“Le armi libiche potrebbero finire in mani sbagliate”

Un lanciamissili anti-aereo MANPADS

Esperti militari russi lanciano l’allarme sulla vulnerabilità dei depositi militari libici: molte armi infatti potrebbero cadere nelle mani di gruppi terroristici. In particolare, i russi temono per il destino dei lanciarazzi MANPADS di fabbricazione sovietica, veri e propri sistemi di difesa anti-aereo trasportabili che il governo libico aveva acquistato negli anni Ottanta. Continua a leggere

In forte crescita l’export di armi da guerra russe

Sukhoi Su-27

Un caccia Sukhoi Su-27 (military-news.com)

L’industria russa degli armamenti va a gonfie vele quasi quanto quella delle materie prime energetiche: stando ai dati del Servizio Federale per la cooperazione tecnico-militare (FSVTS), pubblicati dal Kommersant, l’export di armi russe ha raggiunto lo scorso anno un valore di mercato di oltre 10 miliardi di dollari, superando perfino le previsioni di inizio 2010, che stimavano esportazioni per un valore di 9,5 milioni di dollari. Continua a leggere

Teheran-Mosca, tensione sui missili antiaereo S-300

Una batteria missilistica antiaereo S-300

Una batteria missilistica S-300

Il presidente russo Dmitrj Medvedev ha vietato la vendita del sistema di difesa missilistico antiaereo S-300 all’Iran: il veto riguarda anche la fornitura di carri armati, pezzi d’artiglieria, elicotteri militari, navi da guerra. La Russia dunque applica la risoluzione Onu dello scorso 9 giugno che proibiva la vendita di armi al regime degli ayatollah.

Teheran ha criticato la decisione del Cremlino, specie per quel che riguarda la mancata fornitura degli S-300: “La risoluzione dell’Onu non riguarda apparati di difesa antiaereo, per questo è del tutto illogica la decisione presa dai russi”, ha dichiarato il ministro della Difesa iraniano Vahidi, che ha aggiunto che gli scienziati iraniani sono al lavoro per costruire proprio in Iran dei missili simili agli S-300.

Sostegno alla decisione russa è giunta dalla Casa Bianca.

Nei mesi scorsi, la fornitura del sistema antimissilistico russo ad Ahmadinejad era stata oggetto di pressioni da parte di Israele, tuttavia in un primo momento Mosca aveva confermato l’imminente trasferimento in Iran delle batterie di S-300.

Vedi anche:
“Le sanzioni all’Iran non riguardano i missili russi”
Mosca non cambia idea: “Forniremo all’Iran i missili”
La Russia sospende la vendita degli S-300 all’Iran
Strategia militare nel viaggio di Netanyahu a Mosca

Il Venezuela acquisterà nuovi jet militari dalla Russia

Putin e Chavez

Putin a Caracas con Chavez (Fonte: RIA Novosti)

Nel bel mezzo della crisi politica scatenata dalle accuse del governo di Bogotà verso quello di Caracas di dare asilo e sostegno ai guerriglieri marxisti delle FARC, che ha portato Colombia e Venezuela ai ferri  corti, da Mosca giunge  una notizia che rischia di far peggiorare i già precari equilibri: il Venezuela è in procinto di acquistare diversi aerei da trasporto militare russi. Lo ha dichiarato Sergej Kornev, capo della Rosoboronexport, holding di Stato che coordina la vendita all’estero delle armi made in Russia.
Kornev, intervenuto al termine della fiera internazionale aeronautica di Farnborough (Londra), ha auspicato una  rapida conclusione della trattativa, ma non ha specificato quanti aerei l’aeronautica militare venezuelana vorrebbe acquistare.

La Russia si conferma dunque il principale fornitore militare del governo di Hugo Chavez: negli ultimi anni Mosca ha già venduto a Caracas aerei Sukhoi Su-30Mk, ed elicotteri del tipo Mi-17B Hip e Mi-35 Hind-E da attacco e Mi-26T Halo da trasporto.
Dal 2005, il Venezuela ha acquistato armamenti russi, tra cui aerei da guerra, elicotteri e fucili d’assalto Kalashnikov, per un valore di 4 miliardi dollari.
Durante il vertice bilaterale russo-venezuelano tenutosi nello scorso settembre, Chavez aveva espresso l’intenzione di acquistare anche 92 tank T-72, razzi e mezzi per l’aviazione civile.

Gli eserciti di Colombia e Venezuela sono attualmente in stato d’allerta,  dopo che nei giorni scorsi sono stati richiamati in patria i rispettivi ambasciatori e rotte le relazioni diplomatiche.

Se Chavez dunque si spinge sempre più verso una stretta collaborazione con Mosca, la Colombia resta invece l’ultimo alleato degli USA in America Latina, quella che una volta Washington considerava il proprio “cortile di casa”:  in nome dell’autodifesa dal comunismo che iniziava a far breccia anche nel continente sudamericano, negli anni Settanta il Dipartimento di Stato aveva infatti stipulato stretti rapporti con alcuni inquietanti ed imbarazzanti figuri come Pinochet in Cile, Videla in Argentina, Stroessner in Paraguay, ed altri caudillos locali.
Ma la fine della Guerra Fredda, la svolta democratica in alcuni paesi ed il fallimento delle politiche ultraliberiste in essi applicate ha favorito l’ascesa al potere di nuovi soggetti politici (come ad esempio lo stesso Chavez, il boliviano Morales e in misura più moderata il brasiliano Lula),  che tendono ad allontanare i loro paesi dalla sfera d’influenza americana e non disdegnano una più stretta cooperazione con Mosca: con la sola eccezione della Colombia, di fatto oggi l’intero continente sudamericano sembra voler percorre la strada del “non allineamento” con Washington.