All’Italia non serve la missione in Niger, ma una normativa sul diritto d’asilo

MigrantsE ora si va in Niger a presidiarne il confine con la Libia. Obiettivo dei nostri soldati: contrastare il traffico di esseri umani e porre un freno all’immigrazione selvaggia, ma, detto tra noi, abbiamo scelto la strada più tortuosa. Anziché con una missione militare dagli esiti incerti e dall’utilità dubbia, si sarebbe dovuto e potuto risolvere l’emergenza-migranti, che il nostro Paese vive da ormai due anni, mettendo mano ad una normativa organica in grado di regolamentare l’accesso all’istituto dell’asilo, ad oggi mancante nel nostro ordinamento. Per comprendere la gravità di questo vuoto normativo, è necessario prima soffermarsi sulla differenza che passa tra termini come “richiedenti asilo” e “rifugiati”, che nel lessico comune e in quello giornalistico si tende con troppa facilità ad accomunare nella parola “profughi”. Continua a leggere

Proposta-shock in Russia: niente visto a chi offende il Paese

passportSi prospettano tempi duri per i critici della Russia e della sua politica: alcuni parlamentari russi hanno proposto di proibire l’ingresso nel Paese a tutti coloro che abbiano offeso lo Stato e i suoi cittadini. In questo modo, Mosca potrebbe disporre di un maggior potere decisionale per chiudere le porte a personaggi non graditi per aver espresso all’estero opinioni critiche nei confronti del Cremlino, ritenute però offensive in Russia. La proposta si colloca all’interno della nuova legge sull’immigrazione, attualmente allo studio, che introduce per la Russia il “principio di reciprocità” nel controllo dei propri confini, con cui Mosca intenderebbe rispondere alle restrizioni all’ingresso in altre nazioni, applicate nei confronti di cittadini russi. In più, gli emendamenti presentati da due deputati di Russia Unita (di cui è membro Vladimir Putin) consentirebbero di vietare l’ingresso a stranieri che hanno commesso atti lesivi degli interessi nazionali russi, dello Stato russo o dei suoi cittadini. Continua a leggere

“Segregazione per i Rom”, l’Ungheria come il Sudafrica?

Gabor Staudt, leader di Jobbik

ll partito di estrema destra ungherese Jobbik ha proposto l’istituzione di campi chiusi per i Rom, sorvegliati da agenti di polizia: un primo esempio potrebbe essere istituito a Milskolc, nord del Paese, dove si concentra una larga comunità di rom e la convivenza con il resto della popolazione risulta essere particolarmente difficile.

Gli ultranazionalisti alle elezioni dello scorso aprile hanno ottenuto proprio in questa zona un clamoroso successo (riuscendo addirittura a conquistare dei seggi in parlamento), grazie ai loro duri proclami contro l’etnia Rom, che in Ungheria conta circa 700 mila persone.

Sembra un film già visto nei peggiori esempi di segregazione razziale, ma Gabor Staudt, leader di Jobbik non si scompone: “I campi chiusi potrebbero aiutare a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Queste idee sono state già espresse nel 21 secolo da formazioni che fanno parte del partito popolare europeo. Noi prendiamo solo esempio da  Sarkozy in Francia e Berlusconi in Italia”.