Sembra paradossale, ma i migranti non arrivano tutti dall’Africa più povera

Migrants_VOANews_PinaultStando ai dati del Viminale, negli ultimi due anni sulle nostre coste sono sbarcati migranti provenienti prevalentemente da Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana, Mali, Guinea, Senegal, Eritrea, Sudan, Tunisia e Marocco. In nessuno di tali paesi c’erano guerre, o sussistevano situazioni di pericolo o di violenze tali da giustificare la richiesta dello status di rifugiato. Oltretutto, con i dovuti limiti e con eccezione di Eritrea e Sudan per i loro regimi dittatoriali e antidemocratici, bisogna rilevare che nell’ultimo biennio in quasi tutti vigevano (e sono in vigore tutt’oggi) regimi democratici e multipartitici, dove almeno formalmente vengono garantiti i diritti umani. Continua a leggere

All’Italia non serve la missione in Niger, ma una normativa sul diritto d’asilo

MigrantsE ora si va in Niger a presidiarne il confine con la Libia. Obiettivo dei nostri soldati: contrastare il traffico di esseri umani e porre un freno all’immigrazione selvaggia, ma, detto tra noi, abbiamo scelto la strada più tortuosa. Anziché con una missione militare dagli esiti incerti e dall’utilità dubbia, si sarebbe dovuto e potuto risolvere l’emergenza-migranti, che il nostro Paese vive da ormai due anni, mettendo mano ad una normativa organica in grado di regolamentare l’accesso all’istituto dell’asilo, ad oggi mancante nel nostro ordinamento. Per comprendere la gravità di questo vuoto normativo, è necessario prima soffermarsi sulla differenza che passa tra termini come “richiedenti asilo” e “rifugiati”, che nel lessico comune e in quello giornalistico si tende con troppa facilità ad accomunare nella parola “profughi”. Continua a leggere

Il Kirghizistan scivola verso il disastro umanitario

Profughi kirgyzi al confine con l'Uzbekistan

Profughi kirghizi al confine con l'Uzbekistan (Fonte: RIA Novosti)

Sono oltre 45mila i cittadini kirghizi di etnia uzbeka che in poche ore hanno lasciato la regione meridionale di Jalalabad e si sono rifugiati nel vicino Uzbekistan, che ieri pomeriggio ha aperto i confini per accogliere i profughi: lo ha comunicato oggi il vicepremier uzbeko Abdullah Aripov durante una conferenza stampa.
Aripov ha aggiunto che in realtà questo numero tiene conto solo degli adulti e non comprende anche i bambini: pertanto i profughi potrebbero essere di più, quasi 80mila. Il vicepremier ha quindi sottolineato le difficoltà del suo paese a gestire una tale pressione ai confini ed ha chiesto aiuto alle organizzazioni internazionali.
Cresce intanto il numero dei morti negli scontri tra la popolazione kirghiza e la minoranza uzbeka, che da giovedì notte insanguinano il sud del Kirghizistan: secondo fonti ufficiali, sarebbero 124 le persone rimaste uccise, mentre il numero dei feriti è di 1500, cifra comunque destinata a salire.

Intanto a Mosca si è tenuta oggi una riunione d’urgenza della CSTO, l’alleanza militare tra Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Uzbekistan, Tajikistan ed appunto Kirghizistan, per tentare di trovare una soluzione alla crisi: allo studio anche la possibilità di istituire una forza di intervento di pace da inviare nella regione in fiamme.

Mentre era in corso il vertice di Mosca, l’ex presidente kirghizo Kurmanbek Bakiev ha convocato una conferenza stampa a Minsk, dove si trova in esilio, nella quale ha chiesto un intervento degli alleati della CSTO per mettere fine agli scontri. “Le forze interne del Kirghizistan non sono più in grado di controllare la situazione”, ha dichiarato l’ex leader della Rivoluzione dei Tulipani, che ha seccamente smentito l’ipotesi di una sua regia dietro gli scontri  esplosi ad Osh e a Jalalabad, escludendo anche la possibilità di un ritorno in patria.