Quella presenza russa in Siria che non piace nelle capitali del Golfo

L’arrivo di soldati, carri armati e mezzi aeronavali russi in Siria, che Mosca riduce a una semplice assistenza all’esercito di Bashar al-Assad nella guerra all’ISIS, ha fatto storcere il naso ai molti nemici che il rais di Damasco ha sparsi per il Golfo Persico. L’Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti, l’Oman, il Bahrein e il Kuwait, tutti Stati di credo sunnita facenti parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), continuano a ribadire la loro opposizione al regime di Assad per la sua vicinanza politica e religiosa all’Iran sciita, ma ancora sembrano non aver deciso come comportarsi adesso con la presenza di Mosca: al momento, si sono limitati a definirla inopportuna, perchè fonte di un’escalation militare che può complicare non poco la situazione, ovvero le manovre sunnite per far cadere il governo baathista. Continua a leggere

La Russia, il Dagestan e l’oscuro ruolo saudita nel conflitto caucasico

Le due stragi terroristiche compiute ieri e oggi a Volgograd riportano alla ribalta la guerra “sporca” in Dagestan, la repubblica caucasica indipendentista oggetto di attenzione internazionale in occasione di attentati con vasta eco, sebbene non trascorra settimana senza che un agguato dei ribelli islamici o un’operazione delle forze di sicurezza russe costringa ad aggiornare il conto dei morti e dei feriti. I media hanno parlato molto del Dagestan dopo gli attentati di Boston della scorsa primavera, quando due ventenni d’origine caucasica fecero esplodere un ordigno durante la famosa maratona che si tiene annualmente nella capitale del Massachusetts, uccidendo tre persone. Dalle successive indagini si scoprì che uno dei due attentatori, Tamerlan Tsarnaev (morto poi in un conflitto a fuoco con la polizia), nel 2012 aveva trascorso sei mesi in Dagestan: l’uomo rientrato negli Usa a giugno, non venne obbligato ad alcuna misura di sorveglianza speciale, sebbene l’Fbi, nel 2011, l’avesse fermato e poi rilasciato dopo una “soffiata” di un’intelligence straniera (forse l’Fsb russo), che l’aveva indicato come un possibile terrorista visti i suoi messaggi di esaltazione della jihad lasciati sui social network. Continua a leggere