Motivazioni politiche (più che militari) nello scontro Turchia-Russia in Siria

Aerei militari turchiIn attesa di capire come siano andate le cose al confine tra Siria e Turchia, dove oggi due F-16 dell’aviazione turca hanno abbattutto un Sukhoi SU-24 russo, quanto accaduto lascia spazio a prime riflessioni. Innanzitutto, era necessaria questa azione di guerra tra la NATO e la Russia? Militarmente parlando, assolutamente no: il jet russo colpito non minacciava direttamente la sicurezza della Turchia, che in qualità di membro dell’Alleanza Atlantica dovrebbe stare dalla parte della (sfilacciata) coalizione anti-ISIS, specie dopo che il G-20 di Antalya sembrava aver sancito una sorta di cooperazione tra le forze impegnate contro il Daesh, con scambio di informazioni strategiche e un maggior coordinamento degli attacchi. Oltretutto, dai tracciati radar forniti da Ankara, lo sconfinamento russo sarebbe avvenuto per non oltre 2 chilometri: considerata la velocità a cui si muoveva il Sukhoi in quel momento, lo spazio aereo turco sarebbe stato attraversato per non più di 20 secondi, mentre lo Stato Maggiore di Ankara ha parlato di un’ azione durata cinque minuti con dieci tentativi di dissuasione. Continua a leggere

Parigi val bene un patto al G-20: ora gli Usa sosterranno l’azione russa in Siria?

putin_obama_g20_cropLa grave situazione venutasi a creare in Occidente dopo le stragi di Parigi avrebbero spinto gli Usa verso un accordo segreto con la Russia per una soluzione politica per il conflitto in Siria. Dal vertice informale tra Barack Obama e Vladimir Putin a margine del G-20 ad Antalya (ha colpito l’immagine dei due leader discutere seduti sulle poltroncine di una sorta di “diplomazia del salottino”) sono nettamente cambiate le tattiche di attacco aereo della Russia sulla Siria. Da lunedì 16 i bombardamenti di Mosca si sono intensificati e per la prima volta dall’intervento nel conflitto gli aerei non sono decollati dalla base aerea siriana di Hmeymim, nei pressi di Latakia, bensì da quella russa di Morozovsk, nella regione meridionale di Rostov. Ma non è questa la sola novità: nelle ultime ore Mosca ha impiegato bombardieri strategici Tupolev Tu-160 Blackjack e Tupolev Tu-95 Bear.  Il primo, il velivolo da combattimento più grande del mondo, è un jet a lungo raggio, mentre il secondo è un gigantesco turboelica quadrimotore utilizzato anche per lanciare i missili Continua a leggere

La guerra in Siria poteva concludersi già nel 2012. Ma chi se lo ricorda più?

Una strada di AleppoSeppur in maniera quasi impercettibile, nel corso dell’ ultimo mese le paludose acque del pantano siriano si sono mosse: poco a dir la verità, ma il sasso lanciato nello stagno da Vladimir Putin con l’intervento militare russo nel conflitto un effetto minimo l’ha sortito. Tra le nebbie e mille distinguo, comincia a intravedersi la sagoma sfocata di una soluzione alla guerra che insanguina da quattro anni il Paese mediorientale: una transizione di sei mesi, con governo di unità nazionale guidato da un rappresentante di quel che resta dell’opposizione moderata e formato anche da membri dell’attuale regime di Bashar al-Assad fino ad elezioni con le quali, sotto egida Onu e delle principali organizzazioni internazionali, il popolo siriano deciderà il suo futuro. Pur mancando un’ufficialità il piano russo sembra avere questa forma, per la quale Mosca sta cercando il consenso delle principali potenze coinvolte nel conflitto, dagli Usa fino alla Turchia e all’Arabia Saudita, tra i principali sostenitori della deposizione del rais, sulla quale però la Russia ha già dato il suo njet.
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I curdi siriani e quell’autonomia che può arrivare attraverso Mosca

Guerriglieri curdi a Kobane (fonte: VOA)La Russia avrebbe offerto la sua collaborazione militare ai curdi siriani per combattere i gruppi terroristi legati all’ISIS: lo ha rivelato Ilham Ehmed, tra i principali esponenti del PYD, il Partito d’Unione Democratica curdo, poche ore prima del terribile attentato di Ankara contro i militanti curdi del HDP. Da Washington, dove si trova per chiedere agli Usa un maggior sostegno alla resistenza del suo popolo contro lo Stato Islamico, la rappresentante del Kurdistan siriano ha rivelato al portale indipendente Al-Monitor che Mosca avrebbe espresso la volontà di collaborare alla lotta contro le milizie del Califfato e degli altri gruppi jihadisti, che i curdi siriani portano avanti ormai da quasi due anni. L’annuncio della Ehmad non è casuale, come non meno casuale è il fatto che abbia rilasciato quell’intervista dagli Stati Uniti. Continua a leggere