L’isolamento del Qatar è collegabile al viaggio di Trump in Arabia Saudita?

(Foto: Wikicommons/J.Hamza)Il Qatar è stato isolato dalle nazioni confinanti. Diplomaticamente e politicamente. Il Bahrain, seguito da Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno annunciato oggi la improvvisa rottura delle relazioni diplomatiche con Doha, accusata di utilizzare il terrorismo islamico per destabilizzare i paesi confinanti. Una motivazione-shock, se consideriamo che chi oggi sposa le fonti di intelligence che indicano il piccolo emirato come uno dei principali finanziatori dell’ISIS, fino a ieri gli era politicamente, finanziariamente e militarmente vicino. Qualcosa è cambiato dunque, e a questo punto non si può fare a meno di ipotizzare che una simile svolta si colleghi con il recente viaggio di Donald Trump in Arabia Saudita e al colossale accordo di fornitura militare con cui de facto gli USA hanno appaltato a Riyadh il ruolo di gendarme del Golfo Persico.

E’ipotizzabile che il presidente americano abbia preteso qualcosa in cambio dal governo saudita, e questo qualcosa potrebbe appunto essere l’obbligo di liberarsi di un partner influente ma scomodo come il Qatar del cui ruolo di main sponsor del terrorismo islamico l’Amministrazione Obama era ben conscia, come hanno dimostrato i contenuti delle ormai famose e-mail dell’allora Segretario di Stato Hillary Clinton diffuse da Wikileaks. Al momento, la Casa Bianca non ha annunciato iniziative riguardanti i propri rapporti diplomatici con il Qatar (dove Washington ha insediato da anni il Comando Centrale per il Golfo e circa 10mila soldati di stanza nella base di Al-Udeid), ma un velato riferimento all’immobilismo dei suoi predecessori è presente nella dichiarazione con cui l’attuale Segretario di Stato Rex Tillerson ha commentato la notizia, parlando di “fattori irritanti” noti da tempo nella regione, che sono cresciuti nel tempo in maniera tale da obbligare inevitabilmente i paesi dell’area a muoversi. Trump, che pure durante il suo viaggio in Arabia aveva incontrato l’Emiro del Qatar, potrebbe dunque aver voluto vincolare il nuovo corso delle relazioni con la monarchia wahabita (anch’essa indicata come main sponsor di gruppi estremisti votati alla jihad) ad una netta recisione con un passato doppiogiochista dei sauditi.

La rottura diplomatica è stata comunicata quasi contemporaneamente dai quattro governi. Il primo a muoversi è stato quello del Bahrain, che ha motivato la decisione con le politiche del Qatar indirizzate a destabilizzare la nazione attraverso il sostegno ai terroristi, e soprattutto di aver finanziato gruppi legati all’Iran (principale antagonista dei sauditi sullo scacchiere mediorientale e contro il quale l’Amministrazione Trump è schierata) con l’intento di sabotare l’ordine costituzionale. Quasi contemporaneamente arrivava un medesimo annuncio dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita, che comunicava anche l’interruzione di tutti i collegamenti aerei, marittimi e terrestri con il vicino. Pochi minuti dopo, era la vota dell’Egitto, che motivava la decisione con il supporto finanziario dato per anni dal Qatar ai Fratelli Musulmani. Nel corso della mattinata si è aggiunto anche lo Yemen, che accusa anch’esso il Qatar di sostenere gruppi terroristi ma facendo esplicito riferimento agli huthi, il gruppo sciita filoiraniano contro il quale il governo di yemenita è in guerra, affiancato dai sauditi e dagli altri emirati del Golfo. E come in un effetto-domino, si sono aggiunte anche il governo libico di Tobruk e le Maldive. Il Pakistan invece ha comunicato che ad ora la rottura delle relazioni con il Qatar non è in agenda.

Al momento, nessuna dichiarazione arriva dalla Turchia, uno dei principali partner strategici del Qatar, visto l’enorme flussi di denaro che negli ultimi anni sono giunti dal piccolo emirato. Gli investimenti qatariani sul mercato turco hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 1,5 miliardi di dollari: attraverso il suo fondo sovrano Doha ha acquisito il 50 per cento di BMC, colosso turco nella produzione di veicoli militari, ed è presente in gruppi finanziari come Finansbank e ABank, nella payTV Digiturk e in innumerevoli attività del comparto immobiliare.

Intanto, già si registrano prime ripercussioni sui collegamenti aerei tra le capitali della Penisola Arabica, seguite alla cancellazione di tutti i voli Emirates, Saudia, FlyDubai ed Ethiad da e per Doha.

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