Perché Mosca teme la sfida energetica proveniente dal Mar Caspio

Caspian_SeaPuò uno scenario geopolitico mutare rapidamente a causa di eventi materialmente e politicamente distanti, almeno in apparenza? La conferma che ciò è possibile arriva dal Mar Caspio, vera e propria miniera energetica tra Russia, Kazakhstan, Azerbaijan, Turkmenistan ed Iran, a cui negli ultimi mesi i policy makers attribuiscono un peso strategico inaspettatamente maggiore rispetto ad appena un anno fa. Era il settembre scorso quando i cinque paesi rivieraschi emisero una dichiarazione d’intenti congiunta sulla non più rinviabile definizione di uno status politico delle acque e dei territori sottomarini del bacino: allora i cosiddetti “Caspian Five” concordarono sulla necessità della stipula di una convenzione internazionale in grado di disciplinarne lo sfruttamento delle risorse ed in particolare delle ricchissime riserve di idrocarburi, stimate in 235 miliardi di barili di greggio e oltre 9 trilioni di metri cubi di gas. Continua a leggere

Sfida del gas, il TAP porterà anche il Turkmenistan sui mercati europei

gas-flameComplice l’incertezza della fornitura russa all’UE a causa della crisi in Ucraina, il Turkmenistan sembra non voler perdere la ghiotta occasione di poter entrare nell’ambìto elenco fornitori di materie prime energetiche dell’Europa. Quarto paese al mondo per riserve di gas e con una produzione annua tra i 70 e gli 80 miliardi di metri cubi, Ashgabat ha da pochi mesi lanciato un programma di sviluppo che punta a portare la produzione a 230 miliardi di metri cubi entro il 2030. Contemporaneamente, il governo turkmeno sta già lavorando perchè le proprie forniture possano giungere nel Vecchio Continente avvalendosi del Corridoio Southern Gas, la ciclopica opera – composta dai gasdotti transadriatico (TAP, con sbocco in Puglia) e transanatolico (TANAP) – che dall’Azerbaijan porterà il gas del Mar Caspio in Occidente. Continua a leggere

Turkish Stream, per il gasdotto turco-russo è ancora fumata nera

Russia_Turkey_FlagsSono trascorsi quasi otto mesi da quando Vladimir Putin e Recep Erdogan concordarono sull’idea di una nuova infrastruttura che ampliasse le forniture di gas alla Turchia (ad oggi servita solo dal gasdotto Blue Stream) ma ad oggi Turkish Stream resta ancora un progetto sulla carta. La firma dell’accordo tra Russia e Turchia, che a inizio luglio sembrava imminente, tarda ad arrivare: è stato lo stesso ministro turco per l’Energia, Taner Yildiz, a confermare all’agenzia Anadolu che il recente vertice avuto con il suo omologo russo Aleksandr Novak non ha sortito i risulati attesi, nonostante Mosca ed Ankara avessero raggiunto a metà giugno un’intesa preliminare su un buon numero di punti. L’unica certezza al momento è che sia la Russia che la Turchia vogliono realizzare il progetto. Ciò che separa le parti è però il diverso significato che esse vogliono dargli.

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I gasdotti TAP e Turkish Stream: coesistenza pacifica o guerra energetica?

GasdottoNel giro di poche settimane il costruendo gasdotto Turkish Stream è diventato oggetto di numerosi dibattiti, sia sui giornali che in ambienti finanziari e soprattutto politici: il progetto, che sulle ceneri del defunto South Stream avrebbe la funzione di trasportare il gas russo in Europa attraverso la Turchia, ha già fruttato alla Grecia un memorandum d’intesa con la Russia, finalizzato alla realizzazione del prolungamento di Turkish Stream sul territorio ellenico. Ma tra i membri dell’Ue non è solo Atene a flirtare con il gas russo. Anche la Bulgaria ha proposto di costruire un “braccio” che colleghi il gasdotto turco-russo al proprio territorio, e ciò è sorprendente, considerato che ad affondare il progetto russo del South Stream furono proprio i cavilli burocratici con cui Sofia, di fatto, impedì lo sbarco delle tubature dal Mar Nero sulle sue coste.

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