La Grecia contro l’Albania: la nuova Piazza Skanderbeg fomenta l’irredentismo

Piazza Skanderbeg a Tirana (foto G.Onuzi)Forse non esiste un precedente storico in cui dei lavori di riqualificazione e abbellimento urbano si trasformano in un caso diplomatico: è ciò che sta accadendo in questi giorni tra la Grecia e l’Albania a causa del rifacimento della storica Piazza Skanderbeg di Tirana. Attraverso un comunicato emesso lunedì scorso, il Ministero degli Esteri di Atene ha denunciato la «natura irredentista e provocatoria» del progetto che ha dato un nuovo look al cuore della capitale albanese: a fare infuriare il governo greco è stata la nuova pavimentazione della piazza, costituita con pietra estratta in varie aree dei Balcani a maggioranza o di cultura albanese, inclusa la città greca di Filiates (o Filiat, come scritto sulla piastrella), nell’Epiro (o Chameria, come la chiamano gli abitanti locali di lingua albanese): «Quelle pietre – si legge nel comunicato -, che riportano bene in evidenza il territorio da dove provengono, costituiscono un’opera che simboleggia in modo chiaro l’ “unità dei territori albanesi” e sono chiaramente un’azione che coltiva ed esalta l’irredentismo». Continua a leggere

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Gas russo all’Europa, Mosca ci riprova con il progetto “Poseidon”

GasdottoIn principio fu South Stream, il gasdotto che avrebbe dovuto bypassare l’Ucraina e portare in Europa il gas del Caucaso russo prima di arenarsi sui cavilli antitrust del Terzo Pacchetto Energia dell’Ue. Poi è arrivato Turkish Stream, e ad affondarlo ci hanno pensato due F-16 turchi quando a novembre hanno abbattuto un Sukhoi SU-24 russo. Ora il gigante energetico russo Gazprom ci riprova, annunciando la stipula di un memorandum d’intesa firmato ieri a Roma con la Edison e la greca DEPA per la realizzazione di una nuova rotta del gas sotto il Mar Nero (dove sarebbero già dovuti transitare i due predecessori sopra citati), in direzione Europa: il gas giungerà in Grecia attraverso un non ben precisato “territorio terzo” e dalla Grecia verrà quindi trasportato in Italia, con lo scopo di dar vita finalmente alla Rotta-Sud per le forniture all’Europa meridionale. Resta solo da capire quale sarà questo terzo territorio dove transiteranno le condotte provenienti dal Mar Nero. Continua a leggere

BRICS, il deus ex machina che aleggia sugli eventi di Atene

Putin e TsiprasIl portavoce del Cremlino Dmitrj Peskov ha parlato di un semplice scambio di opinioni, però è un dato di fatto che la prima telefonata post – referendaria di Alexis Tsipras è stata con Vladimir Putin, non certo il primo che capita, peraltro in una giornata in cui in Grecia si dimetteva il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis e in Russia si apriva il Consiglio Economico dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Tre eventi che, pur lontani tra loro, con tutta probabilità si sono intrecciati. Andiamo con ordine. All’indomani del trionfo al referendum sul debito, il day after di Atene è iniziato con il tweet del ministro Varoufakis, in cui annunciava a sorpresa le proprie dimissioni: «Me ne vado per aiutare Tsipras» scriveva laconico l’eccentrico Yanis, protagonista degli ultimi mesi di trattativa con le sue entrate a gamba tesa e con le sue camicie naif. Continua a leggere

I gasdotti TAP e Turkish Stream: coesistenza pacifica o guerra energetica?

GasdottoNel giro di poche settimane il costruendo gasdotto Turkish Stream è diventato oggetto di numerosi dibattiti, sia sui giornali che in ambienti finanziari e soprattutto politici: il progetto, che sulle ceneri del defunto South Stream avrebbe la funzione di trasportare il gas russo in Europa attraverso la Turchia, ha già fruttato alla Grecia un memorandum d’intesa con la Russia, finalizzato alla realizzazione del prolungamento di Turkish Stream sul territorio ellenico. Ma tra i membri dell’Ue non è solo Atene a flirtare con il gas russo. Anche la Bulgaria ha proposto di costruire un “braccio” che colleghi il gasdotto turco-russo al proprio territorio, e ciò è sorprendente, considerato che ad affondare il progetto russo del South Stream furono proprio i cavilli burocratici con cui Sofia, di fatto, impedì lo sbarco delle tubature dal Mar Nero sulle sue coste.

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