Russia e Turchia: i motivi del repentino riavvicinamento

Russia_Turkey_FlagsIl golpe della scorsa settimana in Turchia è fallito forse per via di una “soffiata” russa all’intelligence di Ankara: media arabi ed iraniani citano anonime fonti diplomatiche turche, secondo le quali il presidente Recep Tayyip Erdogan sarebbe stato informato dai servizi di Mosca dell’imminenza di un colpo di Stato per mano dell’esercito, poche ore prima che effettivamente avesse luogo. Comunicazioni-radio tra alti vertici militari sarebbero state intercettate e decodificate da una stazione di ascolto russa non identificata: potrebbe tuttavia trattarsi di quella dislocata dal GRU (il servizio segreto militare russo) nella vicina Siria, presso la base militare di Hmeimim, dove da settembre sono di stanza i Sukhoj di Mosca impegnati nella lotta contro lo Stato islamico. Il barometro delle relazioni tra Ankara e Mosca, dopo mesi tumultuosi seguiti all’abbattimento di un bombardiere russo da parte di due caccia turchi al confine con turco-siriano, da alcune settimane sembra – un po’a sorpresa – essersi assestato sul bello: Erdogan si è scusato dicendosi pronto a risarcire le vittime dell’incidente, e un vertice a Mosca con Vladimir Putin è stato fissato in agenda per inizio agosto. Continua a leggere

Perché ora il neo-ottomanismo di Erdogan guarda ai Balcani

Il progetto della Grande Moschea di TiranaBasta osservare la movida che affolla gli eleganti viali del Blloku, il quartiere di Tirana una volta residenza della nomenklatura di Enver Hoxha e oggi luogo di ristoranti alla moda, negozi di telefonia e moderni grattacieli per rendersi conto di come l’Occidente secolarizzato in Albania sia arrivato ben prima dell’Europa comunitaria. Ma le chiamate dei muezzin alla preghiera, che irrompono nell’aria afosa della capitale, ci ricordano che in questo lembo di Balcani meridionali, una volta terra di ateismo fiero e conclamato, si aggirano più anime. Il “Paese delle Aquile” è già membro della NATO, e presumibilmente per la metà degli anni 2020 diventerà il (nuovo) ventottesimo membro dell’Ue, il primo a maggioranza islamica, visto che qui il 60 per cento circa dei cittadini si professa di fede musulmana: per certi versi, l’Albania è quasi una piccola Turchia, ma proprio questa somiglianza non può lasciare particolarmente sereni, specie alla luce degli ultimi eventi sul Bosforo. Perché in questo lembo di Balcani il neo-ottomanismo del redivivo Recep Tayyip Erdogan sembra aver trovato terreno fertile. Continua a leggere

Crisi politica in Macedonia: rivoluzione colorata dietro l’angolo?

Bandiera della MacedoniaMigliaia di manifestanti anti-governativi hanno riempito domenica le strade di Skopje, capitale della Macedonia, chiedendo le dimissioni del Primo Ministro Nikola Gruevski: sotto la spinta dell’Unione Socialista Democratica della Macedonia (Usdm), il principale partito di opposizione del Paese, almeno ventimila persone si sono radunate fuori dal Palazzo del Governo, da dove hanno chiesto ripetutamente le dimissioni del premier, mentre un maxi-schermo installato sulla piazza ha mostrato immagini di cittadini macedoni che si lamentavano degli alti livelli di disoccupazione e della corruzione, e di esponenti dell’opposizione che criticavano il governo per la sua inefficacia nel risolvere questi problemi. Parlando ai manifestanti, il leader della Usdm Zoran Zaev ha promesso che la protesta andrà avanti fino a quando il Primo Ministro  non risponderà alle richieste della piazza, dimettendosi. «Se Gruevski non se ne andrà, la Macedonia vedrà la guerra, come in Ucraina», ha poi minacciato il capo dell’opposizione. Continua a leggere