La guerra verbale tra Israele e Turchia pone già fine allo “spirito di Parigi”

Bandiere di Turchia e IsraeleE’durato poco lo “spirito di Parigi”, giusto il tempo di mostrarsi alle telecamere alla Marche Republicaine in memoria delle vittime del terrorismo jihadista che il 7, l’8 e il 9 gennaio scorsi ha sconvolto la vita frenetica della capitale francese. Ed in effetti era da utopisti pensare che marciare insieme in ricordo dei giornalisti di Charlie Hebdo, dei clienti del supermercato kosher e dei poliziotti uccisi avrebbe potuto cancellare anni di tensioni e accuse tra i leader mondiali. Eppure, vedendo marciare uniti verso la medesima direzione il premier Benjamin Netanyahu, il presidente palestinese Abu Mazen e il premier turco Ahmet Davutoglu, chi non ha – anche se per un istante – pensato che in quel momento la Storia potesse cambiare? Ma si sa che le utopie esistono perchè esistono leader politici che le rendono tali. Continua a leggere

Mosca non cambia idea: “Forniremo all’Iran i missili”

La Russia rispetterà gli accordi sottoscritti con l’Iran per la fornitura dei moderni sistemi antiaerei S-300: lo ha chiarito oggi il viceministro degli Esteri, Sergei Rjabkov, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Interfax.

Nessuna sospensione della vendita, dunque, ma semplicemente uno slittamento dei tempi, necessario a risolvere alcuni problemi tecnici. Due giorni fa la notizia della sospensione della vendita aveva dato vita ad una serie di ipotesi, tra cui anche quella dell’accordo segreto tra Russia, Israele ed Iran per giungere ad un patto di non aggressione tra Tel Aviv e Teheran.

Rjabkov ha inoltre ribadito la posizione russa sulle sanzioni contro Teheran: niet all’imposizione di sanzioni paralizzanti, come richieste da Israele. Le sanzioni, se imposte, dovrebbero aveve come obiettivo quello di rinforzare la non proliferazione nucleare: “Non possiamo parlare di sanzioni che potrebbero essere interpretate come una punizione per tutto il Paese e per il suo popolo”, ha spiegato il viceministro.

Intanto Mosca è tornata a minacciare di installare a sua volta missili tattici SS-26 “Iskander” nell’enclave russa di Kaliningrad, tra Polonia e Lituania, se gli Usa scheireranno in Romania e Bulgaria batterie di missili intercettori, nell’ambito del progetto di scudo spaziale: lo ha annunciato il ministro della Difesa, Anatoli Serdjukov, chiarendo che “se all’orizzonte appariranno ulteriori minacce allora gli Iskander (SS-26) saranno piazzati a Kaliningrad” .

La Russia sospende la vendita degli S-300 all’Iran

Con un secco comunicato, il governo russo ha annunciato ieri la sospensione della fornitura all’Iran di un sistema missilistico di difesa antiaerea. Il motivo sarebbe dovuto a non precisati problemi tecnici, che richiederebbero uno slittamento dei tempi di consegna, che però non vengono in alcun modo menzionati.

Il fatto che tale dichiarazione arrivi all’indomani della visita a Mosca del premier israeliano Benjamin Netanyahu autorizza a pensare che a ritardare la vendita dei missili all’Iran non sia un problema tecnico, bensì politico.

Netanyahu aveva infatti annunciato, prima della sua partenza per la capitale russa, di voler far pressioni su Medvedev e Putin affinchè desistessero dal dotare Teheran dei sofisiticati missili antiaereo russi S-300: un simile sistema di difesa è infatti molto temuto dall’aviazione di Tel Aviv, nell’ottica di un eventuale blitz contro le centrali nucleari iraniane.

Mosca dunque prende tempo, perchè dal canto suo si trova in una difficile posizione, vista l’esigenza di mantenere buone le relazioni sia con Israele e soprattutto con l’Iran: proprio lì tecnici di società russe sono  impegnati in programmi di cooperazione tecnica per la costruzione di centrali nucleari da impiegare a scopo civile, e lo stesso Medvedev ha più volte ribadito di essere contrario a sanzioni che vadano a colpire il Paese, dicendosi disponibile ad avallare invece azioni che vadano a danneggiare gli organismi direttamente coinvolti nel programma  nucleare ad uso bellico.

La clamorosa decisione del governo russo apre diversi scenari: una prima ipotesi, piuttosto remota, potrebbe essere l’imminenza di un blitz aereo isrealiano, ma ciò significherebbe per Mosca inimicarsi il regime degli Ayatollah, con conseguenze economiche e politiche che al Cremlino non converrebbero.
La seconda ipotesi è stata avanzata dal direttore del Centro Studi per il Medio Oriente, Evgenij Satanovskij, secondo cui, dietro questo misterioso rinvo della fornitura ci sarebbe un accordo segreto tra Russia e lo Stato ebraico: proprio per salvaguardare i propri interessi economici nella regione mediorientale, la Russia si farebbe garante per la stipula di un patto reciproco di non aggressione tra Israele ed Iran.

Strategia militare nel viaggio di Netanyahu a Mosca

Benjamin Netanyahu

Il premier israeliano Netanyahu

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu spingerà per l’applicazione di sanzioni economiche all’Iran nel corso dei suoi incontri con il Presidente russo Dmitrij Medvedev ed il Premier Vladimir Putin, in programma agli inizi della settimana. Lo ha dichiarato lo stesso premier israeliano questa mattina, durante la riunione di gabinetto, prima di imbarcarsi su un volo diretto a Mosca.

La Russia si è infatti detta disponibile a sostenere sanzioni che abbiano un fine politico, ovvero che vadano a colpire gli organismi di governo direttamente coinvolti nel programma nucleare, ma non quelle che puntano a colpire l’economia del Paese nel suo complesso: Mosca infatti è uno dei principali partner commerciali di Teheran, e riceverebbe un danno notevole se la comunità internazionale decidesse di applicare un embargo.
Sulle stesse posizioni russe si è schierata la Cina, anche lei interessata a mantenere aperti i canali economici con l’Iran.

“Se la Russia acconsente alle sanzioni, la Cina si troverà isolata e probabilmente sarà costretta ad allinearsi con le potenze occidentali” ha dichiarato un funzionario israeliano al quotidiano Haaretz. “Ecco perché persuadere la leadership russa è così importante”.

Ma il viaggio di Netanyahu in Russia non riguarderà però solo le sanzioni, ma anche la vendita di sistemi difensivi antiaerei al regime degli ayatollah: Netanyahu vorrebbe infatti ricevere rassicurazioni dal Cremlino dell’immediato congelamento della fornitura all’Iran di missili “terra-aria” S-300, il cui dispiegamento di fatto renderebbe impossibile un eventuale attacco militare contro Teheran.

Se il premier israeliano dovesse tornare da Mosca con la sicurezza che l’Iran non disporrà dei sofisticati sistemi antiaereo russi, allora si aprirebbero nuovi scenari militari per il Medioriente: l’ipotesi di un attacco aereo di Israele agli impianti nucleari iraniani diverrebbe molto concreta.