Trump e l’azzardo di una “NATO araba” a guida saudita

Trump in Arabia SauditaLa stipula del corposo accordo da 110 miliardi di dollari in forniture militari a favore dell’Arabia Saudita è stato indicato dagli addetti ai lavori come il passaggio effettivo di Donald Trump dal ruolo di candidato dalle mille promesse elettorali a quello meramente istituzionale che spetta al Presidente degli Stati Uniti: molti ci hanno infatti visto una retromarcia dai propositi isolazionisti espressi in campagna elettorale dal tycoon, suggellata dalla rinnovata partnership con l’alleato storico saudita che sancirebbe una volontà degli Usa di continuare sulla stessa linea interventista in Medio Oriente degli ultimi decenni. Ma, a dispetto delle apparenze, la linea del Trump-candidato, orientata a un disimpegno americano nei vari contesti critici del pianeta ancora permane nelle scelte di Washington. Continua a leggere

Siria, la svolta a 180 gradi degli USA: no al cambio di regime

Lavrov-kerryGli Stati Uniti aprono a una permanenza di Bashar al-Assad a Damasco: è lo stesso Segretario di Stato John Kerry ad annunciare la svolta sulla permanenza al potere del raìs, quello che è stato per quattro anni un punto in politica estera su cui Barack Obama è parso irremovibile. Per tutto il suo secondo mandato, il presidente USA non ha fatto altro che ripetere che la guerra in Siria sarebbe potuta terminare solo con la cacciata di Assad da Damasco: l’ultima volta è stato a Manila, appena il 19 novembre scorso. Nemmeno un mese più tardi, dopo il suo incontro con il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a Mosca, Kerry ha fatto sapere al mondo che gli Stati Uniti e i loro partner «non cercano il cambio di regime in Siria». La linea morbida del capo della diplomazia americana ha dunque avuto il sopravvento su quella dura della Casa Bianca: Kerry ora ha avallato addirittura il piano di pace russo, che da sempre prevede che sia il popolo siriano a decidere se il proprio futuro sarà con Assad o senza. Continua a leggere

Perchè ora Obama dovrebbe copiare di meno Reagan e di più Roosevelt

Putin e ObamaVenerdì 13 novembre, nelle stesse ore in cui i terroristi jihadisti stavano ultimando gli ultimi preparativi per l’attacco che di lì a poco avrebbe insanguinato Parigi, la Federazione Mondiale di Atletica (IAAF) decideva di sospendere a titolo provvisorio gli atleti russi da ogni competizione sportiva. Una decisione prevedibile, dopo che nel suo ultimo rapporto l’Agenzia mondiale per la lotta al doping (WADA) aveva descritto la Russia come una nazione dove l’utilizzo di anabolizzanti e sostanze proibite nello sport viene avallato dallo Stato stesso. Ora va detto che nessuno crede che l’atletica russa sia immacolata dal punto di vista del doping. Poco ma sicuro. Lo hanno ammesso anche le stesse autorità russe che qualcosa non ha funzionato nei controlli della ARAF, la federazione di atletica nazionale. Ma di qua a far passare l’idea che gli atleti russi siano gli unici al mondo a far uso di schifezze del genere ce ne corre. Eppure, il report della WADA si concentra solo sulla Russia: come ha scritto Marcello Foa sul Corriere del Ticino, le vicende riguardanti altre nazioni sono coperte da omissis. Continua a leggere

Quella presenza russa in Siria che non piace nelle capitali del Golfo

L’arrivo di soldati, carri armati e mezzi aeronavali russi in Siria, che Mosca riduce a una semplice assistenza all’esercito di Bashar al-Assad nella guerra all’ISIS, ha fatto storcere il naso ai molti nemici che il rais di Damasco ha sparsi per il Golfo Persico. L’Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti, l’Oman, il Bahrein e il Kuwait, tutti Stati di credo sunnita facenti parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), continuano a ribadire la loro opposizione al regime di Assad per la sua vicinanza politica e religiosa all’Iran sciita, ma ancora sembrano non aver deciso come comportarsi adesso con la presenza di Mosca: al momento, si sono limitati a definirla inopportuna, perchè fonte di un’escalation militare che può complicare non poco la situazione, ovvero le manovre sunnite per far cadere il governo baathista. Continua a leggere