Weekend di sangue in Ossezia del Nord e Dagestan

Truppe russe di stanza nel Caucaso

Durissimi scontri a fuoco tra le forze di sicurezza russe e i miliziani indipendentisti filoislamici hanno caratterizzato gli ultimi giorni in Dagestan ed in Ossezia del Nord, dove lo scorso giovedì l’esplosione di una bomba in un mercato di Vladikavkaz ha provocato 17 morti e 140 feriti: si è trattato del più grave attentato compiuto in Russia dal marzo scorso, quando due donne kamikaze si fecero esplodere all’interno di due stazioni del metrò moscovita.

A Makhachkala, capitale del Dagestan, domenica sono morti 8 miliziani nello scontro armato con le forze speciali di polizia, mentre altri due sono rimasti uccisi nel villaggio di Komsomolskoje in una sparatoria dove hanno perso la vita anche due agenti.

Anche l’Ossezia del Nord è stata teatro di scontri a fuoco, che hanno causato la morte di 21 persone, mentre nel frattempo, in un’atmosfera di grande commozione, Vladikavkaz ha sepolto le vittime dell’attentato di giovedì scorso.
Anche l’Onu intanto è intervenuta sull’attentato, condannando senza mezzi termini l’atroce atto di terrorismo: l’ambasciatore turco Apakan, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, ha letto un documento in cui viene riaffermata “l’ingiustificabilità degli atti di terrorismo, indipendentemente dalle loro reali motivazioni”.

“La Russia voleva attaccare la Georgia già nel 2006”

A neanche ventiquattr’ore dalla riapertura del confine tra Russia e Georgia, primo gesto di distensione dopo la guerra tra i due Paesi del 2008, alcune infuocate dichiarazioni del presidente georgiano Mikeil Saahašvili rischiano di riacutizzare la tensione tra Mosca e Tbilisi.

Mikeil Saahasvili

Mikeil Saahasvili

In un’intervista rilasciata alla rivista Vlast, Saahašvili ha affermato che l‘attacco russo alla Georgia dell’agosto 2008 non sarebbe stato una semplice reazione all’invasione georgiana dell’Ossezia del Sud: il presidente georgiano ha riferito infatti che Vladimir Putin, nel 2006, l’aveva avverito che la Russia avrebbe occupato una parte della Georgia, la filorussa Ossezia del Sud appunto, a seguito di un periodo di gravi tensioni tra i due paesi, dovute ad uno scambio reciproco di accuse di spionaggio. Tale azione militare però sarebbe stata scongiurata dall’intervento di USA ed UE che avrebbero fatto desistere Putin dai suoi propositi bellici.

Saahašvili dunque ribalta le accuse mossegli di essere stato la causa, con il suo attacco all’Ossezia del Sud, della rappresaglia russa: secondo il leader georgiano la crisi osseta sarebbe stata utilizzata da Mosca come un casus belli per un’azione militare già pronta da due anni. Addirittura, secondo Saahašvili, Putin avrebbe ribadito la sua minaccia anche all’allora Segretario generale della NATO, Jaap de Hoop Scheffer, a conferma dell’esistenza di una premeditazione da parte dei Russi.

Vladimir Putin

Vladimir Putin

In realtà, benchè Saahašvili cerchi di buttare le colpe sul vicino russo, la guerra in Ossezia del Sud scoppiò principalmente a causa dell’avventurismo militare del presidente georgiano. Saahašvili era infatti convinto che George W. Bush, che l’aveva sempre sostenuto politicamente (ed anche economicamente e militarmente), sarebbe corso in suo aiuto in caso di ritorsione russa al suo attacco all’Ossezia del Sud: spinto da questa incomprensibile certezza non esitò ad ordinare alle truppe georgiane di invadere il territorio osseto per deporre il locale governo indipendentista e filorusso.
Fu un errore di valutazione clamorosamente grossolano, ritortosi contro lo stesso presidente georgiano, che da allora è apparso agli occhi dell’Occidente molto meno affidabile di quanto si fosse pensato fino ad allora.

Tank russi

Tank russi in territorio georgiano

Nonostante oggi la cooperazione economica e militare con gli USA prosegua, e spinga Saahasvili ad affermare che i rapporti con la nuova amministrazione Obama siano addirittura migliori di quelli con Bush, è chiaro che il presidente georgiano, anche nell’ottica di quanto accaduto in Ucraina con la sconfitta del filo-occidentale Jušchenko, teme sempre di più la perdita di sostegno all’estero e di consensi in patria.
L’uscita di scena del suo “padrino politico” George W. Bush e la sconfitta contro la Russia, sommate alla crisi economica, alle promesse mancate, all’accusa di autoritarismo e alla corruzione strisciante, hanno fortemente indebolito l’immagine di Saahašvili sia in Georgia che presso le cancellerie occidentali: è molto probabile che le dichiarazioni al vetriolo rilasciate a Vlast non siano altro che un ultimo disperato tentativo di esorcizzare il fantasma della perdita del potere, che, dopo essere apparso agli ex eroi della Rivoluzione Arancione di Kiev, ora sembra tormentare i sonni dell’ex “uomo forte” di Tbilisi.

Medvedev “sposta” la Cecenia in un nuovo Distretto Federale

Con un decreto presidenziale del 19 gennaio scorso, Dmitrij Medvedev ha istituito un nuovo distretto federale, che va ad aggiungersi ai sette già esistenti: si tratta del Distretto Federale del Caucaso settentrionale, che copre una zona nevralgica per Mosca, viste le importanti risorse naturali del sottosuolo e soprattutto la difficile situazione politica dell’area.
Il nuovo Distretto Federale infatti comprende le repubbliche autonome di Kabardino-Balkaria e  Karachai-Cherkessia, il territorio di Stavropol,  l’Ossezia del Nord, ma soprattutto la Cecenia, il Dagestan e l’Inguscezia, territori dove il governo centrale si trova quotidianamente ad affrontare gli attacchi della guerriglia secessionista islamica.

La costituzione del nuovo distretto è stata motivata ufficialmente da problemi di ordine economico: Medvedev, in un messaggio all’Assemblea Federale, ha definito il Caucaso settentrionale come “il problema politico interno più serio della Russia”, e descritto il territorio come “economicamente arretrato, così da che consentire agli abitanti di godere di una normale prospettiva di vita”.

Dunque problemi di ordine economico ma con ampio impatto sociale: “La stabilità sociale è la chiave per normalizzare la situazione nel Caucaso settentrionale”, ha dichiarato il Presidente.

Ed oggi il premier Vladimir Putin si è recato per la prima volta nel capoluogo Pjatigorsk, dove ha incontrato Alexander Khloponin, rappresentante ufficiale del Presidente nel nuovo Distretto Federale, e Valerij Gaevskij, governatore del territorio di Stavropol.
Nel pomeriggio Putin ha presieduto una conferenza sul tema dello sviluppo economico del nuovo distretto federale, in cui ha fissato gli obiettivi da raggiungere a breve, medio e lungo termine.