Bruxelles, i servizi israeliani: gli attentatori non erano kamikaze. E sono vivi

Attentato BruxellesKhalid e Ibrahim El-Bakraoui, i due uomini identificati come gli autori dell’attentato all’Aeroporto di Bruxelles, non sarebbero morti suicidi nell’azione ma ancora vivi e in fuga. Lo riferisce l’agenzia d’informazione israeliana Debka, molto vicina ad ambienti d’intelligence, per i quali le varie tracce finora raccolte dagli inquirenti belgi metterebbero in discussione la versione dell’attacco kamikaze. Secondo le fonti citate da Debka, e riconducibili ad analisti dell’antiterrorismo di Israele, a provocare la strage non sono state cinture esplosive, bensì le valigie piene di tritolo (ben visibili dalle immagini del circuito interno dell’aeroporto) che i terroristi hanno lasciato davanti ai desk dell’American Airlines per farle esplodere a distanza poco dopo. A portare gli israeliani verso questa ipotesi sono stati i numerosi referti ospedalieri che hanno riscontrato sulle vittime dell’esplosione numerose ferite al ventre e agli arti inferiori: queste sarebbero incompatibili con una deflagrazione causata da una cintura esplosiva indossata da un kamikaze, che invece avrebbe dovuto  colpire soprattutto il torace e gli arti superiori di chi si trovava nelle vicinanze. Continua a leggere

Siria, Putin “blinda” Assad: Mosca invia aerei e missili a Damasco

Bashar al-AssadSei caccia intercettori MiG-31 russi decollati da Mosca sono atterrati il 18 agosto in Siria, presso la base militare di Mezze, situata nei pressi dell’aeroporto di Damasco: a riferirlo è l’agenzia di stampa israeliana Debka, ritenuta molto vicina al Mossad, che cita non a caso fonti militari e di intelligence, secondo le quali assieme ai MiG in Siria sarebbero atterrati anche aerei-cargo Antonov AN-131 che avrebbero trasportato un migliaio di missili anticarro teleguidati Kornet-9M133 di terza generazione, quale nuova dotazione alle forze regolari fedeli a Bashar al-Assad. La consegna di nuovissime armi russe all’esercito siriano – secondo Debka – proseguirà anche nei prossimi giorni, e può essere facilmente interpretata come l’intenzione di Mosca di rafforzare il proprio sostegno al regime di Assad
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