Un anno fa l’attentato nella metropolitana di Mosca

Feriti fuori alla stazione della metropolitana

Feriti fuori alla stazione della metropolitana

A dodici mesi di distanza da quella tragica mattinata in cui due donne kamikaze si fecero esplodere in due stazioni della metropolitana moscovita, la capitale russa ha ricordato ieri le vittime e i feriti degli attentati. Un’atmosfera di grande commozione ha pervaso le stazioni “Lubjanka” e “Park Kultury”, dove il 29 marzo 2010 avvennero gli attentati: Continua a leggere

La Russia cerca all’estero i mandanti delle stragi

Dodici morti e più di trenta feriti è il bilancio di un attentato kamikaze compiuto in Dagestan, nella città di Kizlyar: due attentatori si sono fatti esplodere ieri mattina davanti agli uffici della polizia, uccidendo nove agenti.
A neanche quarantotto ore dalla strage nella metropolitana di Mosca, il terrorismo islamico torna a colpire, scegliendo come bersaglio le forze di polizia russe impegnate in zona nella caccia ai miliziani della jihad islamica.

Un attentato molto simile a quello compiuto a Mosca, che non fa altro che alzare ulteriormente la tensione nel Paese, già a nervi scoperti dopo aver compreso di essere diventuto vulnerabile agli attacchi del nemico. Un nemico che sembra uscire allo scoperto, dopo un primo silenzio: l’azione militare che lunedì ha provocato la morte di 39 persone è stata rivendicata ufficialmente da Doku Umarov, il capo delle milizie cecene che nel suo messaggio si è autoproclamato “Emiro del Califfato del Caucaso”.

Intanto a Mosca si rafforza l’ipotesi che gli attentati alla metropolitana abbiano avuto un supporto dall’estero, con tutta probabilità da organizzazioni jihadiste pakistane o afghane, legate ad Al-Qaeda.
Nikolaj Patrušev, a capo del Consiglio di Sicurezza della Russia, afferma che un supporto indiretto al terrorismo viene dato anche da Paesi che non applicano le dovute misure per combattere le infiltrazioni terroristiche.
Patrusev in particolare se la prende con la Georgia, definita un partner “inaffidabile nella lotta al terrorismo”, ed incapace di garantire la sicurezza della regione caucasica.

Nella serata di ieri è giunta la replica di Guram Chakhvadze, uno dei leader del Partito Democratico Nazionale – schieramento d’opposizione al presidente Saahašvili –  che ha definito oltraggiosa la dichiarazione di Patrusev.
Il governo georgiano ha invece confermato la volontà di cooperare con la Russia nella lotta al terrorismo, ribadendo che tali azioni criminali mai hanno trovato e mai potranno trovare il sostegno della Georgia.

Una vendetta dietro la strage nella metropolitana?

Mentre Mosca vive il suo giorno di lutto, l’azione terroristica che ha provocato la morte di 39 persone e il ferimento di oltre 70 assume sempre più i toni di una vera e propria ritorsione contro il governo russo.

Medvedev nella stazione della Metro

Il Presidente Medvedev depone dei fiori sul luogo della strage

Il filo rosso che porta agli attentati nella metropolitana parte all’inizio di marzo nei territori del Caucaso (Russia Meridionale), quando gli agenti del FSB uccidono Said Burjackij, capo delle milizie islamiche in Ingushezia, e si sviluppa nelle settimane successive con tutta una serie di colpi letali inferti ai vertici delle forze ribelli caucasiche, che portano in pochi giorni all’uccisione di Anzor Astemirov, capo delle milizie fondamentaliste della Kabardino-Balkaria, e Salambek Akhmadov, soprannominato “l’Emiro di Grozny”, a capo dei ribelli del Daghestan.

I guerriglieri nord-caucasici hanno rivendicato nella serata di ieri la paternità dell’attentato nel metrò su di un sito vicino al movimento fondamentalista.
La notizia è stata confermata dalle stesse autorità di polizia russe, che ritengono che la mente della strage sia Doku Umarov, 46 anni, uno dei più pericolosi guerriglieri ancora in libertà, protagonista di numerosi agguati anche contro la popolazione civile e, soprattutto, ritenuto dal governo russo una delle menti del tragico sequestro della scuola elementare di Beslan, che finì in un bagno di sangue.

Feriti alla stazione della Metropolitana

Feriti alla stazione della Metropolitana

L’ASSE CON I TALIBAN. Un terrorismo che si alimenta grazie al traffico di droga proveniente dall’Afghanistan e che trova nel Caucaso un importante crocevia per l’Europa: è su questo intreccio che bisogna intervenire, secondo il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che ha sottolineato come questo aspetto non verrà tralasciato nelle indagini sugli attentati di Mosca.
Il governo russo sospetta che nelle regioni del Caucaso, in particolare in Ingushezia e Daghestan, le formazioni indipendentiste, ormai sostenute finanziariamente da milizie pakistane ed afghane, siano diventate parte dell’ “Internazionale del terrore” legata ad Al-Qaeda.
Lavrov, inoltre ritiene che dietro le stragi di Mosca, ma anche dietro ad altri attentati avvenuti recentemente nel Caucaso potrebbe esserci una regia internazionale: “Sappiamo che il confine tra Afghanistan e Pakistan è una ‘terra di nessuno’ dove ormai i terroristi la fanno da padrone. Qui vengono pianificati gli attentati in tutti territori limitrofi, inclusi quelli rivolti verso il Caucaso”, ha affermato il capo della diplomazia russa.

Mosca: attentato nel metrò, numerose vittime

 

Una donna ferita negli attentati

Una donna ferita negli attentati a Mosca (fonte: RIA Novosti)

Due esplosioni hanno causato questa mattina 37 morti in due centralissime stazioni della  metropolitana di Mosca: la prima alle 7.56 ora locale, nella stazione “Lubjanka”, e la seconda poco più di 40 minurti più tardi, nella stazione “Park Kultury”.
La cifra delle vittime è stata riferita dal Procuratore Generale di Russia Jurij Chika: la maggior parte sarebbe rimasta uccisa nel primo attentato, avvenuto sotto la Piazza della Lubjanka, dove sorge il quartier generale del FSB, il servizio segreto russo (l’ex KGB).

Il ministero per le Situazioni di Emergenza parla di 35 vittime, ma secondo l’agenzia di stampa Interfax, che cita fonti ospedaliere, i morti sarebbero addirittura 49.

Fonti vicine agli organi di sicurezza parlano del ritrovamento di frammenti di corpi completamente devastati, che lascerebbero pensare ad un’azione kamikaze: in particolare, ad entrare in azione potrebbero essere state due donne. La notizia è stata confermata anche dal sindaco di Mosca Luzhkov.

Gli inquirenti riferiscono che l’esplosione a “Park Kultury” è stata devastante, con una potenza pari a un kilo e mezzo di tritolo.

Secondo voci non ancora confermate, gli attentati avrebbero dovuto essere tre: nella  confusione che regna al momento nella capitale russa, alcune voci sostengono che una terza attentatrice non sarebbe riuscita a farsi esplodere nella stazione “Prospekt Mira”.

Soccorsi a Park Kultury

Soccorsi a Park Kultury (RIA Novosti)

Non sono giunte al momento rivendicazioni, ma la dinamica dell’attentato conduce al terrorismo del Nord Caucaso: l’azione potrebbe avere matrice cecena, ma non è esclusa la pista del Daghestan o dell’Ingushezia, dove ormai da tempo si è spostata la guerra tra il Cremlino e gli indipendentisti filo-islamici.
Un’ipotesi questa confermata anche da una fonte anonima vicina ai servizi segreti, citatata dall’agenzia RIA-Novosti: si fa largo l’ipotesi di una vendetta del terrorismo islamico contro il FSB, che negli ultimi mesi ha  eliminato molti capi della guerriglia, infliggendo colpi letali alle bande paramilitari che si nascondono nelle alture caucasiche.

Al momento le forze di sicurezza del Ministero dell’Interno stanno pattugliando l’intera rete del metrò moscovita, alla ricerca di eventuali attentatori.