Le relazioni pericolose: l’Ucraina vende armi ai ribelli islamici in Libia?

Abdul Sewehli e Pavlo KlimkinC’è una domanda che il premier italiano Matteo Renzi avrebbe dovuto rivolgere al presidente ucraino Petro Poroshenko durante il suo recente viaggio a Kiev: quali sono ad oggi i rapporti tra l’Ucraina e i ribelli islamici in Libia? Una richiesta di chiarimento necessaria, considerato il ruolo in prima linea assunto dall’Italia verso la sua dirimpettaia infiammata dalla guerra civile. Invece non è stata posta, nonostante fosse di grande importanza, e questo non va bene, per il semplice fatto che la crisi libica e quella ucraina, dove pure l’Italia è coinvolta – seppur negli ambiti UE e NATO – pare si siano fuse in una miscela potenzialmente esplosiva. Lo scorso mese il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin ha ricevuto a Kiev Abdul Rahman al-Sewehli, importante rappresentante dell’autoproclamato governo islamista che da Tripoli si oppone al governo legittimo di Tobruk, riconosciuto a livello internazionale. Non si tratta del Califfato islamico libico, ossia quello che fa riferimento all’ISIS e che occupa i territori intorno alla città di Derna, bensì di una delle due fazioni che nel 2011 costituivano il fronte anti-Gheddafi, e che oggi controlla l’est della Libia, corrispondente alla Tripolitania. Continua a leggere

Mosca: “Gheddafi non doveva essere ucciso”

Putin e Gheddafi a Tripoli nel 2008

La Russia condanna il tragico epilogo della guerra di liberazione libica, in cui Muhammar Gheddafi ha trovato la morte dopo essere stato catturato dagli insorti del CNT. E’ stato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a chiarire la posizione di Mosca sulla vicenda, ospite ieri di una diretta radiofonica sulle principali emittenti russe (Voce della Russia, Radio Russia ed Eco di Mosca) in cui ha risposto alle domande postegli dagli ascoltatori. Continua a leggere

“Le armi libiche potrebbero finire in mani sbagliate”

Un lanciamissili anti-aereo MANPADS

Esperti militari russi lanciano l’allarme sulla vulnerabilità dei depositi militari libici: molte armi infatti potrebbero cadere nelle mani di gruppi terroristici. In particolare, i russi temono per il destino dei lanciarazzi MANPADS di fabbricazione sovietica, veri e propri sistemi di difesa anti-aereo trasportabili che il governo libico aveva acquistato negli anni Ottanta. Continua a leggere

Putin-Medvedev, spaccatura sulla crisi in Libia

Dmitrij Medvedev e Vladimir Putin

Putin e Medvedev divisi sulla crisi libica: la conferma è arrivata oggi, quando nello spazio di poche ore le agenzie internazionali hanno riportato due dichiarazioni contrastanti del presidente russo e del premier. O meglio, una dichiarazione molto dura di Putin contro i bombardamenti in Libia, a cui ha fatto eco una pronta replica di Medvedev, dai toni molto più concilianti. Continua a leggere