Ucraina, quanto vale l’annuncio delle dimissioni di Yatsenyuk

YatsenyukArsenij Yatsenyuk, uno dei leader della rivolta nazionalista del 2014 che depose il presidente eletto Viktor Yanukovic, si è dimesso due giorni fa da Primo Ministro dell’Ucraina, denunciando la presenza nel Paese di “forze oscure” che tramano contro di lui e gli impediscono di attuare le riforme necessarie all’integrazione del Paese con il mercato Ue. Il lungo braccio di ferro con il presidente Petro Poroshenko è dunque all’epilogo? Nell’annunciare le sue dimissioni, Yatsenyuk è parso rivolgersi proprio al capo dello Stato: tra i due non è mai corso buon sangue, ma la situazione è precipitata a partire dallo scorso febbraio, quando gli esponenti del partito del presidente hanno accusato il premier di aver svolto un lavoro pessimo, e hanno appoggiato una mozione di sfiducia per far cadere il governo, respinta dai deputati della Verkhovna Rada, il parlamento ucraino. Molto probabilmente a dare il colpo di grazia al traballante esecutivo ci hanno pesato gli esiti del referendum olandese, che ha bocciato di fatto l’accordo con l’Ue per l’ingresso di Kiev nell’Area di libero scambio europea Continua a leggere

Juncker stronca l’Ucraina: «Entrerà nell’Ue tra più di vent’anni»

junckerL’Ucraina non avrà la possibilità di entrare nell’Ue o nella NATO per almeno un’altra ventina d’anni, parola di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, mica uno qualunque. Frasi che suonano come una doccia fredda sul presidente ucraino Poroshenko e sul premier Yatsenyuk: di sicuro a Kiev l’impatto politico di queste dichiarazioni sarà forte. «In conclusione, l’Ucraina potrà diventare membro dell’Unione Europea e della NATO non prima dei prossimi 20-25 anni» ha dichiarato Juncker dall’Aja, parlando a proposito del referendum indetto per il prossimo aprile dall’Olanda sulla ratifica dell’accordo di libero scambio tra l’Ue e l’Ucraina, formalmente in vigore da inizio 2016. Continua a leggere

Riforme al palo su economia e diritti, Berlino striglia l’Ucraina

Angela_MerkelLo scorso 1° aprile, il premier ucraino Arsenij Yatsenyuk è volato a Berlino in visita ad Angela Merkel: un viaggio non programmato, che in Ucraina è stato in gran parte ignorato dai media ucraini controllati o di proprietà del presidente Petro Poroshenko. Questo silenzio mediatico confermerebbe che tra le due principali cariche della Repubblica Ucraina è in corso una vera e propria crisi, iniziata alla fine di marzo quando Poroshenko ha obbligato alle dimissioni l’oligarca Ihor Kolomoyskyi, nominato da Yatsenyuk alla guida della holding che gestisce le infrastrutture energetiche di proprietà statale, aperte la scorsa estate dallo stesso premier a investitori stranieri. Un braccio di ferro che si sarebbe risolto solo dietro intervento diretto del vicepresidente Usa Joe Biden (il cui figlio ha investito cospicui capitali nei gasdotti ucraini), che avrebbe chiesto a Yatsenyuk “un passo indietro” per non minare l’unità istituzionale. Continua a leggere

Perchè l’idea di un asse anti-terrore tra Nato e Russia terrorizza Yatsenyuk

Arsenij YatsenyukLe 56 ore di morte, sangue e terrore che hanno sconvolto la Francia hanno lasciato l’Europa sgomenta e spaventata dal riapparire del fantasma del terrorismo islamico, eppure in Ucraina qualcuno non batte ciglio e continua a dar la caccia alle streghe. Il cacciatore è Arsenij Yatsenyuk, da novembre premier per volontà del popolo ucraino (e in precedenza, per volontà di qualcun altro), che all’indomani dell’assalto jihadista al settimanale satirico francese Charlie Hebdo, ha annunciato una sua terribile scoperta: gli hacker ucraini che di recente hanno violato la sicurezza informatica del governo tedesco sono al soldo di Mosca. Tanto da lasciarsi andare a suggerimenti che fanno tanto Movimento 5 Stelle: «I servizi russi la smettano di usare così i soldi dei contribuenti». Continua a leggere