Il futuro dei Balcani passa attraverso le elezioni in Albania

Museo di Storia nazionale a TiranaLa campagna elettorale per le elezioni politiche in Albania entra nel vivo, e lo fa nel peggiore dei modi: il capo dell’opposizione Lulzim Basha ha denunciato di essere rimasto vittima sabato scorso di un tentativo di avvelenamento assieme ad altri 140 partecipanti a una manifestazione elettorale del suo partito a Tirana. Il leader del Partito Democratico, candidato rivale del premier socialista Edi Rama, ha dovuto ricorrere a cure mediche al vicino ospedale “Madre Teresa”, da cui comunque è stato dimesso poco dopo assieme alla gran parte dei ricoverati. Altri 14 suoi sostenitori, che hanno affermato di aver visto alzarsi una strana polvere bianca nel centralissimo Bulevardi Dëshmorët e Kombit, il viale che attraversa i palazzi del Potere nella capitale albanese, sono stati trattenuti invece in osservazione. L’antiterrorismo ha avviato un’indagine per capire se si sia trattato di un attacco chimico, avvenuto tra l’altro a poca distanza dalla residenza ufficiale del Primo Ministro.

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Perché ora il neo-ottomanismo di Erdogan guarda ai Balcani

Il progetto della Grande Moschea di TiranaBasta osservare la movida che affolla gli eleganti viali del Blloku, il quartiere di Tirana una volta residenza della nomenklatura di Enver Hoxha e oggi luogo di ristoranti alla moda, negozi di telefonia e moderni grattacieli per rendersi conto di come l’Occidente secolarizzato in Albania sia arrivato ben prima dell’Europa comunitaria. Ma le chiamate dei muezzin alla preghiera, che irrompono nell’aria afosa della capitale, ci ricordano che in questo lembo di Balcani meridionali, una volta terra di ateismo fiero e conclamato, si aggirano più anime. Il “Paese delle Aquile” è già membro della NATO, e presumibilmente per la metà degli anni 2020 diventerà il (nuovo) ventottesimo membro dell’Ue, il primo a maggioranza islamica, visto che qui il 60 per cento circa dei cittadini si professa di fede musulmana: per certi versi, l’Albania è quasi una piccola Turchia, ma proprio questa somiglianza non può lasciare particolarmente sereni, specie alla luce degli ultimi eventi sul Bosforo. Perché in questo lembo di Balcani il neo-ottomanismo del redivivo Recep Tayyip Erdogan sembra aver trovato terreno fertile. Continua a leggere