Attenti alla Macedonia: può incendiare di nuovo i Balcani

Nikola_GruevskiDistratti come siamo dalle minacce incrociate tra USA e Nord Corea, dalla crisi politica in Venezuela e dall’imminente ballottaggio in Francia, non ci siamo accorti che ad una manciata di chilometri dai nostri confini, in Macedonia, si è innescata una bomba ad orologeria che può scatenare una nuova guerra nei Balcani. Non va sottovalutata la crisi istituzionale che ormai avvinghia l’ex repubblica jugoslava (unica con il Montenegro a essersi resa indipendente senza colpo ferire), soprattutto perché pone le sue radici in una tensione etnica tra slavi e albanesi che da quelle parti fa rima con tragedia: troppe le similitudini con quanto accadde in Kosovo negli anni Novanta per dormire sonni quieti. La minoranza etnica albanese (circa il 20 per cento della popolazione macedone) è cresciuta in fatto di numeri e soprattutto di potere, tanto da disporre oggi in Parlamento di una piattaforma politica composta dai tre principali partiti albanesi (Unione Democratica per l’integrazione, Movimento Besa e Alleanza per gli Albanesi), che rappresentano la terza forza politica nel paese balcanico dopo il Partito Democratico Macedone (VMRO-DPMNE) e l’Unione Socialdemocratica (SDSM), che alle elezioni dello scorso dicembre non sono riuscite ad ottenere una maggioranza assoluta di seggi. Le elezioni erano state convocate nell’autunno 2016 al termine di una lunga stagione di proteste di piazza sostenute dai Socialdemocratici di Zoran Zaev e dagli albanesi contro il governo del VMRO-DPMNE di Nikola Gruevskij (foto), iniziata nel maggio 2015 nella cittadina a maggioranza albanese di Kumanovo, quando un gruppo di miliziani provenienti dal Kosovo aveva provocato una sommossa contro il governo di Skopje, poi repressa dalle forze di sicurezza macedoni.

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E se nel 2018 Putin non si ricandidasse? Riflessioni semiserie sull’ipotesi

PutinIn un momento storico particolare, in cui l’escalation militare in Siria ha spostato il baricentro delle relazioni internazionali sulla Russia, Vladimir Putin a sorpresa lascia trasparire qualche dubbio sul suo futuro al Cremlino. Intervistato dalla CBS durante la sua permanenza negli Usa in occasione dell’Assemblea Generale dell’Onu, alla domanda se fosse sua intenzione correre per un quarto mandato Putin ha risposto che tutto dipenderà dalla situazione interna del Paese, da quella mondiale e soprattutto da ciò che lui stesso si sentirà fare. Una risposta decisamente inattesa, che però ci consente di giocare un po’ alla fantapolitica: ipotizzando che Putin decida davvero di ritirarsi, chi potrebbe prendere il suo posto?  Considerati gli attuali equilibri vigenti sulla Piazza Rossa, i papabili al momento sarebbero due fedelissimi del Capo: il ministro della Difesa Shoigu e il capo dell’Amministrazione Presidenziale Ivanov. Continua a leggere