Guerra di Corea 2.0: i fattori che Trump non considera


Foto WikicommonsLa rappresaglia americana contro la base aerea siriana di Sharyat, da dove sarebbe partito l’attacco chimico della scorsa settimana nella provincia di Idlib, assomiglia tanto a un tentativo di Donald Trump di mostrare i muscoli: il minimo danno inferto all’aviazione di Bashar al-Assad, e soprattutto l’intenso scambio di informazioni con Mosca nelle ore precedenti lascia intendere che il presidente Usa volesse inviare un messaggio più ai suoi avversari interni che a quelli fuori dei confini nazionali. Forse condizionato dalle continue accuse di obamiani e neocon di essere troppo morbido nei confronti di Putin, Trump ora sembra voler smentire tutti. Ma l’attuale Amministrazione manca ancora di validi consiglieri presidenziali in grado di dirigere le scelte di politica estera: un vuoto che si vede non tanto nel contesto siriano, quanto in quello nordcoreano in cui Trump si sta addentrando. Damasco e Pyongyang non sono la stessa cosa, eppure a Washington l’approccio verso i regimi di Assad e Kim Jong-un pare identico, nonostante la loro palese diversità imponga scelte differenti per ciascuno. Nel muovere le forze aeronavali verso la penisola coreana, Trump e i suoi consiglieri stanno sottovalutando in particolare tre criticità insite nello scenario. Continua a leggere