L’isolamento del Qatar è collegabile al viaggio di Trump in Arabia Saudita?

(Foto: Wikicommons/J.Hamza)Il Qatar è stato isolato dalle nazioni confinanti. Diplomaticamente e politicamente. Il Bahrain, seguito da Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno annunciato oggi la improvvisa rottura delle relazioni diplomatiche con Doha, accusata di utilizzare il terrorismo islamico per destabilizzare i paesi confinanti. Una motivazione-shock, se consideriamo che chi oggi sposa le fonti di intelligence che indicano il piccolo emirato come uno dei principali finanziatori dell’ISIS, fino a ieri gli era politicamente, finanziariamente e militarmente vicino. Qualcosa è cambiato dunque, e a questo punto non si può fare a meno di ipotizzare che una simile svolta si colleghi con il recente viaggio di Donald Trump in Arabia Saudita e al colossale accordo di fornitura militare con cui de facto gli USA hanno appaltato a Riyadh il ruolo di gendarme del Golfo Persico.

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Le relazioni pericolose: l’Ucraina vende armi ai ribelli islamici in Libia?

Abdul Sewehli e Pavlo KlimkinC’è una domanda che il premier italiano Matteo Renzi avrebbe dovuto rivolgere al presidente ucraino Petro Poroshenko durante il suo recente viaggio a Kiev: quali sono ad oggi i rapporti tra l’Ucraina e i ribelli islamici in Libia? Una richiesta di chiarimento necessaria, considerato il ruolo in prima linea assunto dall’Italia verso la sua dirimpettaia infiammata dalla guerra civile. Invece non è stata posta, nonostante fosse di grande importanza, e questo non va bene, per il semplice fatto che la crisi libica e quella ucraina, dove pure l’Italia è coinvolta – seppur negli ambiti UE e NATO – pare si siano fuse in una miscela potenzialmente esplosiva. Lo scorso mese il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin ha ricevuto a Kiev Abdul Rahman al-Sewehli, importante rappresentante dell’autoproclamato governo islamista che da Tripoli si oppone al governo legittimo di Tobruk, riconosciuto a livello internazionale. Non si tratta del Califfato islamico libico, ossia quello che fa riferimento all’ISIS e che occupa i territori intorno alla città di Derna, bensì di una delle due fazioni che nel 2011 costituivano il fronte anti-Gheddafi, e che oggi controlla l’est della Libia, corrispondente alla Tripolitania. Continua a leggere

La Russia, il Dagestan e l’oscuro ruolo saudita nel conflitto caucasico

Le due stragi terroristiche compiute ieri e oggi a Volgograd riportano alla ribalta la guerra “sporca” in Dagestan, la repubblica caucasica indipendentista oggetto di attenzione internazionale in occasione di attentati con vasta eco, sebbene non trascorra settimana senza che un agguato dei ribelli islamici o un’operazione delle forze di sicurezza russe costringa ad aggiornare il conto dei morti e dei feriti. I media hanno parlato molto del Dagestan dopo gli attentati di Boston della scorsa primavera, quando due ventenni d’origine caucasica fecero esplodere un ordigno durante la famosa maratona che si tiene annualmente nella capitale del Massachusetts, uccidendo tre persone. Dalle successive indagini si scoprì che uno dei due attentatori, Tamerlan Tsarnaev (morto poi in un conflitto a fuoco con la polizia), nel 2012 aveva trascorso sei mesi in Dagestan: l’uomo rientrato negli Usa a giugno, non venne obbligato ad alcuna misura di sorveglianza speciale, sebbene l’Fbi, nel 2011, l’avesse fermato e poi rilasciato dopo una “soffiata” di un’intelligence straniera (forse l’Fsb russo), che l’aveva indicato come un possibile terrorista visti i suoi messaggi di esaltazione della jihad lasciati sui social network. Continua a leggere