Strage di Domodedovo, spunta la pista cecena

Domodedovo: fiori sul luogo dell'esplosione

A quasi un mese e mezzo dalla strage compiuta all’aeroporto moscovita di Domodedovo, le forze di sicurezza russe hanno annunciato di aver identificato la mente dell’attacco: si tratterebbe di Aslan Bjutukaev, fino ad oggi semisconosciuto signore della guerra ceceno, molto vicino al capo guerriglia Doku Umarov. La notizia è stata riportata nei giorni scorsi dal quotidiano Kommersant. Continua a leggere

Attentato a Domodedovo, il terrorismo colpisce Mosca

L'Aeroporto di Domodedovo

A distanza di nemmeno un anno dalle stragi nelle stazioni della metropolitana “Lubjanka” e “Park Kultury”, Mosca rivive l’incubo di un atto terroristico, che stavolta prende di mira l’aeroporto intercontinantale di Domodedovo, il più grande hub della Russia.
Sono finora 35 le vittime di un attacco kamikaze, che ha comportato anche il ferimento di oltre 100 persone, la maggior parte delle quali versa ora in condizioni critiche.
L’attentato è avvenuto alle 16.40 ora locale (le 14.40 in Italia). Sembra ormai certo che la strage sia stata provocata da un ordigno composto da da 5-10 chili di tritolo e da pezzi metallici, questi ultimi utilizzati proprio per causare più vittime possibili: ed infatti, le testimonianze da Domodedovo parlano di copiose macchie di sangue sui pavimenti e sulle scale.

Pare ormai prendere sempre più forza la pista suicida: in base ad una prima ricostruzione degli investigatori, l’ordigno sarebbe stato fatto esplodere da un uomo che si era mescolato alla folla in attesa agli arrivi internazionali. Secondo la Interfax, brandelli di corpo appartenenti al presunto attentatore sarebbero stati rilevati nell’area dove è avvenuta l’esplosione: il kamikaze avrebbe fattezze mediorientali, ma c’è chi parla di tratti caucasici.
La Itar-Tass invece cita altre fonti inquirenti, che parlano di un “possibile, ma non ancora confermato“, attacco kamikaze: secondo tali fonti, rigorosamente anonime, è ancora troppo presto per stabilire con certezza se si sia trattato o no di un’azione suicida, in quanto non sarebbe da escludere che chi ha portato la bomba in aeroporto abbia agito inconsapevolmente da “veicolo esplosivo”. L’agghiacciante ipotesi è che i mandanti si siano serviti di un individuo non legato formalmente ad alcun gruppo terroristico, inserendo la bomba nei suoi bagagli, per “bucare” la sorveglianza all’interno del Terminal.
Secondo sempre la Itar-Tass, che cita le sue fonti investigative, gli attentatori conoscevano bene il punto dove far scoppiare la bomba: l’attentato è avvenuto infatti in una zona al di fuori di quella di sicurezza, dove non ci sono metal detector.

I sospetti, viste le modalità dell’attacco, si sono subito concentrati sul terrorismo nord-Caucasico. Gli inquirenti stanno ricostruendo gli spostamenti di tre uomini, visti pochi minuti prima dell’esplosione all’interno di Domodedovo, che avrebbero vissuto per alcuni mesi a Mosca e che avrebbero legami con il terrorismo di matrice jihadista.
Molte sono le similitudini con le azioni terroristiche progettate dai miliziani di Doku Umarov, l’autoproclamato “Emiro del Caucaso”, mente degli attentati dello scorso marzo nel metrò moscovita. Proprio pochi giorni fa erano girate voci sulla sua morte, ipotesi a cui però l’FSB, l’intelligence russa non ha voluto credere. E purtroppo, tutto lascia pensare che Umarov sia vivo e ancora pericolosissimo.

Proprio l’FSB domenica scorsa aveva ricevuto informazioni riservate, ma incomplete, su un possibile attentato suicida: non a Mosca bensì a Zelenograd, cittadina a nord della capitale, dove infatti lunedì erano stati inviati numerosi contingenti militari, senza però sortire risultati.

A distanza di nemmeno un anno dalle

stragi nelle stazioni della

metropolitana “Lubjanka” e “Park

Kultury”, Mosca rivive l’incubo di un

atto terroristico, che stavolta prende

di mira l’aeroporto intercontinantale di

Domodedovo, il più grande hub della

Russia.
Sono finora 35 le vittime di un attacco

kamikaze, che ha comportato anche il

ferimento di oltre 100 persone, la

maggior parte delle quali versa ora in

condizioni critiche.
L’attentato è avvenuto alle 16.40 ora

locale (le 14.40 in Italia). Sembra

ormai certo che la strage sia stata provocata da un

ordigno composto da da 5-10 chili di

tritolo e da pezzi metallici, questi

ultimi utilizzati proprio per causare

più vittime possibili: ed infatti, le

testimonianze da Domodedovo parlano di

copiose macchie di sangue sui pavimenti

e sulle scale.

Pare ormai prendere sempre più forza la

pista suicida: in base ad una prima

ricostruzione degli investigatori,

l’ordigno sarebbe stato fatto esplodere

da un uomo che si era mescolato alla

folla in attesa agli arrivi

internazionali. Secondo la Interfax,

brandelli di corpo appartenenti al

presunto attentatore sarebbero stati

rilevati nell’area dove è avvenuta

l’esplosione: il kamikaze avrebbe fattezze mediorientali, ma c’è chi parla di tratti caucasici.
La Itar-Tass invece cita altre fonti

inquirenti, che parlano di un

“possibile, ma non ancora confermato”,

attacco kamikaze: secondo tali fonti,

rigorosamente anonime, è ancora troppo

presto per stabilire con certezza se si

sia trattato o no di un’azione suicida,

in quanto non sarebbe da escludere che

chi ha portato la bomba in aeroporto

abbia agito inconsapevolmente da

“veicolo esplosivo”. L’agghiacciante

ipotesi è che i mandanti si siano

serviti di un innocente non facente

parte di alcun gruppo terroristico,

inserendo la bomba nei suoi bagagli, per

“bucare” la sorveglianza all’interno del

Terminal.
Secondo sempre la Itar-Tass, che cita le

sue fonti investigative, gli attentatori

conoscevano bene il punto dove far

scoppiare la bomba: l’attentato è

avvenuto infatti in una zona al di fuori

di quella di sicurezza, dove non ci sono

metal detector.

I sospetti, viste le modalità

dell’attacco, si sono subito concentrati

sul terrorismo nord-Caucasico. Gli

inquirenti stanno ricostruendo gli

spostamenti di tre uomini, visti pochi

minuti prima dell’esplosione all’interno

di Domodedovo, che avrebbero vissuto per

alcuni mesi a Mosca e che avrebbero

legami con il terrorismo di matrice

jihadista.
Molte sono le similitudini con le azioni

terroristiche progettate dai miliziani

di Doku Umarov, l’autoproclamato “Emiro

del Caucaso”, mente degli attentati

dello scorso marzo nel metrò moscovita.

Proprio pochi giorni fa erano girate

voci sulla sua morte, ipotesi a cui però

l’FSB, l’intelligence russa non ha

voluto credere. E purtroppo, tutto

lascia pensare che Umarov sia vivo e

ancora pericolosissimo.

Proprio l’FSB domenica scorsa aveva ricevuto informazioni riservate, ma incomplete, su un possibile attentato suicida: non a Mosca bensì a Zelenograd, cittadina a nord della capitale, dove infatti lunedì erano stati inviati numerosi contingenti militari, senza però sortire risultati.