Tensione e scontri nel sud-ovest del Kazakhstan

Da venerdì scorso una serie di violenti tumulti si stanno verificando nella cittadina di Zhanaozen, nel Kazakhstan sud-occidentale, centro petrolifero del Paese. Gli incidenti, che hanno avuto inizio in occasione di un evento celebrativo per il ventennale dell’indipendenza dall’Urss, hanno finora provocato 13 morti e più di 80 feriti. Le notizie che giungono dal luogo degli scontri sono ancora frammentarie, tuttavia il giornale d’opposizione Respublika riferisce che tutto avrebbe avuto inizio Continua a leggere

Kazakhstan, l’Osce contesta l’esito delle elezioni

Nursultan Nazarbaev

Come previsto, e non poteva essere altrimenti, Nursultan Nazarbaev si aggiudica le elezioni presidenziali in Kazakhstan con il 95,5% dei voti, mentre gli altri candidati insieme raccolgono meno del 3% dei consensi. Un’elezione dunque assolutamente di facciata (uno degli sfidanti ha addirittura ammesso di aver votato per Nazarbaev, piuttosto che per se stesso), tanto da suscitare le proteste dell’Osce, che aveva inviato più di 300 osservatori per sovrintedere alle operazioni di voto. “Quest’elezione ha dimostrato che nel paese non c’è democrazia, non ci sono media indipendenti, e mancano garanzie per la libertà di riunione e di assemblea” Continua a leggere

Il Kazakhstan al voto, ma l’esito è scontato

Nursultan Nazarbaev

Circa l’85% dei 9 milioni di elettori kazaki si è recato oggi al voto per le elezioni presidenziali: praticamente certa la vittoria del presidente uscente, quel Nursultan Nazarbaev ininterrottamente al potere addirittura dal 1991, ovvero da prima che il Kazakhstan si rendesse indipendente dall’Unione Sovietica. Originariamente prevista per il 2012, la consultazione elettorale è stata anticipata di un anno per volontà dello stesso Nazarbaev, per la bocciatura dal parte della Corte Costituzionale Continua a leggere

Ue e Kazakhstan: meglio il petrolio o i diritti umani?

La visita di Stato tenuta questa settimana a Bruxelles dal presidente kazako Nursultan Nazarbaev si è svolta in un clima sereno e fin troppo amichevole: è l’opinione di chi non ha potuto far a meno di notare che,  nell’agenda dei colloqui tra Nazarbaev e il presidente della Commissione europea Barroso, il petrolio kazako abbia avuto la priorità rispetto alle violazioni dei diritti umani, quando appena un giorno prima l’Europarlamento aveva reso pubblico un rapporto sulla mancanza di democrazia in Kazakhstan. Una gaffe decisamente imbarazzante per l’Unione Europea, visto che il rapporto pubblicato dal Parlamento di Strasburgo descrive la grave situazione dei diritti umani in Kazakhstan, paese dove vige la tortura, la stampa è censurata ed il presidente, in carica fin dall’epoca sovietica e con un mandato a vita, è una sorta di monarca di un regno che galleggia sugli idrocarburi.

Peccato perciò che sui titoli dei giornali si sia letto solo dell’prossimo ingresso del Kazakhstan nel WTO (con la benedizione di Bruxelles), e del miglioramento del clima per gli investimenti europei nel settore energetico kazako: l’Europa sembra interessata all’oro nero del Kazakhstan, poi forse  si occuperà del suo presidente-autocrate, ma solo se questi dovesse diventare un personaggio scomodo.