Morte Bjabenin, giunti a Minsk gli esperti dell’OSCE

Oleg Bjabenin (Fonte: Chartja '97)

Gli esperti nominati dall’Osce per coadiuvare gli inquirenti bielorussi impegnati nelle indagini sulla morte del giornalista Oleg Bjabenin sono giunti ieri sera a Minsk, secondo quanto comunicato dagli uffici locali dell’Organizzazione. Si tratterebbe, nello specifico, di un anatomopatologo norvegese e di un criminologo svedese, che prenderanno oggi visione della documentazione già tradotta dagli interpreti precedentemente nominati dall’Osce.

Intanto, le attività della magistratura bielorussa stanno procedendo piuttosto lentamente: ad oggi, solo una parte dell’esame autoptico sarebbe stato completato, secondo quanto riferito da fonti giudiziarie all’agenzia Belapan lo scorso 5 ottobre.

Oleg Bjabenin, importante giornalista d’opposizione e fondatore del portale giornalistico Chartja ’97 fu trovato impiccato lo scorso 3 settembre nella sua casa di Minsk: secondo le autorità bielorusse, si sarebbe trattato di un suicidio, ma a tale ipotesi non hanno mai creduto i colleghi di Bjabenin, che parlano di un assassinio politico.

E’ proprio per garantire la massima trasparenza nelle indagini e fugare ogni illazione che il governo di Minsk ha invitato l’Osce ad affiancare i propri inquirenti nelle fasi d’indagine.

Vedi anche
Caso Bjabenin, massima cooperazione Minsk-Osce
Bielorussia, morte sospetta di un giornalista “scomodo”

Annunci

I giornalisti ucraini scendono in piazza contro la censura

Janukovic riceve la petizione

Janukovic riceve la petizione di "Stop Cenzury!" (Foto: Ukrainskaja Pravda)

In occasione della Giornata nazionale del Giornalista, circa un centinaio di giornalisti ucraini hanno preso parte ad una marcia di protesta contro la censura nei confronti dei media perpetuata da parte del governo: lo riferisce il sito web del quotidiano Ukrainskaja Pravda.

I manifestanti fanno tutti parte del movimento civico Stop cenzury! (Stop alla censura!), che due giorni fa ha sollevato la questione dei difficili rapporti con tra i media ed il potere, durante una conferenza stampa del presidente Viktor Janukovic.

La marcia di stamane si è mossa per il centro della capitale Kiev verso il palazzo presidenziale, la sede del Governo, e quella del Parlamento: i giornalisti hanno consegnato ai rappresentanti delle istituzioni un appello con la richiesta di un impegno contro le attività di censura, come appunto accaduto venerdì, quando un rappresentante del movimento aveva consegnato a Janukovic una petizione.

Non è la prima volta che il governo ucraino si trova di fronte alle accuse di concedere scarsa libertà alla stampa: lo scorso aprile l’associazione Reporters Sans Frontières aveva denunciato un aumento del controllo governativo sui media ucraini da quando Janukovic era diventato presidente.

Uno “Speakers’ Corner” per il dissenso in Russia?

Speakers' Corner ad Hyde Park

Un oratore allo Speakers' Corner di Hyde Park

Il luogo simbolo della libertà d’espressione, lo “Speakers’ Corner” di Hyde Park a Londra, dove chiunque può tenere un comizio senza autorizzazioni e  senza particolari conseguenze, potrebbe avere presto un gemello a Mosca: l’idea arriva da Aleksandr Brod, membro della Camera Pubblica (una sorta di organo di vigilanza sulle attività legislative) ed attivista per i diritti umani in Russia, che ha proposto di istituire lo Speakers’ corner (letteralmente “Angolo degli oratori”) nella Piazza Bolotnaja di Mosca.

La proposta di Brod nasce all’indomani degli incidenti scoppiati martedì nella centrale Piazza Triumfal’naja di Mosca tra la polizia ed un gruppo di manifestanti antigovernativi, che avevano indetto una “Marcia di Dissenso” contro il Cremlino: gli organizzatori della Marcia hanno parlato di attacco ingiustificato da parte della polizia, le autorità si sono difese affermando che nei giorni scorsi ai manifestanti erano state proposte altre piazze della città, visto che la Piazza Triumfal’naja era già stata riservata ad un’altra manifestazione. Gli scontri sarebbero cominciati, sempre secondo le autorità moscovite, dopo un tentativo dei manifestani di accedere alla Piazza, ed hanno poi portato all’arresto di 170 persone, tra cui dei disabili e perfino un veterano della Seconda Guerra mondiale.

Lo Speakers’ Corner moscovita ha riscosso sia consensi che critiche. Parere positivo è stato espresso dal partito di maggioranza Russia Unita, a cui appartengono sia il presidente Medvedev che il premier Putin, come anche dalle autorità di polizia locali.
Il leader dell’opposizione, Lev Ponomarov, ha invece ritenuto sbagliata la proposta di Brod: “Io credo che chiunque abbia il diritto di manifestare le proprie idee dove gli pare, e non solo in un posto preciso”. D’accordo con Ponomarov si è detta Ludmilla Alekseeva, a capo del Gruppo di Helsinki moscovita (una importante ONG per la difesa dei diritti umani): “Sono favorevole ad un Hyde Park a Mosca, ma non sul fatto che ci debba essere solo un posto dove poter manifestare”. La Alekseeva ha aggiunto che la piazza dove istituire lo Speakers Corner dovrà avere un alto valore simbolico, “come la Piazza Rossa”.

In certi versi, l’idea di uno Speakers Corner a Mosca riporta la città agli Anni Settanta, quando i dissidenti sovietici avevano eletto a loro punto d’incontro la Piazza Majakovskij: qui, durante le “riunioni del sabato pomeriggio”, avevano cominciato ad essere divulgate opere letterarie proibite attraverso i famosi samizdat, prodotti editoriali stampati e diffusi clandestinamente.

RSF: “Preoccupazione per la libertà di stampa in Ucraina”

Reporters sans Frontières

Reporters Sans Frontières, l’organizzazione indipendente per la salvaguardia della libera informazione nel mondo, lancia un segnale d’allarme: la libertà di stampa in Ucraina si sta riducendo da quando Viktor Janukovic è diventato presidente.

In un comunicato diffuso la scorsa settimana, RSF ha denunciato una ripresa delle intimidazioni ai media e degli attacchi fisici ai danni dei giornalisti, verificatisi frequentemente negli ultimi tre mesi: l’organizzazione ha denunciato in particolare l’arresto, avvenuto lunedì scorso, del giornalista Andrij Vey, direttore del quotidiano Express ed autore di numerose denunce di corruzione riguardanti le autorità della città di Lviv, in cui Vey vive e lavora. Vey è stato accusato di evasione fiscale, accusa seccamente respinta dai suoi legali, che invece hanno puntato l’indice verso il clima di intimidazione creato intorno al quotidiano Express.

L’organizzazione ha inoltre espresso condanna per la decisione, presa da Janukovic ad inizio mese, di sciogliere la Commissione nazionale sulla Libertà di Espressione.
Il vicecapo dello staff di Janukovic, Anna German, ha però replicato che le funzioni della commissione saranno presto affidate ad un nuovo organo di vigilanza, da lei guidato.

Secondo RSF, l’Ucraina ha sensibilmente aumentato il proprio indice di libertà di stampa nel corso degli ultimi anni, ma dall’insediamento di Janukovic alla presidenza quel trend positivo si è invertito.

“Reporters Sans Frontieres – è scritto nel comunicato – chiede al presidente di garantire la libertà di espressione, sancita dalla costituzione e dalle numerose convenzioni a cui ha aderito l’Ucraina, e di cambiare il suo approccio verso i media per riportare l’indice di libertà di stampa sul trend positivo dei mesi scorsi”.