“L’Estonia conceda più diritti alla minoranza russa”

Il Consiglio d’Europa ha inviato all’Estonia una serie di raccomandazioni, classificate come “confidenziali”, a proposito delle discriminazioni che il governo di Tallin  da anni pone in atto contro i “non-cittadini”, ovvero gli abitanti non di etnia estone (in prevalenza russi) che viviono nel paese baltico e che di fatto sono privi della cittadinanza. Due, in particolare, i temi contenuti negli “inviti” del Consiglio d’Europa: l’ottenimento della cittadinanza  vincolato al superamento di un esame di lingua estone e  il divieto di diventare membro di un qualsivoglia partito per chi è privo della cittadinanza estone. Le raccomandazioni inviate esortano Tallin a revocare questi provvedimenti che di fatto hanno dato vita ad un vero e proprio regime segregazionista in un paese membro dell’Unione Europea, per questo fonte di forte imbarazzo la stessa Bruxelles: più volte infatti l’Europarlamento e la Commissione Europea hanno sollevato la questione delle discriminazioni etniche nelle repubbliche baltiche, senza però sortire particolari risultati.

Sempre con una comunicazione a livello “confidenziale”, il Consiglio d’Europa ha chiesto che ai cittadini russofoni venga concessa la possibilità di inserire il proprio patronimico nei documenti ufficiali, ed ha anche raccomandato alle autorità locali di dotare la segnaletica stradale di caratteri cirillici.
Se pensiamo che oggi nel paese baltico i russofoni costituiscono il 30 per cento della popolazione e che per circa centomila di essi  (quasi il 10 per cento dei residenti) non esiste nemmeno un diritto di cittadinanza pur essendo nati e cresciuti in Estonia, possiamo renderci conto di quale elevato livello di gravità abbia raggiunto la questione.

Superfluo sottolineare come questa situazione non faccia altro che mantenere gelidi i rapporti tra Mosca e Tallin: a marzo il ministro degli Esteri Lavrov ha denunciato l’Estonia dinanzi al Consiglio Onu per i diritti umani proprio per via del fenomeno dei cittadini “senza stato”, chiedendo loro la piena applicazione delle raccomandazioni di Onu, Osce e Consiglio d’Europa sull’eliminazione della discriminazione razziale.

Il fatto è che, nonstante siano passati vent’anni dalla fine dell’Urss, nelle tre repubbliche baltiche è ancora forte l’odio verso la minoranza russa, quale erede di un passato che aveva imposto a Lituania, Lettonia ed Estonia una sorta di russificazione.

Dopo l’annessione forzata all’Urss del 1940, l’alleanza scellerata dei partigiani baltici con le truppe della Wermacht dopo l’invasione nazista del 1941 fu punita da Stalin alla fine della guerra con il terrore più duro: purghe, deportazioni e condanne a morte furono il viatico per un lento e costante abbattimento della cultura e dell’identità estone a favore di quella russa dominante.

Sebbene ciò rende comprensibili le diffidenze che gli estoni hanno per i loro ex connazionali-occupanti, incomprensibile ed ingiustificabile è però la posizione revisionista adottata dal governo di Tallin da qualche anno a questa parte, che in nome dell’anticomunismo sovietico non perde occasione di celebrare, come eroi dell’indipendetismo estone, oscuri miliziani filonazisti complici di Hitler nelle atrocità commesse contro la popolazione russa i tra il 1941 e il 1944.

Il russo non sarà la seconda lingua ufficiale in Ucraina

Il nuovo presidente dell’Ucraina ha annunciato che l’ucraino rimarrà la lingua ufficiale del Paese, che nel frattempo è pronto ad “introdurre la Carta Europea per le lingue delle minoranze o regionali”.

Viktor Janukovic ha rilasciato queste dichiarazioni durante la cerimonia per il Premio Shevchenko a Kanev, nella regione di Cerkassk. Secondo il presidente ucraino, assegnare alla lingua russa uno status di ufficialità è un processo molto complicato, che richiede una modifica della Costituzione, in cui è esplicitato che soltanto l’ucraino è la lingua ufficiale del Paese.

Janukovic e Medvedev

Janukovic e Medvedev al Cremlino

Parecchie regioni dell’Est e del Sud dell’Ucraina, in cui la maggior parte della popolazione parla russo e dove Janukovic ha ottenuto un’elevata percentuale di consensi, hanno espresso volontà di rendere il russo seconda lingua ufficiale nei loro territori.
Il Partito delle Regioni, di cui è membro il Presidente, tuttavia, vede una via d’uscita tramite l’attuazione alla Carta Europea per le lingue delle minoranze o regionali. “Prendendo la Carta Europea per le linee-guida, abbiamo preparato una legge molto buona, che il presidente presenterà nei prossimi 15-20 giorni. In quel progetto di legge, diamo alle regioni determinati diritti [rispetto alla lingua russa]. Se in alcune regioni non vogliono darne applicazione, potranno decidere di agire così”, ha detto Boris Kolesnikov, capogruppo del Partito delle Regioni.

Il Presidente inoltre ha sottolineato l’importanza di dare attuazione della Carta Europea per le minoranze. Secondo Janukovic, la politica del suo predecessore sulle lingue di minoranza “ha violato i diritti dei cittadini russofoni e dei rappresentanti di altre nazionalità” che vivono nel Paese. “Dobbiamo correggere quella situazione nella politica della lingua, dando applicazione alla Carta Europea”, ha affermato Janukovic.

Tuttavia, non è esattamente in questo modo che Janukovic aveva promesso di risolvere la “violazione dei diritti della popolazione russofona”. Nel settembre 2009, l’allora capo dell’opposizione promise di rendere il russo seconda lingua ufficiale nel Paese, se fosse stato eletto: la stessa promessa fatta nel corso del suo recente incontro con il presidente russo Medvedev a Mosca.