La Russia cerca all’estero i mandanti delle stragi

Dodici morti e più di trenta feriti è il bilancio di un attentato kamikaze compiuto in Dagestan, nella città di Kizlyar: due attentatori si sono fatti esplodere ieri mattina davanti agli uffici della polizia, uccidendo nove agenti.
A neanche quarantotto ore dalla strage nella metropolitana di Mosca, il terrorismo islamico torna a colpire, scegliendo come bersaglio le forze di polizia russe impegnate in zona nella caccia ai miliziani della jihad islamica.

Un attentato molto simile a quello compiuto a Mosca, che non fa altro che alzare ulteriormente la tensione nel Paese, già a nervi scoperti dopo aver compreso di essere diventuto vulnerabile agli attacchi del nemico. Un nemico che sembra uscire allo scoperto, dopo un primo silenzio: l’azione militare che lunedì ha provocato la morte di 39 persone è stata rivendicata ufficialmente da Doku Umarov, il capo delle milizie cecene che nel suo messaggio si è autoproclamato “Emiro del Califfato del Caucaso”.

Intanto a Mosca si rafforza l’ipotesi che gli attentati alla metropolitana abbiano avuto un supporto dall’estero, con tutta probabilità da organizzazioni jihadiste pakistane o afghane, legate ad Al-Qaeda.
Nikolaj Patrušev, a capo del Consiglio di Sicurezza della Russia, afferma che un supporto indiretto al terrorismo viene dato anche da Paesi che non applicano le dovute misure per combattere le infiltrazioni terroristiche.
Patrusev in particolare se la prende con la Georgia, definita un partner “inaffidabile nella lotta al terrorismo”, ed incapace di garantire la sicurezza della regione caucasica.

Nella serata di ieri è giunta la replica di Guram Chakhvadze, uno dei leader del Partito Democratico Nazionale – schieramento d’opposizione al presidente Saahašvili –  che ha definito oltraggiosa la dichiarazione di Patrusev.
Il governo georgiano ha invece confermato la volontà di cooperare con la Russia nella lotta al terrorismo, ribadendo che tali azioni criminali mai hanno trovato e mai potranno trovare il sostegno della Georgia.