Il caso-Bout non danneggerà i rapporti Usa-Russia

Viktor Bout al suo arrivo a New York

L’estradizione negli Usa di Viktor Bout, il trafficante d’armi d’origine russa arrestato in Thailandia due anni fa, non avrà conseguenze nelle relazioni diplomatiche tra Washington e Mosca. La precisazione giunge dal portavoce del Dipartimento di Stato americano: “E’ comprensibile trovarsi ogni tanto in disaccordo – ha detto Philip Crowley ai giornalisti -. Abbiamo delle tensioni che esplodono di tanto in tanto, ma lavoriamo per risolverle. Non mi aspetto che il caso-Bout possa avere implicazioni sulle nostre relazioni”.

Sull’ estradizione di Bout, Crowley parla di un atto che rispetta pienamente gli accordi bilaterali con la Thailandia e le leggi internazionali, ma Mosca contesta questa decisione, che definisce “illegale” e “priva di motivi e giustificazioni razionali”: il ministro degli Esteri  Sergej Lavrov ha puntualizzato che la Russia continuerà ad assistere Bout nelle varie fasi del processo.

Visti gli innumerevoli tentativi falliti di bloccare l’estradizione, si può dire che la politica estera russa abbia subìto un duro smacco dalla decisione di Bangkok di estradare negli Usa il Mercante di morte, ambiguo personaggio che secondo le accuse americane sarebbe legato alla vendita d’armi a gruppi terroristici, in primis le FARC colombiane. Secondo i pareri degli analisti, Bout custodirebbe imbarazzanti segreti sui rapporti di alti “papaveri” dell’establishment russo con signori della guerra sparsi per il mondo.

Viktor Bout, ex ufficiale dell’esercito russo, era stato arrestato a Bangkok nel marzo 2008 in un’operazione guidata da agenti americani.
Attualmente l’uomo si trova rinchiuso in una cella di un penitenziario per “colletti bianchi”, dove si trovano anche l’ex finanziere Madhoff e il padrino della famiglia mafiosa newyorkese Gambino, John Gotti jr. Se le accuse a suo carico venissero provate, Bout potrebbe esser condannato a 25 anni di carcere.