L’ombra di Al Nusra dietro l’omicidio dell’ambasciatore russo in Turchia

Il poliziotto-killer (Foto Twitter/Trabzonajans)Mevlut Mert Altintas, il poliziotto ventidueenne che ieri ad Ankara sera ha assassinato l’ambasciatore russo Andrej Karlov, sarebbe un militante di Al Nusra, il braccio siriano di Al Qaeda sostenuto per anni dall’Arabia Saudita e dalla stessa Turchia nella sua guerra contro Bashar al-Assad. Lo riferisce l’agenzia di stampa israeliana Debka, ritenuta molto vicina ai servizi di sicurezza di Gerusalemme: la chiave di volta è in una frase urlata dall’uomo subito dopo la sparatoria («Abbiamo giurato di morire da martiri, è la vendetta per la Siria e per Aleppo!»), che proverrebbe da una preghiera araba usata dai militanti di Al Nusra come inno di battaglia. Altinas faceva parte delle unità antisommossa della polizia turca, e ciò va a toccare il nervo scoperto degli ambigui rapporti avuti fino a ieri tra il governo turco e le forze islamiste protagoniste della lunga stagione di sangue in Siria: ora la domanda è se le forze speciali turche sono state infiltrate da Al Nusra, oppure se è la stessa organizzazione jihadista siriana ad aver disposto per anni di milizie paramilitari gentilmente fornite da Recep Tayyip Erdogan per abbattere l’odiato Assad. Continua a leggere

Human Rights Watch: «La Turchia va verso una svolta autoritaria»

Bandiera turca sul BosforoNell’arco dei dodici anni di “regno” di Recep Tayyip Erdogan, la Turchia ha visto erodere i diritti umani attraverso un giro di vite nei confronti della libertà dei media e del dissenso, che ha portato conseguentemente ad un indebolimento dello Stato di diritto: è l’allarme inquietante lanciato da Human Rights Watch nel suo ultimo rapporto, dove viene illustrato il «preoccupante balzo indietro» dei diritti costituzionali in un Paese che è membro della NATO e candidato all’ingresso nell’Ue. «Nell’ultimo anno, l’AKP, il partito islamico di Erdogan, ha messo a tacere le voci critiche e ha brandito un bastone contro l’opposizione», ha dichiarato Emma Sinclair-Webb, ricercatrice senior di Human Rights Watch e autrice del rapporto. «Per il bene del futuro della Turchia e dei diritti dei suoi cittadini, il governo deve cambiare rotta e proteggere i diritti, invece di attaccarli». Continua a leggere

La Turchia del sultano Erdogan svolta verso il neo-ottomanismo

Turkish_flagCome ci si attendeva, l’attuale premier turco Recep Tayyip Erdogan é il nuovo Presidente della Repubblica di Turchia, il 12° dalla Rivoluzione “kemalista” di Atatürk del 1923: il leader islamico moderato si è aggiudicato la consultazione del 10 agosto scorso battendo il candidato dell’alleanza tra nazionalisti e repubblicani Ekmeleddin Ihsanoglu. Una vittoria con il 52% circa dei consensi, quindi non amplissima, favorita soprattutto da alcune affermazioni di Ihsanoglu in campagna elettorale, che hanno finito per indispettire l’elettorato più vicino ai valori islamici: non sono piaciute le sue affermazioni sul velo, definito una «tradizione islamica, non una norma», come pure sull’importanza di mantenere una posizione di neutralità sulla questione palestinese, a dispetto del clima anti-israeliano che da qualche anno si respira sul Bosforo. Continua a leggere