“Alcuni giornali stanno dalla parte dei terroristi”

Lo speaker della Duma (la Camera Bassa del Parlament russo), Boris Gryzlov e quello del Consiglio della Federazione (la Camera Alta), Sergej Mironov, hanno accusato due importanti testate giornalistiche locali, il Moscovskij Komsomolets ed il Vedomosti, di essere schierate dalla parte del terrorismo islamico, per via di due articoli pubblicati all’indomani degli attentati di Mosca, e poco prima della rivendicazione da parte del capo dei ribelli ceceni Doku Umarov.

Durante un incontro con il presidente Medvedev, Gryzlov he espresso forti dubbi verso alcune prese di posizione dei due giornali, ritenute “alquanto sospette, e collegabili alle attività terroristiche”: in particolare, a finire sotto accusa sono stati il reportage di Vedomosti dal titolo “La rivincita del Caucaso” ed un editoriale di Aleksandr Minkin, direttore di Moscovskij Komsomolets, entrambi pubblicati il giorno dopo le stragi e contenenti critiche molto dure nei confronti della campagna militare nel Caucaso.
Le accuse di Gryzlov sono state condivise da Mironov, secondo cui “alcuni media, provando a convincere i cittadini che la battaglia contro il terrorismo è inefficace e che il governo non è capace di proteggere i suoi cittadini, fanno in pratica il gioco dei terroristi”.

Il presidente Medvedev ha però preso le distanze da queste dichiarazioni, affermando che le critiche espresse dai giornali sono “normali”, ma i giornalisti non devono comunque prendere le parti dei terroristi.

I due giornali finiti sotto accusa però respingono al mittente gli attacchi. Aleksandr Minkin, che nel suo pezzo aveva fortemente criticato l’azione delle agenzie di sicurezza federali nel Caucaso, pretende delle scuse da parte di Gryzlov: “Gli diamo una settimana di tempo per rimediare alle sue frasi. Se tra una settimana non avremo ricevuto un messaggio di scuse, adiremo a vie legali”.
“L’unico argomento comune tra i nostri articoli e le dichiarazioni di Umarov sono gli attentati”, taglia corto invece Tatiana Lysova, caporedattrice di Vedomosti.
Ma dall’enturage di Gryzlov insistono: “Alcuni media, a cominciare da Moscovskij Komsomolets, si sono comportati in maniera irresponsabile”.

Moscovskij Komosomolets e Vedomosti sono due giornali non allineati con la politica del Cremlino: il primo ha una linea editoriali simile a quella dei  tabloid britannici, improntata molto sul sensazionalismo e  su inchieste verso il potere russo; il secondo invece cura prettamente temi economico-politici , sul tipo del Financial Times.

Ora il timore per entrambi è che l’annunciato giro di vite contro il terrorismo possa comportare per la Russia una serie di restrizioni all’informazione.

Una vendetta dietro la strage nella metropolitana?

Mentre Mosca vive il suo giorno di lutto, l’azione terroristica che ha provocato la morte di 39 persone e il ferimento di oltre 70 assume sempre più i toni di una vera e propria ritorsione contro il governo russo.

Medvedev nella stazione della Metro

Il Presidente Medvedev depone dei fiori sul luogo della strage

Il filo rosso che porta agli attentati nella metropolitana parte all’inizio di marzo nei territori del Caucaso (Russia Meridionale), quando gli agenti del FSB uccidono Said Burjackij, capo delle milizie islamiche in Ingushezia, e si sviluppa nelle settimane successive con tutta una serie di colpi letali inferti ai vertici delle forze ribelli caucasiche, che portano in pochi giorni all’uccisione di Anzor Astemirov, capo delle milizie fondamentaliste della Kabardino-Balkaria, e Salambek Akhmadov, soprannominato “l’Emiro di Grozny”, a capo dei ribelli del Daghestan.

I guerriglieri nord-caucasici hanno rivendicato nella serata di ieri la paternità dell’attentato nel metrò su di un sito vicino al movimento fondamentalista.
La notizia è stata confermata dalle stesse autorità di polizia russe, che ritengono che la mente della strage sia Doku Umarov, 46 anni, uno dei più pericolosi guerriglieri ancora in libertà, protagonista di numerosi agguati anche contro la popolazione civile e, soprattutto, ritenuto dal governo russo una delle menti del tragico sequestro della scuola elementare di Beslan, che finì in un bagno di sangue.

Feriti alla stazione della Metropolitana

Feriti alla stazione della Metropolitana

L’ASSE CON I TALIBAN. Un terrorismo che si alimenta grazie al traffico di droga proveniente dall’Afghanistan e che trova nel Caucaso un importante crocevia per l’Europa: è su questo intreccio che bisogna intervenire, secondo il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che ha sottolineato come questo aspetto non verrà tralasciato nelle indagini sugli attentati di Mosca.
Il governo russo sospetta che nelle regioni del Caucaso, in particolare in Ingushezia e Daghestan, le formazioni indipendentiste, ormai sostenute finanziariamente da milizie pakistane ed afghane, siano diventate parte dell’ “Internazionale del terrore” legata ad Al-Qaeda.
Lavrov, inoltre ritiene che dietro le stragi di Mosca, ma anche dietro ad altri attentati avvenuti recentemente nel Caucaso potrebbe esserci una regia internazionale: “Sappiamo che il confine tra Afghanistan e Pakistan è una ‘terra di nessuno’ dove ormai i terroristi la fanno da padrone. Qui vengono pianificati gli attentati in tutti territori limitrofi, inclusi quelli rivolti verso il Caucaso”, ha affermato il capo della diplomazia russa.

Attentato, Putin: troveremo i criminali e li annienteremo

MEDVEDEV: NON CI FAREMO INTIMIDIRE.  Il presidente russo Dmitrij Medvedev ha rilasciato una prima dichiarazione sugli attentati che hanno insanguinato Mosca: “La lotta contro il terrorismo andrà avanti fino in fondo, senza alcuna sorta di compromesso con i terroristi”.
Il Presidente ha ribadito il rischio di un’attività di destabilizzazione delle istituzioni russe, ed ha perciò annunciato un’intensificazione dell’attività di vigilanza e controllo da parte del FSB, che implicherà ulteriori (e non ben precisate) misure di sorveglianza, “senza che vengano intaccati i diritti dei cittadini”, ha specificato Medvedev.

PUTIN: I TERRORISTI SARANNO ANNIENTATI. Da Krasnojarsk (Siberia), dove si trova in visita ufficiale, il premier Vladimir Putin ha annunciato un giro di vite  contro i responsabili dell’ “atto scellerato ed ignobile” che ha causato la morte di persone innocenti.  Prima di imbarcarsi sul volo che lo riporterà a Mosca per seguire da vicino gli sviluppi della situazione, Putin ha ribadito la sicurezza che “i colpevoli saranno trovati dalle forze dell’ordine ed annientati”.

KADYROV, “CON MOSCA FINO ALLA VITTORIA”. Il Presidente ceceno Kadyrov, uomo forte del Cremlino nella repubblica autonoma, ha condannato il gesto criminale, confermando alla Russia l’appoggio delle forze di sicurezza cecene nella lotta contro i terroristi: “li combatteremo finchè non li avremo distrutti”.
Kadyrov ha rivolto inoltre una frecciata a coloro, associazioni per i diritti umani in primis, che lo criticano per i suoi metodi duri nella lotta contro la guerriglia islamica: “Il male non può essere estirpato con la persuasione: i terroristi saranno perciò trovati e annientati”.

TBILISI: “IL TERRORISMO NON HA GIUSTIFICAZIONI”. Anche la Georgia, i cui rapporti con Mosca sono ormai da tempo burrascosi, esprime condoglianze al vicino russo per i tragici attentati di stamattina. “Queste azioni non possono avere giustificazioni, – ha dichiarato il Ministro degli Esteri Grigol Vashadze – per questo auspichiamo che i responsabili vengano presto catturati e puniti”.