L’ombra di Al Nusra dietro l’omicidio dell’ambasciatore russo in Turchia

Il poliziotto-killer (Foto Twitter/Trabzonajans)Mevlut Mert Altintas, il poliziotto ventidueenne che ieri ad Ankara sera ha assassinato l’ambasciatore russo Andrej Karlov, sarebbe un militante di Al Nusra, il braccio siriano di Al Qaeda sostenuto per anni dall’Arabia Saudita e dalla stessa Turchia nella sua guerra contro Bashar al-Assad. Lo riferisce l’agenzia di stampa israeliana Debka, ritenuta molto vicina ai servizi di sicurezza di Gerusalemme: la chiave di volta è in una frase urlata dall’uomo subito dopo la sparatoria («Abbiamo giurato di morire da martiri, è la vendetta per la Siria e per Aleppo!»), che proverrebbe da una preghiera araba usata dai militanti di Al Nusra come inno di battaglia. Altinas faceva parte delle unità antisommossa della polizia turca, e ciò va a toccare il nervo scoperto degli ambigui rapporti avuti fino a ieri tra il governo turco e le forze islamiste protagoniste della lunga stagione di sangue in Siria: ora la domanda è se le forze speciali turche sono state infiltrate da Al Nusra, oppure se è la stessa organizzazione jihadista siriana ad aver disposto per anni di milizie paramilitari gentilmente fornite da Recep Tayyip Erdogan per abbattere l’odiato Assad. Continua a leggere

Siria, la Russia in guerra contro l’ISIS: dislocati mezzi tra Homs e Aleppo

Tank russiLe truppe russe in Siria sono già impegnate in combattimenti contro le milizie dell’ISIS: lo riferisce l’agenzia israeliana Debka, citando fonti militari e di intelligence. A dispetto della posizione ufficiale di Mosca, che parla solo di mera assistenza militare alle truppe di Assad, le fonti israeliane riferiscono del dislocamento sul terreno di sofisticati veicoli militari russi, avvistati la scorsa settimana sull’autostrada che collega Homs ad Aleppo, seconda città siriana assediata da mesi dai miliziani dello Stato Islamico. Si tratterebbe di carri blindati BTR-82 in dotazione alle truppe della Marina, accompagnati dagli ultratecnologici R-166-0.5, in ambienti NATO chiamati “war room mobili” per la loro capacità di emettere segnali radio ad alta ed altissima frequenza in grado di resistere ad azioni di disturbo elettromagnetico, che consentono di comunicare con le truppe impegnate in battaglia nel raggio di mille chilometri Continua a leggere