Juncker stronca l’Ucraina: «Entrerà nell’Ue tra più di vent’anni»

junckerL’Ucraina non avrà la possibilità di entrare nell’Ue o nella NATO per almeno un’altra ventina d’anni, parola di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, mica uno qualunque. Frasi che suonano come una doccia fredda sul presidente ucraino Poroshenko e sul premier Yatsenyuk: di sicuro a Kiev l’impatto politico di queste dichiarazioni sarà forte. «In conclusione, l’Ucraina potrà diventare membro dell’Unione Europea e della NATO non prima dei prossimi 20-25 anni» ha dichiarato Juncker dall’Aja, parlando a proposito del referendum indetto per il prossimo aprile dall’Olanda sulla ratifica dell’accordo di libero scambio tra l’Ue e l’Ucraina, formalmente in vigore da inizio 2016. Continua a leggere

Ucraina, fermato un giornalista italiano: raccontò la strage di Odessa del 2014

OdessaSecondo quanto riportato dal sito internet Ukraina.ru, le autorità ucraine hanno arrestato ieri Franco Fracassi, giornalista d’inchiesta e videoreporter italiano, mentre si stava recando a Odessa per girare un documentario in occasione del primo anniversario della strage al Palazzo dei Sindacati, che esattamente un anno fa costò la vita a 48 manifestanti filorussi. «Il nostro amico e collega Franco è stato fermato all’aeroporto di Kiev e sbattuto in cella come un criminale comune», ha dichiarato l’attivista per i diritti umani Svetlana Vilke, aggiungendo che il giornalista verrà espulso immediatamente come “persona non gradita”, e imbarcato sul primo volo per Roma. Franco Fracassi era giunto ieri sera nella capitale ucraina, da dove poi avrebbe dovuto raggiungere Odessa, teatro un anno fa di uno dei più violenti (e meno ricordati) episodi della guerra che ha insanguinato le regioni orientali del Paese: il 2 maggio 2014 estremisti di destra legati agli ultranazionalisti di Pravij Sektor diedero fuoco al Palazzo dei Sindacati, uccidendo 48 militanti anti-Maidan che vi si erano rifugiati, e contro i quali si erano scontrati poco prima.
Continua a leggere

Misteriosi omicidi a Maidan: anche l’Ucraina ha i suoi casi-Nemtsov?

Ukraine_EUA quanto pare, l’eliminazione fisica degli avversari politici non è solo una prerogativa russa: da qualche mese a questa parte, la turbolenta vita politica dell’Ucraina è sconvolta da una serie di omicidi accomunati da un unico denominatore, ovvero le vittime sono tutti ex funzionari ed ex deputati legati al gruppo di potere di Viktor Yanukovic, deposto a febbraio 2014 dalla rivolta di Piazza Maidan, che non facevano mistero della loro opposizione al nuovo governo insediatosi dopo la caduta dell’ex presidente russofono. L’ultima morte sospetta è quella di Oleg Kalashnikov, 52 anni,  ex parlamentare ucraino del Partito delle Regioni, lo schieramento che sosteneva Yanukovic: l’uomo è stato trovato morto il 15 aprile scorso nel suo appartamento a Kiev, freddato da un colpo di pistola. Kalashnikov – riferiscono dal Ministero dell’Interno – ultimamente si occupava «dell’organizzazione e del finanziamento di atti controrivoluzionari» in Ucraina, compiuti da gruppi che da un anno sfidano il nuovo Potere. Continua a leggere

Riforme al palo su economia e diritti, Berlino striglia l’Ucraina

Angela_MerkelLo scorso 1° aprile, il premier ucraino Arsenij Yatsenyuk è volato a Berlino in visita ad Angela Merkel: un viaggio non programmato, che in Ucraina è stato in gran parte ignorato dai media ucraini controllati o di proprietà del presidente Petro Poroshenko. Questo silenzio mediatico confermerebbe che tra le due principali cariche della Repubblica Ucraina è in corso una vera e propria crisi, iniziata alla fine di marzo quando Poroshenko ha obbligato alle dimissioni l’oligarca Ihor Kolomoyskyi, nominato da Yatsenyuk alla guida della holding che gestisce le infrastrutture energetiche di proprietà statale, aperte la scorsa estate dallo stesso premier a investitori stranieri. Un braccio di ferro che si sarebbe risolto solo dietro intervento diretto del vicepresidente Usa Joe Biden (il cui figlio ha investito cospicui capitali nei gasdotti ucraini), che avrebbe chiesto a Yatsenyuk “un passo indietro” per non minare l’unità istituzionale. Continua a leggere