Russia, l’Istituto statistico Levada sotto attacco: ora rischia la chiusura

levada-centerLa controversa legge che dal novembre scorso bolla come “agenti stranieri” tutte le Ong operanti in Russia rischia di fare una vittima illustre: il Centro Levada. Il prestigioso istituto di analisi statistica e sociologica (simile al Censis, all’Eurispes o a Nomisma, per intenderci) e attento osservatore dei mutamenti della società russa, divenuta nel corso degli anni sempre piú oggetto di rapporti-studio (non tutti favorevoli al Cremlino) deve la sua autorevolezza, unanimemente riconosciuta anche all’estero, proprio alla sua indipendenza di giudizio, che ora rischia di metterne in discussione le future attività: con un comunicato pubblicato oggi sul suo sito, il Centro Levada ha annunciato di aver ricevuto un invito a registrarsi come “agente straniero”, in quanto le analisi svolte sarebbero in grado di “influenzare l’opinione pubblica” e per questo conferirebbero un valore politico alle iniziative di ricerca dell’Istituto. Continua a leggere

Putin, un anno dopo: consensi in calo, ma i russi lo rivoterebbero

Putin_DavosA un anno dalla sua rielezione a Presidente della Repubblica, un terzo dei russi ancora ritiene che quella di Vladimir Putin sia stata la scelta migliore: è questo l’esito di un sondaggio realizzato dall’Istituto Levada, centro studi indipendente che si occupa di analisi sociopolitiche in Russia. L’indagine, i cui risultati sono stati presentati ieri a Mosca, ha riguardato un campione di 1.600 persone, a cui è stato chiesto per chi voterebbero se le elezioni di un anno fa si tenessero domenica prossima: il 32 per cento ha espresso un’intenzione di voto a favore dell’attuale presidente, confermando però il trend negativo che ha visto ridurre il consenso per Putin di otto punti in otto mesi. Continua a leggere

“Meglio l’ordine che la democrazia”, shock in Russia

Vladimir Putin

Più della metà dei russi sarebbero pronti a sacrificare i principi democratici in cambio della stabilità e dell’ordine: lo rivela uno studio realizzato dal prestigioso Centro Studi “Levada” di Mosca.
Dal sondaggio realizzato dal Levada, emerge che il 56% degli interpellati non vede nulla di male nel ridurre le libertà personali o nel violare i principi democratici se ciò serve a garantire ordine e sicurezza, mentre il 36% invece ritiene che lo Stato dovrebbe rimanere agganciato alla democrazia, anche a rischio di agevolare forze terroristiche e criminalità organizzata, poichè non può esserci stabilità senza democrazia.

Curiosamente, la maggior parte di coloro che mai baratterebbero la libertà con la stabilità proviene da ceti di reddito medio-alto, di contro gran parte di quelli che si sono schierati per l’ipotesi opposta vivono al di sotto della soglia di povertà: ciò dimostra come nei ceti deboli, esclusi dal processo di democratizzazione avviato negli anni Novanta, sia ancora forte la nostalgia per il paternalismo del comunismo sovietico, rimpianto soprattutto per quelle garanzie di sussistenza che prima Eltsin e poi Putin non sono riusciti a ricreare in pieno.

Nonostante il dato-shock, i ricercatori dell’Istituto Levada sottolineano un aspetto positivo: si è molto ridotto il numero di coloro che tra democrazia e sicurezza sceglierebbero quest’ultima. Basti pensare che nel 2000, quando Vladimir Putin venne eletto presidente, ben l’81% dei russi dichiarava come priorità quella di riportare l’ordine nel paese.
E se ricordiamo che la Russia allora usciva da un terribile decennio, dominato da oligarchi, corrotti e mafiosi, si comprende il perchè di quella posizione al limite della “reazione”, e soprattutto perchè, proprio grazie alla sua politica del “pugno di ferro”, Putin ascese tra i consensi al suo status di nuovo uomo forte del Cremlino.

Proprio in quanto associata alla corruzione di quegli anni, concordano storici e ricercatori, ancora oggi la parola “democrazia” suona come un termine straniero alle orecchie di maggior parte dei cittadini russi.

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