelle ultime ore Mosca ha impiegato bombardieri strategici Tupolev Tu-160 Blackjack e Tupolev Tu-95 Bear.  Il primo, il velivolo da combattimento più grande del mondo, è un jet a lungo raggio, mentre il secondo è un gigantesco turboelica quadrimotore utilizzato anche per lanciare i missili Continua a leggere