Giorno della Vittoria, la dura esistenza dei veterani russi

Soldati in uniforme d'epoca (1941-45)

Oggi siederanno in prima fila sulla Piazza Rossa, e nel giorno in cui la Russia li celebra come eroi, loro, almeno per un giorno, assistendo alla  canonica parata del 9 Maggio dimenticheranno i loro problemi che gli rendono l’esistenza quotidiana sempre più difficile. Sono i veterani della Grande Guerra Patriottica, le donne e gli uomini che nelle immediate ore successive all’invasione tedesca del 1941 presero le armi contro le armate di Hitler Continua a leggere

Il Giorno della Vittoria celebrato sui bus di Stalin?

Come ormai da consuetudine, all’approssimarsi della parata militare del 9 maggio, con cui la Russia celebra la vittoria sovietica sul Terzo Reich, esplode puntuale la polemica sul ruolo da attribuire alla figura storica di Josif Stalin, che ancora oggi divide i russi in due gruppi. Da un lato ci sono quelli che ritengono il suo ruolo durante la guerra degno di essere ricordato, in quanto pur sempre l’allora leader dell’Unione Sovietica. Continua a leggere

La Russia celebra il Giorno della Vittoria sul nazifascismo

Bandiera della Vittoria

Una bandiera con la scritta "Vittoria" sventolata da un elicottero (Fonte: RT.com)

Con una parata di oltre 10.000 soldati, 150 veicoli militari cingolati e gommati,  127 aeromobili ed elicotteri, la Russia ha celebrato sulla Piazza Rossa il Dien’ Pobedy, il Giorno della Vittoria sulla Germania nazista nella Seconda Guerra mondiale, che i russi chiamano da sempre “Grande Guerra Patriottica”, a simboleggiare l’enorme partecipazione popolare che ebbe la lotta di liberazione dalle truppe dell’Asse tra il 1941 ed il 1945.

La cerimonia è stata aperta dal presidente russo Dmitrj Medvedev, che ha rivolto un messaggio ai partecipanti, in particolare ai veterani, ed agli ospiti stranieri, tra cui il cancelliere tedesco Angela Merkel ed il presidente cinese Hu Jin-tao: “Questa guerra ci ha reso una nazione forte… Non abbiamo conseguito solo una vittoria militare, ma anche una vittoria morale”, ha dichiarato Medvedev.

La parata, accompagnata da 50 orchestre militari con più di 1.200 musicisti russi e stranieri, è stata divisa in tre parti: la marcia dei soldati, seguita poi dalla sfilata dei mezzi pesanti, inclusi quelli che trasportavano (per la prima volta) le testate balistiche Topol-M, infine il passaggio degli aerei da combattimento, tra cui i Tupolev-160, gli elicotteri Ka-52 e le frecce tricolori russe, che hanno disegnato nel cielo di Mosca i colori della bandiera della Federazione Russa.

Nessuna immagine di Stalin invece campeggiava sulla Piazza Rossa, oggetto da mesi del dibattito politico in Russia e all’estero: si sono così evitati imbarazzi nei confronti degli ospiti stranieri, sebbene il governo di Mosca sembrava comunque essere contrario a trasformare la parata militare in una sorta celebrazione postuma del dittatore georgiano.

Medvedev saluta le truppe sulla Piazza Rossa

Medvedev saluta le truppe sulla Piazza Rossa

Per la prima volta nella storia, truppe americane, britanniche, polacche e francesi hanno marciato a fianco delle unità militari russe sulla Piazza Rossa. Il presidente Medvedev ha chiesto di unire gli sforzi internazionali per affrontare le nuove minacce globali e per prevenire tragedie simili a quella della Seconda Guerra mondiale: “Questa marcia comune sulla Piazza Rossa  simboleggia la disponibilità comune a difendere la pace e ad evitare nuove tragedie”, ha detto Medvedev.

La cerimonia è stata conclusa dalle bande militari russa, americana, francese, britannica e polacca, che di fronte al palco d’onore hanno suonato insieme l’Inno alla Gioia di Beethoven.

Altre parate militari per il Giorno della Vittoria sono state tenute in altre 36 città russe, che hanno visto la partecipazione di più di 102.000 militari militari e di circa 200.000 veterani.

Medvedev: “La guerra l’ha vinta il popolo, non Stalin”

Truppe russe sfilano sulla Piazza Rossa

Truppe russe sfilano sulla Piazza Rossa

La Russia si prepara a celebrare il 65° anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale con una solennità mai vista finora: migliaia di persone, tra militari e ginnasti, parteciperanno alla cerimonia commemorativa di domenica sulla Piazza Rossa, per la prima volta nella storia aperta anche a contingenti di truppe occidentali, come quelle americane, britanniche e francesi.
Alla vigilia del Dien’ Pobedy, il Giorno della Vittoria, come viene definito in Russia, il presidente Medvedev ha rilasciato un’intervista trasmessa dalla Tv di Stato, in cui ha reso onore e gloria a “tutti i soldati sovietici che combatterono e persero la vita per la vittoria sul nazismo”, ma soprattutto ha esaltato il ruolo che ebbe il popolo sovietico durante la guerra con una dichiarazione di rottura con il passato: “La sconfitta del nazismo fu merito del popolo, non di Stalin“.

Il presidente russo dunque ritorna sul tema che ha tenuto vivo il dibattito in Russia in queste ultime settimane: il ruolo di Josif Stalin durante la lotta per la liberazione dall’occupazione tedesca, che i russi chiamano la “Grande Guerra Patriottica”.
La Grande Guerra Patriottica è stata vinta dalla nostra gente, non da Stalin, – ha dichiarato Medvedev – e nemmeno i generali giocarono un ruolo tanto importante quanto quello del nostro popolo. Certo, il loro fu un ruolo estremamente serio, ma la gente vinse la guerra al prezzo di grandi sacrifici e di tantissime vite umane”.

ll presidente russo Medvedev

ll presidente russo Dmitrj Medvedev

“Alcuni credono che il ruolo di Stalin fu straordinario, altri no. Ma il problema non è questo, – continua Medvedev – bensì come dobbiamo valutare la figura di Stalin in generale. Se parliamo della posizione ufficiale del governo fin dalla nascita dello Stato russo, è semplice: Stalin commise crimini di massa contro il popolo. E questo non può essere dimenticato, nemmeno di fronte al fatto che sotto il suo comando l’Urss visse una fase di sviluppo e divenne una superpotenza militare”.
Medvedev ha però voluto sottolineare che, a dispetto della posizione ufficiale del governo, oggi in Russia chiunque può pensarla come crede: “Il fatto che molti veterani abbiano un’idea positiva su Stalin non mi sorprende: penso anzi che ne abbiano il diritto. Ma le opinioni personali non possono avere influenza sulla posizione dello Stato”.

Non è mancata la polemica con la visione revisionista della Storia da parte di alcuni Paesi, rivolta, secondo Medvedev, a sminuire il ruolo sovietico a favore di una riabilitazione delle milizie filonaziste locali: “Non è possibile mettere sullo stesso piano vittime e carnefici, e chi fa ciò compie un crimine morale”, ha ribadito il presidente, sottolineando come ci sono stati ultimamente “comportamenti assurdi da parte di alcuni rappresentanti delle Repubbliche Baltiche, perfino riguardo ad un tema così doloroso come la guerra e l’occupazione nazista”.

Il chiaro riferimento è alla recente delibera dell’Osce, approvata su proposta della Lituania, che ha parificato lo stalinismo al nazismo.

La Russia si prepara a celebrare il 65° anniversario dalla fine della

Seconda Guerra Mondiale con una solennità mai vista finora: migliaia di

persone, tra militari e ginnasti, parteciperanno alla cerimonia

commemorativa di domenica sulla Piazza Rossa, per la prima volta nella

storia aperta anche a contingenti di truppe occidentali, come quelle

americane, britanniche e francesi.
Alla vigilia del dien’ pobedy, il Giorno della Vittoria, come viene definito

in Russia, il presidente Medvedev ha rilasciato un’intervista trasmessa

dalla Tv di Stato, in cui ha reso onore e gloria a “tutti i soldati sovietici che

combatterono e persero la vita per la vittoria sul nazismo”, ma soprattutto

ha esaltato il ruolo che ebbe il popolo sovietico durante la guerra con una

dichiarazione di rottura con il passato: “La sconfitta del nazismo fu merito

del popolo, non di Stalin”.

Il presidente russo dunque ritorna sul tema che ha tenuto vivo il dibattito

in Russia in queste ultime settimane: il ruolo di Josif Stalin durante la lotta

per la liberazione dall’occupazione tedesca, che i russi chiamano la

“Grande Guerra Patriottica”.
“La Grande Guerra Patriottica è stata vinta dalla nostra gente, non da

Stalin, – ha dichiarato Medvedev – e nemmeno i generali giocarono un

ruolo tanto importante quanto quello del nostro popolo. Certo, il loro fu un

ruolo estremamente serio, ma la gente vinse la guerra al prezzo di grandi

sacrifici e di tantissime vite umane”.

“Alcuni credono che il ruolo di Stalin fu straordinario, altri no. Ma il

problema non è questo, – continua Medvedev – bensì come dobbiamo

valutare la figura di Stalin in generale. Se parliamo della posizione

ufficiale del governo fin dalla nascita dello Stato russo, è semplice: Stalin

commise crimini di massa contro il popolo. E questo non può essere

dimenticato, nemmeno di fronte al fatto che sotto il suo comando l’Urss

visse una fase di sviluppo e divenne una superpotenza militare”.
Medvedev ha però voluto sottolineare che, a dispetto della posizione

ufficiale del governo, oggi in Russia chiunque può pensarla come crede:

“Il fatto che molti veterani abbiano un’idea positiva su Stalin non mi

sorprende: penso anzi che ne abbiano il diritto. Ma le opinioni personali non possono avere influenza sulla posizione dello Stato”.

Non è mancata la polemica con la visione revisionista della Storia da parte di alcuni paesi, volta, secondo Medvedev, a sminuire il ruolo sovietico a favore di una riabilitazione delle milizie filonaziste locali: “Non è possibile mettere sullo stesso piano vittime e carnefici, e chi fa ciò compie un crimine morale”, ha ribadito il presidente, sottolineando come ci sono stati ultimamente “comportamenti assurdi da parte di alcuni rappresentanti delle Repubbliche Baltiche, perfino riguardo ad un tema così doloroso come la guerra e l’occupazione nazista”. Il chiaro riferimento è alla recente delibera dell’Osce, approvata su proposta della Lituania.