I senza-lavoro ucraini bussano alla porta dell’Unione Europea

EU-UkraineBruxelles ha promesso all’Ucraina di introdurre un regime di esenzione dal visto d’ingresso entro il 2016, anno in cui entrerà in vigore il tanto discusso Accordo di libero scambio tra Kiev e l’Ue, all’origine della crisi politica che due anni fa portò alla rivolta di Piazza Maidan e alla caduta di Viktor Yanukovic. I difficili negoziati sono iniziati oltre sette anni fa, da quando il governo filo-occidentale di Viktor Yushenko abolì i visti per i visitatori occidentali in Ucraina, nella speranza che l’Occidente avrebbe “ricambiato” la gentilezza. Poi però l’inconsistenza della Rivoluzione Arancione divenne palese come le sue false promesse, tanto che nel 2010 gli ucraini scelsero il russofono Viktor Yanukovic come nuovo presidente. E i negoziati con Bruxelles si fermarono. Quindi nel febbraio 2014 Yanukovic venne deposto, l’Ucraina venne riammessa al tavolo delle trattative, e obbligata ad avviare serie riforme economiche e sociali propedeutiche all’ingresso nell’Area di Libero Scambio con l’Ue, nella quale la libera circolazione delle persone non era inclusa. Continua a leggere

Poroshenko & Saakashvili tentano la Rivoluzione “colorata” a Odessa?

Poroshenko con SaakashviliSi dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio, e in questo caso a non perdere il vizio sono Petro Poroshenko, Presidente della Repubblica d’Ucraina, e il suo fido amico e collaboratore, nonchè ex presidente della Georgia ed attuale governatore della oblast’ di Odessa Mikheil Saakashvili: i due sono legati dal forte sentimento antirusso e soprattutto dalla comune esperienza delle Rivoluzioni “colorate” del 2003 in Georgia e del 2004 in Ucraina, di cui sono politicamente figli, tanto che pare abbiano deciso di rinverdirne i fasti sulle rive del Mar Nero. Il Presidente & il Governatore in settimana hanno infatti organizzato a Odessa una manifestazione di protesta per denunciare (presunti) brogli e irregolarità che avrebbero condizionato l’esito delle elezioni amministrative di domenica scorsa, validate invece dagli osservatori dell’Osce e conclusesi nella città portuale ucraina con una debacle per il Blocco Poroshenko, il cui candidato, Sasha Borovik, ha ottenuto appena il 25,7% dei voti contro il 52,9% del sindaco uscente, il russofono Gennadi Trukhanov. Continua a leggere

Fahrenheit 451 in salsa ucraina: Kiev va alla guerra dei libri (russi)

Book_burningTrentotto testi di autori russi non potranno più essere importati e venduti in Ucraina, secondo una recente disposizione della locale Commissione Nazionale per la Televisione e la Radio (Goskomteleradio). La decisione – secondo quanto dichiarato dal numero due della Commissione, Bogdan Chervak – è stata dettata «dalla necessità di impedire alla Federazione Russa di fare disinformazione nei confronti dei cittadini ucraini per diffondere odio, fascismo, xenofobia e separatismo». La lista dei libri proibiti comprende molti lavori dello scrittore Fëdor Berzin (ucraino russofono nativo di Donetsk), come pure le opere di Gleb Bobrov e Georgi Savitskiy, anch’essi ucraini, rei di aver ambientato i loro romanzi di fantapolitica in stile Tom Clancy in un’Ucraina dilaniata dalla guerra civile.

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Ucraina, lo staff di Saakashvili a libro-paga degli Usa

Mikheil Saakashvili con George W. BushLo stipendio dei membri dell’Amministrazione Regionale di Odessa, al cui vertice dallo scorso mese si trova l’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili, verrà pagato dagli Stati Uniti, che si occuperanno anche dell’addestramento delle forze di polizia della Regione. Ad annunciarlo su Facebook è stato lo stesso Saakashvili dopo aver incontrato l’Ambasciatore statunitense in Ucraina Geoffrey Pyatt: «Poliziotti californiani addestreranno le nostre nuove forze dell’ordine, mentre il governo degli Stati Uniti si è detto d’accordo ad accollarsi i salari dello staff del Governatore». Il feeling tra Saakashvili e gli Usa sembra dunque non conoscere crisi, anzi: l’ex leader della Georgia, che proprio grazie all’aiuto americano nel 2003 depose il presidente eletto Eduard Shevarnadze per instaurare un regime filo-atlantico, deve la sua seconda vita politica proprio ai suoi amici di Washington. Continua a leggere