L’Ucraina cederà quote dei suoi gasdotti ad azionisti Usa ed Ue

gas-flameCon un’esigua maggioranza di soli tre voti, lo scorso 4 luglio il Parlamento ucraino ha aperto le porte agli investimenti americani ed europei nel sistema di gasdotti statali del Paese: è stato infatti approvato un progetto di legge per la costituzione di un operatore unico nazionale del trasporto gas, del quale gli investitori europei e statunitensi potranno possedere fino al 49% delle azioni. La bozza (che comunque dovrà essere approvata in seconda lettura) era stata inizialmente respinta, non essendo riuscita a raccogliere i numeri necessari: la Rada si era ritrovata spaccata, con molti deputati che avevano manifestato perplessità sulla “svendita” di un patrimonio fino a pochi mesi fa ritenuto di interesse nazionale. Tuttavia, dopo una lunga notte di trattative, è stata poi approvata il giorno successivo con 229 voti, poco al di sopra del quorum di 226 voti necessario. Continua a leggere

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Contrordine Gazprom, il braccio Nord di South Stream arriverà solo in Italia

Non c’è pace per i due gasdotti mediterranei made in Russia ed Ue, che nel prossimo futuro dovrebbero trasportare il gas caucasico e mediorientale nel Vecchio Continente: se il progetto dell’europeo Nabucco è a rischio annullamento per gli eccessivi costi di realizzazione, per il russo South Stream esiste ancora l’incognita dello sbocco settentrionale, il “braccio” che originariamente avrebbe dovuto puntare verso l’Austria e successivamente verso l’Italia. Giusto un mese fa l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, aveva confermato che il primo sbocco del braccio Nord del gasdotto sarebbe stato completato in Austria, e poi nel Nordest dell’Italia, tuttavia, la scorsa settimana, il magazine aziendale della Gazprom riportava, testualmente, che “la costruzione di South Stream (…) attraverserà Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia fino alla città italiana di Tarvisio“. Dunque l’Austria sparisce, se non dal progetto, dalle dichiarazioni ufficiali. Continua a leggere

Gasdotto “Nabucco”, è giallo sull’uscita dell’Ungheria dal progetto

Cancellerie ed operatori economici in allarme per tutta la giornata di ieri, dopo la notizia dell’uscita dell’Ungheria dal progetto Nabucco, il gasdotto targato Ue che dal 2014 dovrebbe trasportare il gas caucasico e mediorientale in Europa per sganciarla dall’eccessiva dipendenza dalle fonti energetiche russe.  Secondo l’agenzia Bloomberg, il premier magiaro Victor Orban lunedì avrebbe annunciato il ritiro della compagnia energetica di Stato MOL, che detiene il 16,7% del consorzio, e che proprio per questo motivo tale decisione rischierebbe di far saltare l’intero progetto, peraltro ancora in fase di start-up. Il condizionale è però d’obbligo, in quanto oggi la Commissione Europea non ha confermato (ma neanche smentito) la notizia, mentre dal Consorzio Nabucco fanno sapere che “l’azionista ungherese di Nabucco è la FGSZ, una controllata della MOL, dalla quale non è arrivata alcuna comunicazione di un cambio di programma”. Continua a leggere