L’errato approccio alla crisi ucraina che ha provocato l’escalation nel Donbass

Ukraine_EUIn attesa di capire se il piano di pace per l’Ucraina concordato a Minsk funzionerà o si risolverà in un nulla di fatto, è giocoforza in questi frangenti che si apra il dibattito su chi ha vinto e chi ha perso dalla crisi che ha insanguinato la repubblica ex sovietica nell’ultimo anno. È difficile parlare di vittoria quando di mezzo c’è una guerra che ha spezzato migliaia di vite umane, distrutto villaggi e città, ridotto in miseria intere comunità. Nella guerra d’Ucraina, comunque si concluda, ci hanno perso tutti, che siano essi combattenti, loro alleati e padrini politici. Non è una frase fatta, è realtà dei fatti. La prima a perderci è stata ovviamente la stessa Ucraina, intesa come comunità-Stato: divisa oggi come mai in passato, è destinata a diventare un nuovo Kosovo o una nuova Bosnia, ovvero un insieme di popoli che si detestano raccolti all’interno di comuni confini.
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Guerra in Ucraina, Israele si propone di mediare tra Kiev e Mosca

lavrov-liebermanIsraele crede che Russia e Ucraina possano intavolare una trattativa, e per questo si offre di mediare per una definitiva soluzione della crisi che ormai da un anno vede Kiev e Mosca ai ferri corti: ne è convinto Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri del governo Netanyahu, tanto da ribadirlo in un’intervista rilasciata all’agenzia RIA Novosti. «La neutralità di Israele in questo conflitto rappresenta una buona base di partenza per i tentativi di mediazione, – ha dichiarato ieri Lieberman durante la sua visita a Mosca – e noi più volte abbiamo annunciato la nostra intenzione di andare oltre le semplici parole». Nato cittadino sovietico cinquantasei anni fa in Moldavia (allora facente parte dell’Urss), forse proprio per questo Lieberman sembra essere particolarmente coinvolto dai tentativi di pacificazione dell’Ucraina orientale. Continua a leggere

L’Osce smentisce Kiev: nessuno sconfinamento di veicoli militari russi

Il Quartier Generale dell'OsceLa missione Osce in Ucraina non ha registrato alcun recente movimento di veicoli militari russi attraverso i due varchi di confine sotto monitoraggio: sono gli stessi osservatori internazionali a ribadirlo in una nota. «Gli unici movimenti rilevati sui punti di confine “Donetsk” e “Gukovo” – si legge nel testo – sono quelli dei veicoli in dotazione delle truppe confinarie». Cadono così nel vuoto le ultime accuse alla Russia mosse dal Consiglio di Sicurezza dell’Ucraina, a proposito dell’invio di rinforzi ai ribelli dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, peraltro respinte seccamente da Mosca. «Le accuse mosse nei confronti della Russia sono assolutamente prive di fondamento, – aveva dichiarato ieri Igor Konashenkov, portavoce del Ministero della Difesa di Mosca – sono solo allucinazioni di quelli che vogliono una soluzione militare per il conflitto in Ucraina Orientale».
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Kiev e il sospetto delle armi non convenzionali usate in Ucraina orientale

Soldati ucrainiArmi non convenzionali potrebbero esser state impiegate durante le operazioni militari nelle regioni ribelli nell’Est dell’Ucraina dalle forze regolari di Kiev: è quanto ritiene Human Rights Watch, che avrebbe reperito prove  dell’utilizzo delle famigerate cluster bombs, le cosiddette bombe “a grappolo” sulla cui messa al bando l’Onu e molte organizzazioni non governative stanno da anni combattendo una difficile battaglia. Decine di Stati hanno già deciso di rinunciare al loro utilizzo, aderendo alla Convenzione internazionale che dal 2010 le ha dichiarate fuorilegge: tra di questi però non c’è (ancora) l’Ucraina, nei cui arsenali si suppone si trovino dunque anche queste armi micidiali, che esplodono in aria frammentandosi in decine di piccoli ordigni capaci di spargere morte e devastazione in un’area grande come un campo di calcio. Continua a leggere